An Evening With Manuel Agnelli

An Evening With Manuel Agnelli

Roma, Auditorium Parco della Musica


18/04/2019 - di Arianna Marsico
Quello che Manuel Agnelli e Rodrigo D’Erasmo hanno portato in scena all’Auditorium non è un vero e proprio concerto. E’ quasi un incontro in un elegante salotto di casa (come la scenografia vintage accenna) in cui tra amici si leggono libri (ci saranno delle letture di Ennio Flaiano e Pier Paolo Pasolini) e si suona qualcosa assieme. Manuel Agnelli appare decisamente a suo agio in questa struttura più snella, che gli permette di esprimersi senza filtri e di suonare in piena libertà anche brani altrui, senza le inevitabili esigenze di promozione che un tour legato a un nuovo album porta con sé. Il trovarsi solo con voce (decisamente in forma), chitarra e violino (a parte un Fender Rhodes, sul cui peso per la crew che li segue in tour Manuel si divertirà a scherzare) porta una veste nuova anche a brani che definire arcinoti è riduttivo. Male di Miele ad esempio non sente la mancanza della sezione ritmica e graffia come non mai.

L’inizio è affidato a Nick Drake, con Place to be.  Che è solo il primo dei molteplici omaggi ad artisti che hanno in qualche modo segnato la formazione di Agnelli. C’è Shadowplay dei Joy Division, ci sono The Bed e Perfect day di Lou Reed. Anche Bruce Springsteen fa capolino due volte, con State Trooper e Nebraska. Quest’ultima viene introdotta da Edoardo Leo, ospite speciale della serata, che racconta della prima volta che l’ha ascoltata, a undici anni,  e di come gli abbia cambiato la percezione della musica.

C’è You know you`re right dei Nirvana, e nel ricordare i venticinque anni dalla morte di Kurt Cobain, Manuel ricorda che allora la notizia ebbe su di lui un impatto profondo, perché erano pressoché coetanei. Un impatto diverso da quello che avrebbero avuto le morti di David Bowie o Lou Reed, quando “ormai ero più cinico”. E altri eventi dolorosi erano arrivati, come ha ricordato cantando Ti cambia il sapore, dedicata al padre (come l’intero Folfiri o Folfox).

Non mancano grandi classici resi ancora più intensi dalla scarnificazione del suono, come Bianca e Pelle. Adesso è facile diventa l’occasione per raccontare il primo incontro con Mina ai tempi di Dentro Marilyn, quando un po’ pieno di sé le promise che in pochi mesi le avrebbe scritto altri pezzi. In realtà passarono anni, ed ecco Adesso è facile in tutta la sua morbidezza.

Il finale è affidato a Non è per sempre, cantata a squarciagola e a Quello che non c’è. E il risultato della serata è davvero una “foto di pura gioia”.