Giorgio Canali & Rossofuoco

live report

Giorgio Canali & Rossofuoco Zero Music Club - Azzano S.paolo - Bg

17/12/2004 di Vito Sartor

#Giorgio Canali & Rossofuoco#Italiana#Alternative Rock

 Giorgio Canali & Rossofuoco

17 dicembre 2004
live @ Zero Music Club - Azzano S.Paolo - BG La prima cosa che viene in mente nello scorgere Giorgio Canali salire sul palco è se riusciremo un giorno ad invecchiare con altrettanta vitalità: c’è da scommettere che la sua risposto sarebbe un sonoro "fatevi fottere!!!". I Rossifuoco hanno tutti il viso rilassato, come se si trovassero a casa loro, un’esemplare atteggiamento che parte del bagaglio culturale del “Sacro Istituto del Rock Indipendente”. Canali ha alle spalle una band giovane nell'anima e lo dimostra subito: un inizio in adagio per "Correto e Poche Storie", cantata lentamente e suonata in una versione ripensata, per prepararsi alla dura performance che il combo metterà in scena per più di un ora e tre quarti.
Il batterista Luca Martelli impatta subito con uno stile irruento: i duri colpi che infligge sul rullante diventeranno presto i dettami di tutto il concerto, la sua tecnica impressiona per potenza, intensità e velocità, sia nell' incedere di una ritmica secca, che nel creare passaggi rullati e veloci. È un corpo lucido dal sudore e in perenne movimento, che neanche l'occhio della nostra piccola camera digitale riesce ad inquadrare.
Il gruppo sembra già caldo, Giorgio si è già sorbito innumerevoli sigarette, prima di predicare come un pastore che "Questa è la Fine" dimenticandosi involontariamente proprio la parte in cui il testo sminuisce il post-rock ("anemici piagnucolano dentro i riverberi"). Il brano rappresenta comunque la svolta nella scaletta di questa sera, una combinazione di nuovi brani - come “Fuoco Amico”, “No Pasaran”, “Precipito”, “Fumo di Londra” - che sottolineano e confermano uno stile unico, autoctono e inconfondibile di fare rock: canzoni estremamente dirette, immediate e aggiungeremmo Militanti, quasi figlie di un punk italiano tardivo, sia nella composizione musicale che nel modo originale di presentasi sul palchetto (un dieci e lode all'abbigliamento di Claude Saut).
Ovviamente tutto questo è vissuto con consapevolezza dal quartetto, che si esibisce con grande bravura e dimestichezza in tutto il suo insieme. Canali a volte è responsabile di sbagli e dimenticanze, ma in più di un’occasione si proferisce come un vero direttore d'orchestra creando legami e valorizzando gli sforzi sonori di Marco Greco (chitarra) e le prodezza del già citato Martelli con cui non manca di scherzare in più di un'occasione.
Nonostante non sia la prima volta che vediamo dal vivo i Rossofuoco rimaniamo piacevolmente sorpresi quando assistiamo all'esecuzione dei brani tratti da "Che fine a fatto Lazlotoz", primo disco firmato Canali: "1.2.3. 1000 Vietam", "100.000" suonano potenti e attuali come un tempo, neanche la francofonia dei testi, oggi completamente abbandonata dall’autore, riesce a smorzare quella rabbia a denti stretti ostentata nelle chitarre e nella dimensione di un rock urlato all'inverosimile. Durante l'esibizione c’è modo di apprezzare anche il contributo ai cori di Claude: in "Precipito" e "Troppo Tardi" la voce della bassista francese crea un distacco melodico con la componente aggressiva della band, un gioco di livelli sonori che andrebbe sfruttato maggiormente.
I Rossofuoco si sono dimostrati superiori anche alla data di venerdì 17: lo ricorda Canali stesso, prima di chiudere il concerto in memoria dell’amico Davide Toffolo con la frase "La vita fa schifo ma non l'ho inventata io" e con “Lazlotòz” e “1.2.3. 1000 Vietnam”. Scaletta:
Corretto e Poche Storie
Questa è una Canzone d'Amore
Rossocome
Se Viene il Lupo
Mostri Sotto il Letto
Nessun Presente
Questa è la Fine
Fuoco Amico
Precipito
Testa di Fuoco
No Pasaran
100.000
Savonarola
Troppo Tardi
Francese?
Lazlotòz
1.2.3. 1000 Vietnam