Giorgio Canali & Rossofuoco

Giorgio Canali & Rossofuoco

Roma, Monk


17/05/2019 - di Arianna Marsico
Giorgio Canali & Rossofuoco portano a Roma un concerto esplosivo incentrato prevalentemente sull’ultimo disco Undici Canzoni di Merda con la Pioggia dentro, un disco arrivato dopo sette anni da Rojo, superando il panico da pagina bianca e che si è rivelato in grado di regalarci davvero degli spaccati di realtà.

La serata è una gioia per le orecchie e gli occhi. E’ bello vedere, non solo sentire, musica suonata con passione e sincerità.

Il suono del gruppo, che gira a meraviglia, riesce a essere pulito e sporco al contempo, arriva dritto ai timpani e al cuore così come il sorriso beffardo e compiaciuto di Giorgio Canali. Che si diverte a presentare ogni brano come una “canzone di merda”. Che inizia la serata con una Aria fredda del nord densa come nemmeno la famigerata nebbia in Valpadana. Piove, finalmente piove è una sferzata sui visi dei presenti e su tutte le certezze consolidate mentre Morire di Noja sembra scritta vedendo i telegiornali di questi giorni: “Come ogni primavera gli aerei da caccia tornano a volare nei nostri cieli accanto alle rondini nel vento caldo di un autocentrale esplosa. Cosa ci resta da perdere oltre all`orgoglio di essere niente cosa ci possono prendere oltre al diritto di scegliere di morire di noja”.

Per non parlare dell’attualità di brani come La verità, la verità e Falso Bolero (da Tutti conto tutti, 2007), dei quali un brano come Undici (da Undici Canzoni di Merda con la Pioggia dentro) sembra un gemello separato alla nascita. I brani sembrano riabbracciarsi dopo oltre dieci anni, come se fossero stati scritti insieme.

La lente di osservazione sul reale di Giorgio Canali dal macrocosmo del mondo e delle sue tragedie è in grado di ingrandire anche il microcosmo della sfera personale, con la malinconica dolcezza di Estaate, la voce quasi spezzata e il suono increspato di Nuvole senza Messico, l’inquietudine di Mostri sotto il letto (che al grido di “Sarà che non l’ho mai cercata la felicità” si fa quasi liberatoria), la follia di Ci sarà, i cui la batteria di Luca Martelli deflagra. E i Messaggi a nessuno in realtà arrivano forti e chiari ai presenti, che la cantano a squarciagola.

Fuochi supplementari  unisce sogni personali e collettivi infranti, con un riff sul ritornello in cui le dita non muovono solo le corde della chitarra ma smuovono qualcosa di più profondo e indefinibile.

Mandate Bostik viene eseguita in formazione ridotta solo con Stewie Dal Col, ed è straniante.

Precipito , riarrangiata e rallentata, nonchè lungamente invocata da alcuni presenti durante il concerto, chiude la serata. Ma in realtà con un grosso sorriso Giorgio, rimanendo sul palco dal momento che non ama l’uscire e rientrare tipico dei bis, annuncia una post- ultima, Lettera del compagno Lazlo al colonnello Valerio. Il brano mette i brividi, portando in scena la storia ed il dramma della Resistenza.

A questo punto presenta la band, Marco Greco, Stewie Dal Col e Luca Martelli, che coglie l’occasione per chiedere un Alleluja per Giorgio.

E così, tra le risate e affetto, si conclude una bellissima serata di musica vera, cruda e intellettualmente onesta, senza alcun orpello.

 

Foto di Daniele Di Mauro 

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