Nick Mason’s Saucerful Of Secrets

Nick Mason’s Saucerful Of Secrets

Milano / Teatro degli Arcimboldi


20/09/2018 - di Raffaella Mezzanzanica
Londra anni ‘60. Siamo nel pieno del periodo di fermento culturale e musicale denominato Swinging London. Band come i Rolling Stones e i Beatles sono già famosi e hanno portato la loro musica in tutto il mondo (i Beatles, ad esempio, si sono già esibiti anche in Italia, il 24 giugno 1965, al velodromo Vigorelli).
Il 23 dicembre 1966 John “Hoppy” Hopkins e Joe Boyd aprono al 31, Tottenham Court Road di Londra, il mitico club underground “UFO Club”.
Le due “resident bands” sono i Soft Machine e i Pink Floyd, nella formazione originaria composta da Roger Waters, Richard Wright, Nick Mason e Roger Keith “Syd” Barrett.

Per tutti quelli che come me, anche per questioni anagrafiche, non hanno avuto la possibilità di vivere quegli incredibili momenti iniziali della carriera di quella che sarebbe diventata una delle band più influenti della storia della musica, si possono ricordare le parole di Aubrey Powell nella prefazione del catalogo ufficiale della mostra promossa dal Victoria & Albert Museum di Londra “Pink Floyd Their Mortal Remains”: “Those visiting UFO for the first time in Spring 1967 probably found the experience hard to fathom. But the attraction of being part of something ‘new’, something ‘avant-garde’, was unique and infectious”.

Nella mia vita i Pink Floyd ci sono sempre stati, a mia insaputa, sin da prima che nascessi.  Sono da sempre la mia colonna sonora così come lo sono della mia famiglia e sono la band con cui ho preso effettivamente coscienza di quello che la musica avrebbe rappresentato nella mia vita per sempre.

Dopo averli visti un’unica volta nel 1994 a Torino, durante il “Pulse” tour e aver visto David Gilmour all’Arena di Verona e alla Royal Albert Hall, realizzando il sogno della vita, per me era assolutamente impensabile non essere presente giovedì 20 settembre al Teatro degli Arcimboldi per il concerto di Nick Mason, storico batterista dei Pink Floyd e unico membro a essere presente in tutti gli album della band.

Quello di Nick Mason è un progetto interessante e ambizioso al tempo stesso per due motivi principali. Sicuramente perché Nick Mason era sparito dalle scene dalla reunion del “Live 8” del 2005 e, soprattutto, perché ha voluto riprendere esclusivamente brani tratti dai primi album dei Pink Floyd e ripresentarli al pubblico a distanza di più di cinquant’anni.

Sin da subito l’obiettivo è chiaro a tutti: il Teatro degli Arcimboldi si trasforma in “UFO Club”, sia nella proposta musicale ma soprattutto nella scenografia e nel light design, un vero e proprio “Technicolor Dream”.

Si parte subito con due brani che hanno segnato indiscutibilmente i primi anni “psichedelici” della band, Interstellar Overdrive e Astronomy Domine, entrambi riconducibili al genio creativo di Syd Barrett. Si prosegue con Lucifer Sam, il brano “dedicato” da Syd al proprio gatto, soprannominato “Sam”, per poi proseguire con Fearless, Obscured by Clouds e When You’re In.

Questi brani introducono alla parte centrale di questo concerto e alla bellissima Arnold Layne, proseguendo poi con Vegetable Man. E proprio su questo secondo brano si sofferma Nick Mason, ricordando che fu composto da Syd Barrett prima del suo allontanamento dalla band (tra l’altro, non era mai stato pubblicato prima dell’uscita del box set The Early Years 1965 – 1972).

 Sono poche, pochissime le parole pronunciate da Nick Mason durante il concerto. Divertente la “frecciata” diretta a Roger Waters prima dell’esecuzione di Set the Controls to for the Heart of the Sun, in cui il co-fondatore dei Pink Floyd viene definito: “grande amico, grande paroliere ma non molto incline a condividere”. Alla fine si scopre che Nick Mason si sta riferendo al gong, strumento utilizzato da Waters nella versione originale del brano.

Particolarmente interessante l’arrangiamento di See Emily Play, rivisitato in chiave più rock rispetto all’originale e che, comunque, resta un caposaldo della produzione dei Pink Floyd dell’era Syd Barrett.

La band che accompagna Mason in questo tour è davvero di grande livello. Su tutti merita di essere ricordato Guy Pratt, bassista e storico collaboratore dei Pink Floyd dopo l’abbandono di Roger Waters. Personaggio eclettico, divertente e con buone doti vocali, come ha dimostrato nell’interpretazione di The Nile Song.

L’altra scoperta è rappresentata dall’outsider di questo progetto, Gary Kemp che tutti ricordano per essere il chitarrista e tastierista degli Spandau Ballet. Forse, proprio per questo motivo, nessuno si aspettava di ritrovarlo a condividere un palco con Nick Mason e a fare proprie delle sonorità così diverse da quelle degli Spandau.

Se, in tutti questi anni siamo stati abituati a vedere gli altri membri dei Pink Floyd, David Gilmour (con la collaborazione anche di Richard Wright, fino alla sua scomparsa) e Roger Waters, portare avanti progetti e tour solisti, di Nick Mason, almeno musicalmente, si erano perse le tracce.

Il suo ritorno è stato molto apprezzato dai fan anche per lo spirito con cui è partito questo tour mondiale, cioè ricordare la vera anima dei Pink Floyd, il cantastorie psichedelico, lo psichedelic renegade, il diamante pazzo ma, soprattutto, uno dei musicisti e artisti britannici più influenti: Syd Barrett. Perché, come ha voluto sottolineare Nick Mason durante il concerto: “without him we wouldn’t be here”.  

Foto di: Giuseppe Verrrini