Andy White

Andy White

Sora / Enoteca Torrrevecchia


16/12/2017 - di Giovanni Sottosanti
Sora è il Lungo Liri e le decorazioni natalizie a incorniciare un fiume gonfio dalle recenti piogge. Sora e i suoi vicoli, Canceglie con i suoi presepi rannicchiati nelle vecchie botteghe degli artigiani, via Napoli e piazza S. Restituta. Sora è un tuffo al cuore, ogni volta che torno mi accolgono festanti e nostalgici ricordi di ben diciassette anni fa, il mio primo incarico lavorativo ospedaliero dopo la Specializzazione, la prima volta via da Roma, un paese pronto ad accogliermi con il calore, l`affetto e la simpatia tipiche dei ciociari, a volte aspri come le montagne che li circondano, ma sinceri.

Questa sera Sora è l`Enoteca Torrevecchia, dove il cuore, la passione e la lucida follia di Vittorio La Pietra e sua moglie Giulia, uniti alla simpatia e al calore dei gestori del locale e degli appassionati presenti, trasformano un piccolo e accogliente pub nostrano in una fetta di Belfast. Si abbattono le distanze geografiche con la stessa facilità con cui i tavolini del locale vengono spostati per lasciare spazio alle sole sedie, creando così un ambiente intimo, raccolto ma tremendamente familiare.

Andy White è visibilmente colpito da tanto affetto nei suoi confronti e si mostra subito a proprio agio, cordiale, semplice, quasi timido, capelli grigi a incorniciare il volto affabile da eterno Belfast Child, anche se la carta d`identità recita 55 anni. Trentuno ne sono passati invece dal suo esordio, quel Rave On in cui un ragazzo magro e dinoccolato appariva sulla copertina di un disco che omaggiava smaccatamente Dylan e il suo Another Side, ma anche Van Morrison e Rave On. Nei solchi del disco trovavano poi spazio il rock urbano di Lou Reed, il folk rock di Billy Bragg con venature Irish.

Parte con The Last Day Of Summer il viaggio tra presente e passato, chitarra acustica 6 e 12 corde e una voce rimasta inalterata, sempre calda e tagliente, un cantato ironico e verboso, ma assolutamente fruibile e semplice. Già il secondo e il terzo pezzo rappresentano un tuffo nel passato di Rave On con Religious Persuasion e Rambrandt Hat. Prosegue con This Is Not A Television Show e Age-Old Story, citazioni colte in Looking For James Joyce`s Grave. Il tutto in un`atmosfera sempre più rilassata, birre che vanno e vengono, un vociare piacevole e conviviale, Andy che si sforza il più possibile di parlare italiano per sentirsi ancora di più a casa. Birds Of Passage e In A Groovy Kind Of Way erano contenute nel terzo disco, Himself, più pop rock rispetto ai precedenti. Nonchalant fa invece parte della produzione recente, estratta da Imaginary Lovers del 2015. Al suo interno contiene Free Fallin` per omaggio a Tom Petty fatto con umiltà e passione.

Il finale riserva ancora perle preziose come Tuesday Apocalypse #13, ma soprattutto la conclusiva Vision Of You, dylaniana e vanmorrisoniana fino al midollo, cantata con il cuore in gola da buona parte del locale, perché Rave On è sempre lì che gira nel piatto e non ha mai smesso. Thank of you, Andy, hai scolpito nel nostro cuore qualcosa che non si cancellerà mai. “At 3 a.m. on the rooftop Watching the walls turn blue Haunted By the vision of you”.

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