Vincenzo Costantino Cinaski

Vincenzo Costantino Cinaski

Milano / FNAC reading


18/11/2012 - di Laura Bianchi
Un disco difficilmente classificabile, quello che Vincenzo Costantino, alias Cinaski, regala agli abitanti delle sue 'cento città'. Come difficilmente classificabile, sfuggente, ostinata e contraria è la vera poesia, che canta la nostalgia, l'amicizia, la grandezza delle piccole cose; insomma, la vita.

Un disco che non è solo di poesia, ma anche di musica; che non è solo di musica, ma anche di canto (un canto, anche questo, inclassificabile, in bilico fra recitazione e confidenza, alla Serge Gainsbourg, alla Leonard Cohen, del quale è presente un piccolo, intenso omaggio). Un disco nato come raccolta di spoken word, sull'esempio di Gil Scott Heron o di John Trudell, e un percorso nel quale Cinaski accoglie come compagni di viaggio musicisti metropolitani e dall'anima blues, per colorare di note le sue riflessioni poetiche.

Un disco, infine, dalle tonalità notturne, scritto da chi, come Cinaski, della notte si era innamorato decenni fa, vivendo una storia importante con la notte milanese, quando ancora gli artisti non si chiamavano creativi, e la libertà non aveva trovato una casa, animandola con idee libertarie e creative: un caffè letterario in periferia (la cui chiusura è stata cantata da Vinicio Capossela ne L'affondamento del Cinastic, un gruppo teatral - musicale il Caravanserraglio, o collaborazioni con artisti di varia ispirazione e con Germana Gallo nella direzione artistica del Pentesilea, locale meta di rifugiati poetici in via Cesariano, punto di resistenza umana, strategicamente a ridosso della zona della movida modaiola.

Smoke (parole senza filtro) è il nome del disco; un omaggio al poetico film con Harvey Keitel e William Hurt, ma anche a quanto ha la stessa consistenza del fumo: le emozioni, i pensieri, le idee. Grandi, impalpabili, minime vibrazioni dell'anima, raccontate con tono ironico e intimo insieme, come può accadere durante una serata fra amici e complici.

E proprio gli amici di Cinaski prestano la loro creatività al servizio di un progetto che celebra l'amicizia: da Capossela a Kohler, da Di Toro a Orselli, da Cristicchi a Edda, da Alessandro Stefana a Francesco Arcuri, responsabile anche degli arrangiamenti, fino a Taketo Gohara, che cura i suoni, tutti arricchiscono con contributi personali il patrimonio del disco, senza sbavature, al servizio di un ideale comune. Cinaski, che ama definirsi 'poeta bardo', sa bene che solo la poesia riesce davvero ad unire anime simili, e, come in un moderno cenacolo postmoderno, o in una corte popolare, composta da trovatori spaesati nella società dei consumi, chiama a raccolta attorno a sé gli amici di una vita, per celebrare insieme, appunto, vita ed amicizia.

Chi ascolta il disco, lo riascolta, se lo tiene vicino nei momenti difficili, lo regala a chi ama; perché capisce che l'arte vi spazia libera, sincera, camminando in equilibrio fra tenerezza e disincanto, e spesso creando un'alchimia molto vicina alla Bellezza.

La stessa atmosfera ricca di vita ed energia che si respira nei reading di presentazione di Smoke,  in cui voce e strumenti evocano una poesia composta di attimi, ed in cui è possibile assistere a momenti di autentica commozione, come quando Cinaski rende omaggio al 'poeta' di Lauzi, quando sussurra "è bellissimo....bellissimo...", o quando propone un brano dell'indimenticato cantautore dissidente russo Vysotsky.

Se, come dice Cinaski, la vita va corretta, allora sarà bello, quest’inverno, correggerla con un po' di Smoke. 

Vincenzo Costantino Cinaski Altri articoli