Buscadero Day 2019 @woodinstock

Buscadero Day 2019 @woodinstock

Ternate (VA) / Parco Berrini


21/07/2019 - di Fabio Baietti / Giovanni Sottosanti
Morning & Afternoon sessions

Ho ancora in bocca il sapore di un cappuccio spruzzato di cannella quando distendo il mio telo sull`erba, a pochi metri dalla riva del lago. Non essendo tipo da domenicale abbronzatura low-cost, solo la Musica poteva farmi mettere crema abbronzante in quantità industriale

Bocephus King, da subito, azzera tifoserie e polemiche su (forse) evitabili coincidenze, immergendo anima e (grande) voce nelle note e nei versi del Sommo di Duluth. Il violino defilato ma incisivo di Alice Marini crea ricami di profonda suggestione, soprattutto in una eccellente versione di "Brownsville Girl". Atmosfera informale a spina staccata ma non priva di pathos, acuito dal duetto con una brillante Annie Keating in  "Tangled up in blue"

Poi inizia, come ogni Buscadero Day che si rispetti, l`opulenza dell`offerta musicale. Studiando il programma, decido di rosolarmi a sole lento di  fronte al palco di italiane proposte. Non prima di aver constatato l`ottimo funzionamento dei condizionatori nel salone con palco indoor. Qui mi imbatto nel set voce e chitarra di Amy May, breve ma sufficiente a decifrare una voce sicura, canzoni di caratura e una presenza scenica di assoluta gradevolezza.

Problemi tecnici beffardi confermano, paradossalmente, l`attitudine live di Luca Rovini ed i suoi fidati Companeros. Il rocker pisano plasma le difficoltà, mutandole in un momento acustico di elevato impatto emozionale. Outlaws, sempre fuori dalla legge.
Aspetto al varco, con curiosa impazienza, la Chris Horses Band. Attesa ripagata con gli interessi dal set del giovane combo veneto. Blues, rock, sapori sudisti in salsa jam, chitarre fumanti e ritmica che non perde un colpo per un pugno di composizioni originali e tributi ai Grandi,  Non sono un talent scout ma spero che qualcuno scommetta sulla loro proposta, fieramente "fuori mercato", magari "rischiando" una copertina su riviste di settore.

The Crowsroads mi sorprendono in positivo. Una valida sezione ritmica dà propulsione al loro folkblues, voce evocativa ed armonica imbizzarrita, i Corvaglia Bros lasciano il segno
Con il set di Roberta Finocchiaro le coordinate cambiano completamente. Il palco nel parco diventa lo stage di un jazz club, dove note e parole devono essere centellinate ed assaporate come un calice di qualità. La giovane artista siciliana dispone già di scrittura sicura ed eccellente tecnica chitarristica, qualità che, sotto l`esperta guida di Simona Virlinzi, non potranno che amplificarsi. E` nata (un`altra) stella sotto il cielo etneo?

Il pubblico si infoltisce, si schiarisce le ugole, tra poco inizia una triade che non fa prigionieri. I Lupi camuni hanno nel mix tra energia live e poesia rupestre il loro marchio di fabbrica. Il "nonno" Dario Canossi, da leader navigato, comunica il messaggio, traducendo e cantando, i Lynyrd capirebbero al volo.
Il loro "ritorno alle montagne" si preannuncia, vista la qualità degli inediti proposti, tra le migliori opere della loro ormai densa discografia.

Marino Severini anticipa i tempi scenici, condividendo il palco con I Luf per una vibrante versione di "Comandante". Poi, insieme all`inseparabile, silenzioso Sandro, sciorina un piccolo rosario di perle dal mastodontico catalogo Gang. Da applausi il duetto con Andrea Parodi su "La Pianura dei 7 fratelli", sempre toccante  "Mare nostro" , usuale sosta a "Sesto San Giovanni", il Bandito e Kowalsky ad aprire e chiudere le danze. Resistenti "fino alla fine"

Massimo Priviero scalpita dietro il palco. Lo accompagna una super band, in cui Alex Cambise e Riccardo Maccabruni risaltano di luce propria. L`epica dei versi e la benzina di un rock sanguigno rendono il suo show un concentrato di emozioni, suggellato dalla finale "Bataclan". Brividi, sudore e lacrime.

Le frasche hanno finito il loro lavoro, ci si puo` trasferire al main stage, ebbri di italiche good vibrations.

Fabio Baietti 

 

La stanchezza di un lungo viaggio si stempera nell`abbraccio verde e rassicurante del Parco Berrini a Ternate. Il Lago di Comabbio regala uno sfondo silenzioso e regale, completando al meglio la nuova ambientazione del Buscadero Day 2019. Per l`undicesima edizione la rassegna musicale che celebra in Italia la musica roots rock cambia casa, mantenendo inalterati i contenuti e la qualità delle proposte. Andrea Parodi e il Buscadero, insostituibili motori del tutto, hanno trovato quest`anno la preziosa collaborazione con WOODinSTOCK, che ha aggiunto all`evento finalità umanitarie e un carico supplementare di passione e entusiasmo. C`è tempo per salutare cari amici e per una birra prima di prendere posto e assistere alla tranche finale della manifestazione, ubicata nel palco principale.

