Trilok Gurtu

Trilok Gurtu

Milano


17/04/2007 - di Vito Sartor
Trilok Gurtu

17 aprile 2007 - Teatro Dal Verme (Milano) È doveroso aprire con delle parole di lode per una delle rassegne culturali più importanti di Milano come quella di Suoni & Visioni, che, ancora oggi dopo 17 anni, cresce e resiste, nonostante i contraccolpi di una città sempre più indaffarata a considerare l'interculturalità un problema da amministrare e non una ricchezza come invece si dovrebbe fare. Per fortuna il perseverare di certi direttori artistici e la presenza istituzionale della Provincia di Milano hanno fatto in modo che quest'anno si rinnovasse il prezioso appuntamento di incontro musicale e artistico.
La serata prevede l'esibizioni del percussionista, musicista e comunicatore planetario di origini indiane, ma indiscusso cittadino del mondo, Trilok Gurtu, il quale presenta uno spettacolo basato principalmente sull'ultima opera intitolata "Arkeology", concepita con gli Arké String Quartet, famigerato quartetto d'archi di casa nostra già notato in numerose collaborazioni con artisti di casa alla Promo Music (agenzia promotrice della serata).
Chi immagina di assistere ad uno spettacolo di tradizione etnica, basato su rigide origini antiche, e associa "Arkeology" alla classica opera world, razionale e pragmatica, si sbaglia e di grosso: a suggerirci l'approccio sonoro di questo spettacolo è l'introduzione degli Arkè, piccoli salti pizzicati e grandi balzi orchestrali orientati verso sonorità jazz, classiche e funky, dove gli strumenti ad arco (violini, viola, contrabbasso) vengono suonati con ogni tecnica, sempre in maniera eccellente ma mai con pesantezza accademica. L'ensemble non poteva trovare via migliore per creare le prime suggestioni che andranno ad introdurre il maestro indiano, immediatamente impegnato dietro la sua schiera di fantasiose percussioni tra il tradizionale (tabla) e il moderno (batteria jazz-rock).
Trilok si concentra sull'avvolgente battito delle tabla, le sue dita scorrono veloci sulle pelli, le sue mani danzano e i suoi movimenti, sempre naturali e leggeri, vanno a guidare una ritmica easy-jazz, superando il concetto di fusion con un violino medio orientale e gettando le basi per un linguaggio musicale universale che si svilupperà per tutta la performance.
L'atmosfera di "Arkeology" è amplificata da una verve naturale che riscuote un immediato interesse da parte del pubblico in sala: le atmosfere tipicamente da sciamano e per tanto ricollegabili al carisma indiano del musicista non sono mai proposte sotto forma di strategie o rimaneggiamenti della sua tradizione. Compare il dilruba (una sorta di sitar suonato ad arco) in un culmine di suggestioni fatte per lo più di suoni fluidi: il richiamo musicale all'acqua è un momento prezioso che viene immediatamente smentito dalla giocosità orchestrale, sinfonica e per un attimo quasi pop, prima di precipitarsi in una serie di clips sonore a tema che partono dalla fusioni di un jazz moderno d'architettura progressive con impennate che sfidano di continuo i segmenti più docili del brano.
Va riconosciuto un merito speciale agli Arkè String Quartet che Trilok Gurtu non manca di sottolineare alla fine di ogni brano: l'intesa tra i musicisti è sempre perfetta, impeccabile seppur la performance dimostra di concedere ampi spazi di relax in cui il musicisti di Bombay si racconta, scherza fino a coinvolgere il pubblico verso la parte finale del concerto.
Non mancano i viaggi musicali, attraverso suoni caldi dai sapori più diversi: dall'Afro-beat alla samba e ampi sguardi verso la porta d'oriente dove l'aiuto del poli-strumentista (Carlo Cantini) è indispensabile per creare un contesto geografico più definito. Oltre ai virtuosismi ritmici delle percussioni, Trilok sembra rapito anche dalle tecniche più vicine al rock e al blues riprodotte dalla classica batteria. La sua formazione musicale, che lui attribuisce principalmente alla madre (Shobha Gurtu) e ai suoni della strada, è completa e poliedrica e non disdegna di sperimentare con gli oggetti più diversi, con i richiami della voce e perfino con l'acqua.
L'interazione con i presenti completa il coinvolgimento emotivo, riproducendo l'onomatopea delle tabla e di tutta la schiera di percussioni: l'arte di questo musicsta viene così magnificamente condivisa con il pubblico che ha compreso senza fatica il linguaggio musicale di uno dei più grandi percussionisti al mondo.
TRILOK GURTU:
TABLA, BATTERIA, PERCUSSIONI, FLAUTO, VOCE

CARLO CANTINI:
VIOLINO, DILRUBA, RECORDER,

VALENTINO CORVINO:
VIOLINO

SANDRO DI PAOLO:
VIOLA

STEFANO DALL'ORA:
CONTRABBASSO, BASSO ELETTRICO

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