Emanuele J Sintoni Band Feat Marco Pandolfi

live report

Emanuele J Sintoni Band Feat Marco Pandolfi Il Casale delle Rose - Cesena

17/07/2021 di Giovanni Sottosanti

#Emanuele J Sintoni Band Feat Marco Pandolfi#Americana#Rock

Il sole decide che è arrivato il momento di uscire dal letargo per ricolorare un'estate improvvisamente somigliante all'autunno e Il Casale delle Rose è un sogno sospeso in una terra di mezzo, da qualche parte tra Cesena e il Texas, "tra la via Emilia e il West". Una distesa di prati verdi, cavalli, stivali, polvere, cappelli da cowboy e balle di fieno. Poi piadina, salsicce, fagioli, cipolle e birra come non ci fosse un domani, perché è oggi il giorno in cui la musica dal vivo torna a scorrere nelle vene, dopo oltre un anno si riparte! E allora sotto un capannone ecco il palco, gli strumenti già apparecchiati e le balle di fieno a fare da giusta cornice per il concerto di Emanuele J Sintoni Band with very special guest Marco Pandolfi all'armonica. Per il musicista di Cesena un passato musicale intriso nel blues, numerosi tour in coppia con Grayson Capps e un nuovo disco di recente uscita, Backroads, in cui si evidenzia chiaro e forte un cambiamento di rotta verso atmosfere più roots, country rock e southern soul.

L'inizio è in duo con Emanuele chitarra e voce e Marco Pandolfi all'armonica, scorrono Sadie di Doc Watson, Ghost Riders In The Sky e Spokane Motel Blues a firma Tom T. Hall. Il resto della band, costituito da Angelica Comandini alla batteria e Lorenzo Sintoni al basso, raggiunge il palco su Song Of The South, gioiello folk bluegrass dal semisconosciuto album The Storyteller And The Banjoman di Earl Skruggs e Tom T. Hall. Da subito il concerto presenta una connotazione di freschezza e immediatezza, si respirano ritmi vibranti e festaioli uniti a voglia di vita e urgenza nel ripartire per lasciarsi alle spalle angosce, paure e brutti pensieri. Partecipano con gioia anche i Rolling Stones rurali e straccioni di Sweet Virginia, mentre Roll In My Sweet Baby's Arms srotola ancora la storia del bluegrass. La band gira con piacere, la ruggine è soffiata via dagli strumenti, basso e batteria pulsano all'unisono in un battito liberatorio mentre l'armonica stende un tappeto sonoro su cui si adagiano voce e chitarra.

La polverosa, pigra e dolente avventura di Backroads inizia da Hope, che apre anche il disco portando in scena spazi aperti e sconfinati, Time On Your Side si rituffa nel blues del precedente Relief, mentre The Moaning Of The Sea, Country AF e Let's Try Not To Get Lost tornano sulla via di Backstreets tra country, blues sonnacchiosi e polvere da sparo. Il super classico Jambalaya incendia il motore, poi tocca al tema di Continuavano A Chiamarlo Trinità riportarci sulla via di casa. C'è spazio per un altro tuffo nelle meraviglie di Earl Skruggs e Tom T. Hall con Engineers Don't Wave From The Trains Anymore e per due pezzi a firma J Sintoni, il blues Relief In Between e l'inedito reggae blues Song For The Outer Space.

Chiusura con un inaspettata Rendition dei Motorhead, anche Ace Of Spades finisce dentro il frullatore country western per rinascere a nuova vita. Rinascere per ripartire, come il tema di questi tempi e di una serata piacevole, fresca e rigenerante lungo le strade secondarie della musica.