Marcin Wasilewski Trio

live report

Marcin Wasilewski Trio Bergamo Teatro Sociale Bergamo Jazz Festival

16/09/2021 di Pietro Cozzi

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Il tocco melodico che viene dall'Est”, recita la pagina della brochure del Bergamo Jazz Festival che presenta, con brillante concisione, la serata del Marcin Wasilewski Trio, formazione che ormai sfiora i trent'anni di vita. La lunga frequentazione con Tomasz Stanko, il più illustre tra i jazzisti polacchi, e lavori pubblicati a partire dal 2005 con la Ecm, soprattutto quelli senza ospiti, confortano senza dubbio una simile definizione. Eppure chi si aspettava una serata di delicato intimismo, sonorità vellutate e serena cantabilità ha scoperto che il trio è (anche) qualcosa di diverso, capace di muoversi a proprio agio sia dentro che fuori i parametrici stilistici della casa discografica tedesca. Un'addizione di energia che ha illuminato la serata d'esordio del festival e la “bomboniera” del Teatro Sociale, affacciato su una piovosa piazza Vecchia.

Buona parte del concerto, tanto lungamente atteso per colpa di un duplice rinvio, è all'insegna di uno spettro timbrico più vasto di quel era lecito attendersi e di un'accelerazione dei ritmi e delle dinamiche. La sensazione è chiara fin dalle prime battute e si intensifica procedendo lunga una scaletta che, in un'ora e venti circa di spettacolo, pesca soprattutto dagli ultimi due dischi: l'ottimo Arctic Riff, registrato con il sassofonista Joe Lovano, e l'ultimo, recentissimo, En attendant. È una musica guidata dalla verve del leader, che acquista profondità grazie al lavoro di “scavo”, soprattutto sulle tonalità più acute, del contrabbasso di Slawomir Kurkiewicz, e alle percussioni misurate e sempre attente alla sonorità di ogni singolo tocco di Michal Miskiewicz. La lunga frequentazione permette ai tre musicisti di privilegiare la personalità collettiva del trio, nella certezza che il totale valga di più della banale addizione dei singoli. E questo è l'altro punto fermo della serata: la ricerca di un approccio di gruppo, in cui gli interventi solisti sono all'insegna della concisione, magari sacrificando qualcosa delle capacità espressive di ciascuno. A performance conclusa, la memoria non conserva tour de force strumentali, o particolari sequenze di assoli, ma piuttosto una coerente veste sonora d'insieme, forse eccessivamente priva di guizzi o impennate emotive degne di nota.

Insieme ai brani originali di Wasilewski, dentro la “macchina” del trio girano i materiali più diversi, segno di un (eccessivo?) eclettismo e di una voracità musicale non comune. Ci si muove tra brani di colleghi di taglio piuttosto diverso (da Vashkar di Carla Bley ad Actual Proof di Herbie Hancock), caposaldi della musica classica (la Variation 25 dalle Variazioni Goldberg di Bach) e pietre miliari del rock (Riders On The Storm dei Doors). Il risultato è una scaletta variegata che offre una riuscita sequenza di contrasti emotivi, dove ogni brano sposta l'attenzione verso qualcosa di diverso, focalizzandosi di volta in volta sulla melodia, sull'energia dello swing, sul contrasto fra i diversi strumenti, sullo scavo di emozioni più profonde.

Foto di Rossetti@Phocus