Stefano Vergani

Stefano Vergani

La Casa 139 - Milano


23/02/2005 - di Vito Sartor
 Stefano Vergani

23 febbraio 2005 - La Casa 139 (MI) L'assenza dell'Orchestrina Pontiroli nel live di presentazione di “La Musica è un Pretesto la Sirena Una Metafora” non ha minato per nulla l'intento di questa serata. La canzone d'autore emoziona anche quando si presenta "asciutta" e semplice, o forse come recita il titolo del disco in presentazione, come "pretesto" di divertimento alle parole che essa accompagna: Stefano Vergani assieme al suo fedelissimo compagno chitarrista Luca Butturini ha saputo giostrarsi con destrezza e bravura riuscendo a modulare, a volte anche elevare ai massimi termini, l'intensità di ogni singola atmosfera (e non sono poche) giunta già dall'ascolto del disco.
E infatti eccolo lì in una veste ancora più romantica di quella che c'eravamo immaginati: il sipario si apre scoprendo una coppia di musici seduta e separata da un tavolino tondo da "Sentimental Bar", uno dei temi ricorrenti del suo esordio discografico, che per l'occasione funziona da specchio al suo pubblico: forse un modo per metterci a nostro agio oppure per ricreare quelle scenografie d'altri tempi da cui Stefano sembra non distaccarsi mai, nemmeno in concerto.
Dopo poche note della title-track, gli artisti rievocano ricordi di stagioni che noi giovani non abbiamo potuto assaporare. L'odore del mare e la brezza calda si sentono negli anfratti di queste liriche da scuola genovese (Paoli e Dalla) ripetendosi poi nell'esotismo di una bossa-nova, che in "Costantina" e successivamente in "A Samba", riesce persino a risultare altezzosa. Se venendo qui non avessimo scorto il termometro di Piazzale Loreto segnare lo zero termico e il freddo non ci avrebbe amaramente schiaffeggiato, sarebbe stato difficile realizzare la temperatura esterna di fronte a tutti i richiami estivi che la musica del duo ha mandato.
Vedere un ventenne associare alla sua scrittura una presenza da blue jeans stracciati ci incuriosisce e, dobbiamo dire la verità, ci piace non poco: il giovane in questione poi ha dimostrato che la sua musica è frutto di innumerevoli lezioni ricevute da maestri autorevoli (Gaber, Capossela): la scaletta stessa è farcita di cover (De André, Graziani, De Gregori, Vecchioni), come a voler dichiarare apertamente un cammino musicale, ma sopratutto a testimoniare che i punti di riferimento rimangono vivi soprattutto nel momento del concerto. Ci riserviamo un appunto, forse doveroso o forse troppo affrettato, ma abbiamo l'impressione che Vergani non abbia ancora tradito del tutto i suoi insegnanti, e come sappiamo, nell'arte questo passaggio è doloroso quanto necessario per poter intraprendere una strada musicale propria.
Per Stefano e Luca suonare è un momento di puro divertimento: duelli solidali di chitarra si sorreggono l'uno sull'altro. L'accompagnamento e gli attacchi eseguiti dal cantautore lasciano ampio spazio al continuo colorire virtuoso del chitarrista fino a dei momenti rock semplicistici e sobri come "Storie Piccole" dove la musica corre ritmata e in parallelo sui binari più classici della canzone d'autore. Non è l'unico brano in cui i due evidenziano un appiglio frizzante ed omogeneo, forse più apprezzato dal vivo perché distaccato dai saliscendi umorali di cui il disco sembra esserne troppo pieno: così il cantautore non rinuncia ad addentrarsi nei sentimenti più introversi, riflessivi che da un pianoforte riescono sempre meglio. "Pianomilano" è un brano in cui si intravede il vero talento di Stefano, forse è un punto di partenza da cui cominciare a sviluppare qualcosa di speciale: anche se l'esecuzione ci è parsa timida, la scrittura e la passione di questa canzone sono sembrate davvero ottime.
Tutto il concerto ha offerto un buon motivo per attendere fiduciosi di veder suonare Vergani con la sua Orchestrina, magari già al secondo capitolo della sua carriera.