James Maddock si difende con un opportuno cappellino dal caldo afoso imperante, ospite indesiderato della serata insieme alle zanzare. Sul palco con lui il funambolico tastierista americano Brian Mitchell, già presente nel tour della primavera scorsa. In aggiunta il nostro Max Malavasi alla batteria e le pirotecniche scorribande fiatistiche di Raffaele Kohler e dei suoi Ottavo Richter. Il tutto viene cucinato a dovere e servito in tavola con gli ingredienti al posto giusto, dando così vita ad una pietanza prelibata a base di ballads assassine, boogie blues scatenati e arrembanti e r&b ad elevata gradazione alcolica. La voce alla carta vetrata di James ci porta a spasso in una meravigliosa rendition di New York Skyline, fuoriuscita dalla preziosa penna di Garland Jeffreys. Le dita di Brian scorrono più veloci della luce sulla tastiera mentre ricama First We Tango Then We Fall In Love, un assalto all`arma bianca a ritmo di tango e r&b. Di suo James rilascia intriganti e suggestive versioni di Rag Doll, Another Life e Keep Your Dream, atmosfera sospesa e voce che graffia melodie accattivanti. Il finale non può che essere When The Suns Out, chiamata dai cori del pubblico e cantata poi a gran voce da tutto il parco di Ternate.

Alle 20.00 circa uno dei sogni musicali di sempre assume fattezze umane nell`imponente figura di David Bromberg. Il leggendario musicista di Philadelphia guadagna il palco con incedere lento e maestoso, sorridente e rassicurante, imbraccia la chitarra acustica e inizia un meraviglioso viaggio che, in quasi due ore di concerto, ci farà assaporare tutte le molteplici sfumature che hanno caratterizzato e caratterizzano il suo universo musicale. Si transiterà dal folk, al blues, al country, fino al bluegrass, attraverso gospel, soul, jazz, ragtime, southern rock, jam e hillbilly. Il tutto caratterizzato da una maestria e una padronanza della materia assolutamente fuori dal comune. Una vera enciclopedia della musica, sviscerata in ogni minimo dettaglio e con dovizia di particolari. Eleganza e signorilità, pacatezza e carisma da vendere. Non servono gesti eclatanti, bastano poche parole e sguardi d`intesa, la band lo segue dovunque e in ogni dove. Basso, chitarre acustiche ed elettriche, mandolino, batteria e anche qui i sapienti fiati italiani dell`Ottavo Richter. Un percorso musicale che viaggia alto, senza cadute di tono e riuscendo a smuovere quel muscolo umano dove albergano le emozioni più vere. Nella scaletta spiccano Big Road Blues, una Nobody`s Fault But Mine dolente e bluesata, Dark Hallow e As The Years Go Passing By. Il gospel di Standing In The Need Of Prayer rappresenta uno dei momenti più intensi e toccanti, anche se la vetta emozionale spetta di diritto ad una stellare Driving Wheel, cover del brano di David Wiffen. Sorride soddisfatto David, sguardo intenso e profondo, specchio di un personaggio mantenutosi umile, semplice e affabile. Via la polvere dai vecchi vinili scrocchianti, David Bromberg è tornato! Un altro sogno che si realizza in questo meraviglioso 2019 musicale.

Cambio palco con sistemazione delle luci e tocca ai Cordovas, gruppo rivelazione di Nashville. Due album alle spalle, barbe e capelli lunghi in perfetto stile anni `70, i cinque ragazzi mettono in campo un suono che è emanazione diretta della musica americana di quegli anni. Hanno studiato bene e masticato massicce dosi di west coast, rock, psichedelia e southern rock, sul comodino hanno i dischi di Eagles e Poco, The Band e Little Feat, ma anche Grateful Dead e Allman. Suonano freschi, energici e vibranti, sicuramente devono crescere e sviluppare un proprio percorso sonoro originale e meno derivativo, ma quando partono Truckin` e Whippin` Post capisci che il coraggio non gli fa difetto e di tempo per maturare ne avranno tanto davanti.

Nell`attesa della jam conclusiva, c`è spazio per Jaime Michaels e la sua versione di Rimmel e per la Cowgirl In The Sand griffata dalla brava Annie Keating. Poi è la festa finale, di scena Bocephus King coadiuvato dalla band di Alex "Kid" Gariazzo, con loro sul palco la gran parte dei musicisti che hanno suonato nella mattinata e nel pomeriggio.

Giovanni Sottosanti 

Foto di : Federico Matranga