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Sentieri Selvaggi 2018 - Ghost Tantra - Lorenzo Ferrero

Sentieri Selvaggi 2018 - Ghost Tantra - Lorenzo Ferrero

Teatro Elfo Puccini Milano


23/04/2018 - di Paolo Ronchetti
Secondo ritratto monografico per Sentieri Selvaggi questo Ghost Tantra dedicato a Lorenzo Ferrero.

La particolarità di questo ritratto non sta tanto in quello del nome scelto, ma quanto nella scelta dell’ensemble milanese di non rappresentare nulla di ciò per cui Ferrario è divenuto più celebre: le sue opere liriche. Ma è questa scelta che in realtà permette di svolgere uno sguardo diverso sul percorso compositivo del Maestro piemontese.

E si incomincia con una pagina tra le più antiche e meno rappresentate (40 anni di assenza da Milano). Romanza Senza Parole (1976), oltre ad essere una delle prime opere di Ferrero, è opera che viene considerata una specie di spartiacque della musica contemporanea, a cavallo tra la complessità e i dogmi delle avanguardie e ciò che da li a pochissimo si sarebbe chiamato postmoderno. Il brano fu infatti presentato per la prima volta alla Biennale di Venezia lo stesso anno in cui, sempre in Biennale, vennero eseguite, per la prima volta in Italia, le opere di Steve ReichEinstein on the Beach di Philip Glass. Romanza senza parole è una composizione piena di piccole figure che ritornano e si inseguono nel tentativo di non renderle immediatamente riconoscibili ma di percepirle sempre più nella costruzione del brano e il repentino pieno orchestrale iniziale contiene in sé già molte delle idee che emergeranno, poi sviluppandosi, nella composizione.

Ellipse è un brano per Flauto Basso del 1977 che permette di vedere le tecniche dell’avanguardia in modo diverso. Fortemente derivato dagli studi di musica elettronica, la composizione è fatta melodie e temi nascosti in una fascia unica che sembra non avere inizio e fine tra melodie dilatate e suoni di armonici. Questa ricerca estrema sugli armonici dello strumento si traduce in un suono tenue, affascinante, dolce e avvolgente che si contrappone a molti dei più aggressivi lavori per strumento solista scritti in quegli anni.

Nella fase successiva della carriera si sviluppa quella che sarà la cifra principale del lavoro di Ferrario destinato a diventare uno dei più grandi operisti della seconda metà del 900. È questo essere musicista teatrale che influenza, nel momento del distacco dalle avanguardie, quella teatralità che spesso possiamo percepire nei suoi lavori. In Rock My Tango (1990), per il pianoforte di Andrea Rebaudengo, le citazioni ironiche permettono di unire la gestualità tipica del pianismo del primo R’n’R (Jerry Lee Lewis/Fats Domino) con l’andamento, più colto ed elaborato, del tango (dando la possibilità di unire la genealogia che vede nel tango la paternità del blues e nel blues l’origine del Rock & Roll)

Del 2009 è Three Simple Song. L’influenza “pop” è ormai più evidente ma, se il prodotto finale è più immediato, il profumo leggero e trasparente dell’ascolto non rinnega per nulla una attenzione compositiva che rimane tangibile anche nella forma classica della struttura “strofa ritornello” in cui, come sottolinea in fase di presentazione il direttore Carlo Boccadoro, "del pop si sente esclusivamente il profumo" in una, solo apparente, semplicità che non diventa mai banalità.

Negli anni ’80 Ferrario scrive un trittico My Rag, My Rock e My Blues. Mentre i primi due titoli si ispiravano agli stereotipi delle musiche citate nel titolo, in My Blues l’interesse non era tanto la struttura del blues quanto il blues come malinconia e stato d’animo. In origine scritto per orchestra d’archi il brano ebbe molte trascrizioni tra cui quella per piano e flauto splendidamente eseguita da Andrea Rebaudengo e Paola Fre. Una scrittura costruita su una ciclicità che fa si che la stessa frase venga suonata su tonalità sempre differenti, cambiando altezze e profondità, e assumendo di volta in volta inaspettate colorazioni di malinconia.

Chiusura di programma con Glamorama Spies ispirato dal romanzo satirico Glamorama di Bret Easton Ellis e scritta, nel !999, da Ferrario appositamente per Sentieri Selvaggi.

Seguendo l’ossessione del protagonista del romanzo di essere continuamente seguito, il brano si sviluppa, dall’inizio alla fine, quasi come una corsa impazzita. Un movimento incessante con brevi istanti di tranquillità e rari break pianistici: esattamente come succede al cocainomane protagonista del romanzo. L’esecuzione di sentieri selvaggi è straordinaria nella controllata frenesia come nell’inaspettata calma. Naturale il caloroso e meritato applauso finale che coinvolge anche il Maestro Ferrero presente in sala.

Il prossimo appuntamento per la rassegna di Sentieri Selvaggi Crossroads sarà lunedì 7 Maggio con Amok Koma un ritratto dedicato a Fausto Romitelli.

 

Si ringrazia Giovanni Daniotti per le fotografie.

Scaletta

Romanza Senza Parole

Ellipse

Rock My Tango

Three Simple Song

My Blues

Glamorama Spies

 

Sentieri Selvaggi

Paola Free, Flauto

Mirco Ghirardini, Clarinetto

Martina Di Falco, Clarinetto

Valentino Spaggiari, Trombone

Andrea Dulbecco, Vibrafono E Percussioni

Andrea Rebaudengo, Pianoforte

Francesca Bonaita, Violino

Simone Draetta, Violino

Elena Favilla, Viola

Aya Shimura, Violoncello

Alberto Lo Gatto, Contrabbasso

Carlo Boccadoro, Direzione