Joe Jackson

Joe Jackson

Roma / Teatro della Conciliazione


19/03/2019 - di Giovanni Sottosanti
Serata di granchi allo stomaco, con il magone che ti assale quando ritiri i biglietti in cassa e un posto accanto a te resta vuoto. Serata da vivere anche con lui, come doveva essere. Poi ti siedi, chiudi gli occhi, allacci la cintura e sei pronto per il decollo.

La macchina del tempo atterra nel pieno degli anni `80, il ragazzo di Burton upon Trent, longilineo e nervoso, ha lasciato segni indelebili del suo passaggio, dal punk rock degli inizi con Look Sharp!, I`m The Man e Beat Crazy, passando per il pop, new wave, swing, soul, jazz dei successivi Jumpin` Jive, Night and Day e Body And Soul. Dopo anni in cui lo avevi perso di vista, vi siete ritrovati già quattro anni fa ai tempi di Fast Forward e del successivo tour.

Adesso c`è Fool che segna un ritorno alle sonorità dei tempi d`oro, un disco corto, essenziale, scarno e ricco al tempo stesso, pieno di spunti e temi su cui riflettere "Le canzoni parlano di paura, rabbia, alienazione e perdita, ma anche di cose che rendono ancora la vita degna di essere vissuta: l`amicizia, le risate, la musica e l`arte stessa" ha detto Joe in una recente intervista. Ventesimo album in studio e quarant`anni di carriera celebrati con il Four Decade Tour, che stasera, per la prima di tre date in Italia, fa tappa all`Auditorium della Conciliazione di Roma. Purtroppo la sala romana si presenta con parecchi posti vuoti, manca il pubblico delle grandi occasioni. Poco importa, Teddy Kumpel alla chitarra, Doug Yowell alla batteria e il leggendario Graham Maby al basso guadagnano il palco e le note di Alchemy accolgono a bordo la figura dinoccolata e ciondolante di David Ian "Joe" Jackson.

Neanche il tempo di accomodarsi davanti alla tastiera che irrompe One More Time, gran botta di energia, poi le note inconfondibili di Is She Really Going Out To Him? permeano la sala di meravigliosa leggerezza pop, gran pezzo, ritornello memorabile. Entrambe arrivano dal primo album Look Sharp!, torna poi in campo il fascino sinuoso di Night And Day con Another World, canzone sospesa tra new wave e reggae. Big Black Cloud e Fabulously Absolute ci presentano Fool, l`ultimo nato. Si tratta di brani tirati e molto ritmati, nel primo emerge la tastiera e si percepisce con chiarezza l`eco dei tempi andati, nel secondo domina la chitarra tagliente di Teddy Kumpel.

I motori sono ormai caldi e Real Man giganteggia sulle note di un`altra eterna ballata dalle parti di Night And Day, mentre Stranger Than Fiction e Drowning omaggiano Laughter & Lust e gli anni `90 di Mr. Jackson, testiera sempre presente e dominante.

Per la prima cover della serata pesca dal repertorio dei Beatles ed estrae Rain, la celeberrima side B di Paperback Writer. La versione è abbastanza fedele all`originale con l`aggiunta della tastiera e sfocia direttamente in Invisible Man, seguita poi da Wasted Time. Sono entrambe ballate pianistiche, intense e rarefatte, contenute nell`album Rain del 2008. Dave è una sontuosa ballad da Fool, la title track invece gioca tra percussioni e cambi di ritmo. Gran classe, sincronismi perfetti, musicisti sopraffini, una sezione ritmica che pompa incessante e una chitarra che taglia l`aria con assoli precisi. E poi c`è lui che, incurante degli anni che passano lasciando i capelli sempre più grigi e le guance sempre più gonfie, rispolvera l`iniziale furore punk con una Sunday Papers semplicemente devastante.

King Of The World degli Steely Dan viaggia alto e tira il fiato, prima della volata finale in cui una sublime e corale You Can`t Get What You Want (Till You Know What You Want) canta con tutto l`Auditorium, Ode To Joy illumina Fast Forward e I`m !The Man esplode trascinante e travolgente. Il primo bis manda in onda quello che risulterà il momento più alto della serata, perché Joe rientra sul palco con in mano quella che sembra veramente una macchina del tempo. In realtà si tratta della drum machine originale del 1979 con cui fu registrata Steppin` Out, per cui che si fa? Basta spingere un tasto e come per incanto si torna indietro di trentasette anni, 1982, i miei quindici anni, Campioni del Mondo, Tardelli, Mick Jagger e Paolo Rossi, ma soprattutto Mr. Fantasy con Bruce, Brother Jackson, i Clash, i Talking Heads e quel buffo pianista inglese "Now the mist across the window hides the lines/But nothing hides the color of the lights that shine". Dopo questo doppio carpiato con avvitamento sul mare dei ricordi e delle emozioni, un tuffo ancora un poco più in là, sempre il 1979 e Look Sharp!, questa volta tocca a Got The Time stritolare i tasti della tastiera e strizzare la sezione ritmica fino all`ultima goccia di energia. Alchemy (reprise) chiude i giochi, come li aveva aperti. Due giorni dopo a Bologna stessa identica scaletta, invariate la grinta, la classe e il carisma per un`altra performance di altissimo livello. La differenza viene determinata dal pubblico, che gremisce di calore e passione un Teatro Manzoni praticamente tutto esaurito. Welcome home, Mr. Jackson!

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