Bonnie Raitt / James Taylor

Bonnie Raitt / James Taylor

Roma - Terme di Caracalla


23/07/2018 - di Giovanni Sottosanti
Anche James Taylor non riesce a trattenere un`esclamazione di ammirato stupore ed uno sguardo di estasi, quando esce sul palco per presentare Bonnie Raitt. Le Terme di Caracalla si ergono maestose e imponenti, silenziose custodi di antichi splendori, spettacolo architettonico che toglie il fiato e riappacifica con il mondo intero. The Woman in Red guadagna il palco fiera e orgogliosa, un ciuffo di capelli bianchi vezzosamente liberi di esprimersi nel mezzo della celeberrima criniera rossa e pronti a tradire i prossimi sessantanove anni.

Chitarra elettrica a tracolla e band al seguito, da vita ad uno show intenso, caldo e vibrante. In circa un`ora Bonnie ci porta a spasso attraverso strade irrorate da rock, blues, folk, soul e funky, abbracciando un universo musicale variegato e composito. Un capitolo a parte meriterebbero la totale incompetenza e l`assoluta mancanza di rispetto riservatale dagli organizzatori, costretta a iniziare il suo show quando il pubblico è ancora in larga parte comodamente al bar o intento in una chiassosa, vociante e logorroica esibizione della propria assoluta imbecillità, nella ricerca del proprio posto. Lei che non dovrebbe essere opening act di nessuno, ma headliner tutta la vita! Non ti curar di loro...e infatti la Rossa di Burbank tira dritto per la propria strada. Unintended Consequence Of Love è un pezzo dell`ultima produzione, mentre No Business è a firma John Hiatt e appariva, in un duetto con l`autore, nel disco Luck Of The Draw del 1991. Dallo stesso album è tratta Something To Talk About, impregnata di rock e soul. Nick Of Time segnò due anni prima un brillante ritorno per Bonnie la Rossa, la title track e Love Letter ne sono degna espressione. Tutto gira alla perfezione, la Raitt è in gran forma e inanella assoli infuocati, supportata brillantemente da una band efficace e ottimamente amalgamata. Il blues acustico di Skip James la vede districarsi alla slide con Devil Got My Woman, one woman only.I Believe I`m Love With You omaggia i magnifici Faboulous Thunderbirds in un brano di trascinante rockin` blues. Arriva poi quel momento, quello che hai tanto atteso e sognato "I am an old woman/named after my mother", ci siamo "Make me an angel/That flies from Montgomery", è tutto vero! Applausi, forse anche i rompicoglioni stanno zitti. Si chiude con il funky soul dei Talking Heads di Burning Down The House. Poi arriva anche lui e Thing Called Love di John Hiatt è uno splendido affare privato tra Bonnie Raitt e James Taylor.

Mentre avviene il cambio palco, ripensi alle tante volte in cui hai visto James Taylor dal vivo. E pensi che lui è veramente una parte di te, quella voce nasale, dolce e rassicurante ce l`hai impressa nel tuo patrimonio genetico. Sempre presente, da quella TDK D90 che all`alba degli anni `80 si installò per lungo tempo nella tua piastra. Mai invadente, mai fastidioso, come un vecchio amico che è sempre li, anche quando lo lasci dietro e in disparte. E` leggermente ingobbito James da Boston, lui che a Marzo scorso ha già soffiato sulle settanta candeline. Però quando si siede, imbraccia l`acustica e parte Carolina On My Mind, il tempo si ferma e come per magia si azzera, scorrono emozioni antiche ma sempre nuove. Country Road poi Sunny Skies e Walking Man, che inizio! First Of May avanza fino al 1988 di Never Die Young e, insieme con Shed A Little Light da New Moon Shine del 1991, è l`unica escursione fuori da un repertorio che pesca a piene mani dai meravigliosi anni `70. James riapre l`album dei ricordi per estrarre, una dopo l`altra, Up On The Roof, Steamroller, Don`t Let Me Be Lonely Tonight e Handy Man. La band è grandiosa e Steve Gadd giganteggia alla batteria, la voce di James vince anche contro un impianto di amplificazione non sempre all`altezza. Via con Mexico, poi Something In The Way She Moves e Sweet Baby James, fino ad un`acclamatissima Fire And Rain. Colori gospel in Shed A Little Light e Your Smiling Face fino alla leggendaria Shower The People. Tutti in piedi a ballare e cantare con Marvin Gaye e la sua trascinante How Sweet It Is. Nei bis Bonnie Raitt diventa protagonista, perche` la sua Fender Stratocaster lancia l`assalto a Johnny B. Goode e al rock`n`roll di Chuck Berry. Dopo l`immancabile, eterna, immensa You`ve Got A Friend, di nuovo Bonnie on stage, per suggellare con You Can Close Your Eyes una vetta emotiva difficile da scalare "But I can sing this song and you can sing this song when I`m gone" Se ne vanno a braccetto, Bonnie la Rossa e il Piccolo Dolce James.