De Sfroos

live report

De Sfroos Lugano / Auditorium RSI

21/09/2020 di Laura Bianchi

#De Sfroos#Italiana#Canzone d`autore

...E quanti ann, Maria, quanti ann,
Non me ne sono accorto,
È perché il tempo non si fermerà
In nessun posto...
...perché il tempo passa. Il tempo ruba...

Quando però ci sono di mezzo la musica, e l'arte, e quel tipo di amicizia che resiste ed esiste, anche quando sembra passata, quando c'è di mezzo il testardo rincorrere un sogno, quando uno sguardo potente del destino guida i passi, l'alchimia si compie, le stelle si mettono in moto, e il sogno si ferma, a farsi afferrare e diventare realtà.

Così, a venticinque anni di distanza dalla pubblicazione di un indimenticato classico della musica, quel Manicomi che lanciò il gruppo comasco verso una notorietà molto più vasta di quanto potessero mai aspettarsi, i De Sfroos tornano insieme. E anche grazie a due figure che hanno saputo rincorrere il sogno, e acchiapparlo, finalmente: Gianpiero Canino, manager, animatore musicale, e amico personale dei musicisti, e Gian Luca Verga, storica voce e anima della RSI.

Negli studi di Lugano, a pochi chilometri dalle loro case sul lago di Como, quattro dei componenti la band, Davide Van De Sfroos (Davide Bernasconi), Alessandro Frode (Alessandro Giana), Didi Murahia (Arturo Bellotti) e Lorenzo Mc. Inagranda (Lorenzo Livraghi)), si sono riuniti, hanno registrato l'intero album, coi mezzi digitali di venticinque anni dopo, e hanno riscoperto, con stupore, ma anche consapevolezza, che il tempo, a volte, passa, ma non ruba.

La poetica dei De Sfroos, o la pièce teatrale, come l'ha definita Verga nel corso dello show case, durante il quale il progetto è stato presentato in anteprima, non ha perso un grammo della sua potenza originaria: figure come Anna, Zia Luisa, Nonu Aspis, Giuvànn, e tutti gli abitanti del Manicomi, sono ancora con noi, a dimostrarci che è possibile una vita laterale, che prende vie traverse, fuori dagli schemi della main life, come ha acutamente sottolineato Giana, compagno dei sogni giovanili di Bernasconi.

E quest'ultimo, visibilmente emozionato, trova il tempo per ricordare e ringraziare presenze fondamentali, al di qua e al di là della terra, come i musicisti di un tempo Fabietto Stralusch, Marcu de la Guasta, Marco Fecchio, e chi seppe prima degli altri riconoscere e favorire il loro talento, in Svizzera Umberto Scavolini e in Italia Giulio Bianchi, quest'ultimo recentemente scomparso.

Ma soprattutto è l'energia che i quattro cavalieri sprigionano, la gioia nel suonare insieme, a tracimare dal palco al pubblico, e a convincere tutti che il tempo ruba solo se glielo si permette, e passa, ma che la grande arte non passerà mai.

I prossimi showcase? Su https://www.cauboi.it/concerti/  tutte le informazioni.

 

(FOTO DI LORETA DAULTE)