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Gianluigi Trovesi Quintet (special Guest Anat Fort) - Gianluigi Trovesi Con Bergen Big Band (special Guests Manfred Schoof E Annette Maye)

Gianluigi Trovesi Quintet (special Guest Anat Fort) - Gianluigi Trovesi Con Bergen Big Band (special Guests Manfred Schoof E Annette Maye)

Bergamo / Teatro Sociale


21/03/2019 - di Vittorio Formenti
Bergamo Jazz - 21 marzo 2019 @ Teatro Sociale

Gianluigi Trovesi Quintet (special guest Anat Fort)

Gianluigi Trovesi con Bergen Big Band (special guests Manfred Schoof e Annette Maye)

Finalmente Bergamo Jazz rende i dovuti onori a un figlio della sua terra la cui mancanza era stata oggetto di qualche sommesso disappunto in edizioni passate. Gianluigi Trovesi nacque esattamente 75 anni fa a Nembro (Bg) e con l`occasione celebra nel migliore dei modi il suo importante anniversario.

Lo scenario é quello del Teatro Sociale in Città Alta che offre una coreografia ideale per la serata; spalti gremiti e un soffitto "grezzo" di legno che ricorda l`interno rovesciato della chiglia di una nave. L`immagine evoca un quadro di antica tradizione mediterranea del tutto coerente allo spirito di quello che si andrà ad ascoltare.

Il concerto é suddiviso in due set di circa un`ora ciascuno. Nel primo Trovesi si presenta con Paolo Manzolini (chitarra), Marco Esposito (basso elettrico) e Fluvio Marras (percussioni); manca all`appello Vittorio Marinoni impossibilitato  nella contingenza a completare il quintetto. E` la formazione del recente Mediterraneamente che ha allargato la portata degli echi musicali di Trovesi a tutto il bacino mediterraneo appunto. A questo quintetto si unisce come ospite speciale la pianista israeliana Anat Fort della quale basti sapere che studiò con Paul Bley per intuirne la cifra artistica, integralmente confermata nella serata.

I primi tre brani sono eseguiti duo col pianoforte (per i titoli si rimanda alla scaletta in calce).

I due pezzi a firma della Font propongono momenti cameristici basati sul contrappunto, elemento che Trovesi domina perfettamente grazie anche al peso che ebbe nei suoi studi giovanili. Il gioco é quindi paritario e piuttosto moderno, con pronuncia soffiata del clarinetto, evidenti progressioni melodiche e un bel gioco tra l`anima jazz del piano e la verve folk del legno; l`aspetto di maggior risalto é la perfetta integrazione tra le due dimensioni che, per inciso, ha rappresentato l`elemento di maggior evidenza della serata e che ha permesso di sfruttare a fondo temi formalmente semplici (Villanella) ma profondi nella potenzialità.

Dal quarto brano in poi le esecuzioni sono state ad appannaggio del combo completo sempre con la partecipazione del piano e numerosissimi sono stati gli spunti illuminanti.

Grazie a un drumming assolutamente tenue e sparso, un basso spinale (le 6 corde hanno aiutato anche da un punto di vista timbrico)  e una chitarra sovente filtrata a mo` di organo le trame si sono sviluppate a cavallo tra fascino e accessibilità, tra raffinatezza e semplicità, tra impegno e divertimento e comunque sempre con una ricchezza  musicale di base.

Il drive alla marcetta in Materiali, unito a un sax che ricorda gli umori della Banda Ionica e a un robusto unisono tra sax e chitarra danno corpo a una verve tutta latina.

La tradizionale Carpinese, patrimonio del folk del Gargano, a tratti é proposta con verve latina alla Bésame mucho per poi aprire a umori blues (piano) e a sensazioni ipnotiche, quasi psichedeliche, proposte dal basso.

La tarantella di Gargantella é eseguita in tempo rallentato che permette un`esecuzione analitica con escursioni verso il nightclubbing e il blues per poi tornare alle radici.

Godibilissimo l`alternarsi tra musica nordafricana e caraibica in Campanello cammellato il cui titolo rende un`esatta idea della leggerezza divertita, assai apprezzata dal pubblico, con cui il pezzo é stato interpretato.

Insomma, momenti affascinanti valorizzati da esecuzioni sempre impeccabili con composizioni basate su di un concetto del folk utilizzato non tanto in modo etnomusicologico ma come base per un`arte del tutto personale.

La seconda parte della serata ha visto Trovesi esibirsi con l`orchestra norvegese Bergen Big Band unitamente a Manfred Schoof, tromba prestigiosissima nella storia del jazz europeo, e Annette Maye, clarinetto basso estremamente eclettico e diremmo quasi di chiara marca trovesiana.

L`orchestra é stata diretta da Corrado Guarino, responsabile anche degli arrangiamenti.

La maggior ricchezza delle voci, l`ottima organizzazione dell`ensemble e il perfetto equilibrio tra le voci soliste (sax di Trovesi, tromba di Schoof e  clarinetto di Maye) hanno offerto passaggi veramente accattivanti.

Si va da un approccio quasi da concerto grosso in Now I can, in cui orchestra e trio dei solisti sembrano assumere ruoli separati ma integrati, a schemi più da concerto per strumento (in questo casi i tre solisti via via in alternanza) come in From G to G, ove la sincope quasi da beguine si unisce a una tromba alla Wheeler resa poi elegante da una sapiente introduzione del flauto traverso. La chiarezza ritmica ha conferito ha questo brano un piacevolissimo carattere cinematico.

 Si ritiene di sottolineare la cifra ritmica come una delle più notevoli dell`orchestra, con un basso corposissimo in grado di sostenere riff e modulazioni senza invadere ma con grande personalità; il drumming é risultato perfetto, pur evitando freddezze da metronomo, interpretando al meglio il ruolo che questo strumento deve garantire in un large ensemble: niente funambolismi ma guida costante. Lo strumentista suonava leggendo lo spartito a garanzia di un rigore di base funzionale ad evitare "fughe" o disunioni dei vari interventi.

Guarino ha intelligentemente limitato al massimo "crescendi" o "tutti" che sarebbero risultati incoerenti con lo spirito delle composizioni, preferendo alternanze tra gli ottoni disponibili (sax, trombe e tromboni) ad arricchire colore ed equilibrio delle dinamiche.

La polifonia da New Orleans del bis finale ha chiuso con gioia e gusto una serata meritevolissima di essere vissuta.

Un plauso quindi a tutti gli artisti (e a chi ha avuto l`idea di organizzarli) e al grande spessore umano di Trovesi che, oltre ad essere un artista di indiscutibile valore, ha confermato la sua ben nota "leggerezza" con effetti di simpatia ed empatia.

Foto di: Gianfranco Rota

SCALETTA:

Primo set (quintetto)

 

Song of the Phoenix (Fort) Not the perfect storm (Fort) Villanella (Trovesi) 4.Materiali (Trovesi)

Carpinese (tradizionale) Gargantella (Trovesi) Siparietto (Trovesi) Noparietto (Trovesi) Campanello cammellato (Trovesi) Dance from the East n. 2 (Trovesi) Cadenze orfiche (Trovesi) Around songs of a Wayfarer  

Secondo set (tutte composizioni di Trovesi)

 

Scotch Herbop As strange as a ballad Now I can From G to G Dedalo Hercab