Enrico Pieranunzi E Max De Aloe Duo

Enrico Pieranunzi E Max De Aloe Duo

Cerro Maggiore (MI) / Auditorium Comunale


18/06/2019 - di Vittorio Formenti
Appuntamento imperdibile e, per certi versi, d`eccezione quello che il festival Underskin propone in apertura di un interessantissimo percorso artistico sostenuto dal Comune di Cerro Maggiore e ideato da Marco Sciuccati in collaborazione col corpo bandistico.

 Sul palco due musicisti protagonisti assoluti del proprio strumento: Enrico Pieranunzi, pianista e compositore di assoluta fama internazionale, e Max De Aloe, ritenuto uno dei migliori interpreti dell`armonica cromatica a livello quanto meno europeo.

 Uno schema in duo inusuale ma meno improbabile di quello che in prima istanza può apparire; piano e armonica si integrano bene anche a livello di premessa teorica, data la copertura ritmica / armonica / melodica garantita dal primo che permette all`ancia di liberare la sua potenzialità senza forzarla in ruoli impropri. In aggiunta la totale flessibilità di quest`ultima nel seguire le varie tonalità permette esecuzioni anche complesse mantenendo la ricchezza musicale del progetto originale.

 A questo va aggiunta l`empatia tra i due artisti che condividono una visione "ampia" del fatto musicale, ben al di là delle barriere di genere e in grado di ottenere risultati creativi partendo da uno spettro di conoscenze e di riferimenti molto ampi.

 Già il brano di esordio (vedasi scaletta in calce) certifica questi elementi. Il pezzo, composto da Pieranunzi per una collaborazione con Charlie Haden, si basa su di una trama ritmica latina ispirata al Son cubano proposta con quella flessibilità ed eleganza tipica sia dell`autore che del grande contrabbassista. Se nella versione classica i bassi conferiscono corposità qui il duo piano - armonica rivaluta il canto; l`ascoltatore é facilitato nel seguire e beneficiare dell`idea melodica.

 Un aspetto questo del tutto generale nel concerto che vede sovente Max allontanarsi dal suo classico atteggiamento "riflessivo" a favore di interventi più marcati, incisivi, forse conseguenti all`entusiasmo comprensibilmente indotto da una partnership così importante.

 Un altro elemento estremamente apprezzabile della performance é stato il perfetto equilibrio tra i due musicisti. In nessun momento si é avuta la sensazione del prevalere dell`uno sull`altro o, viceversa, della soggezione dell`altro verso l`uno. Prendiamo Molto ancora, brano che Pieranunzi compose per Luca Flores. Nelle esecuzioni più note il piano é protagonista interagendo con una sezione ritmica; nell`evenienza in questione questa seconda risorsa non era disponibile, i ruoli si avvicendano diversamente e la tastiera lascia molto spazio a un`esecuzione melodica dell`armonica in assoluta sintonia che sa conferire intensità.

 La sintonia....ecco un altro ingrediente che é risultato determinante nell`apprezzabilità dell`incontro. Che i due non avessero provato centinaia di volte i brani é risultato evidente; un apparente inconveniente che in realtà si é rivelato una totale opportunità. L`assenza di automatismi ha lasciato spazio alla spontaneità e ad un`intesa che, basata non solo sulla professionalità ma soprattutto su di una comune concezione, ha portato in rilievo l`aspetto interpretativo prima ancora che quello tecnico-esecutivo.

Non fosse stato così un brano come Beatrice, frutto della penna di Sam Rivers in delicato equilibrio tra modalità e melodia, avrebbe rischiato di apparire incompiuto; invece l`esito é stato coinvolgente, trascinando il pubblico a convinti applausi in chiusura della parte principale del concerto.

 La serata ha beneficiato anche dell`apertura comunicativa di Pieranunzi che ha dedicato generosamente del tempo per illustrare aspetti di cronaca e di sostanza dei pezzi via via proposti. Questo ha permesso una fruizione più completa da parte degli ascoltatori come, per esempio, gli aspetti derivanti dalla simbiosi artistica vissuta con il grande Chet Baker e celebrata con l`emozionante Soft Journey, toccante senza essere retoricamente triste.

 Un breve viaggio nel tempo, e nel tempio, del jazz offerto non in una logica didascalica ma con uno spirito di vita vissuta ai massimi vertici raccontata agli intervenuti con autentiche gemme. Unico neo, a modestissimo parere di chi scrive, é stata la scelta di introdurre l`uso del piano Rhodes; Pieranunzi ha motivato la decisione con l`intento di ottenere degli effetti orchestrali, probabilmente per arricchire i timbri potenzialmente limitati dalla geometria in duo. In realtà il risultato é apparso andare in senso opposto, con una sovrapposizione di colori tra elettrico e armonica non sempre efficaci. Ma sia ben chiaro, questo é un parere personale lungi dal voler contestare una scelta che probabilmente non si é riusciti a comprendere fino in fondo.

Resta un consuntivo decisamente positivo di una serata emo diozionante, attraente e ricca di stimoli tanto che ci sentiamo di chiedere e di auspicare....a quando un disco insieme?

Foto di: Marcello Matranga

 SCALETTA:

 

Miradas (Pieranunzi)

Je ne sais quoi (Pieranunzi)

Molto ancora (Pieranunzi)

Leaving (Beirach)

Hindsigh (Pieranunzi)

Soft Journey (Pieranunzi)

Beatrice (Sam Rivers)

 

Bis

 

When I think of you (Everett Harp)

There is no greater love (Isham Jones)