Evan Parker

Evan Parker

Vortex - Londra


16/04/2015 - di Paolo Ronchetti
Il Vortex Jazz Club (11 Gillett Square, Dalston, London) è uno dei locali storici per il jazz meno convenzionale che si possono trovare a Londra. Così, dopo una frenetica giornata londinese, e una scorpacciata di dischi da Rough Trade, l’arrivo nel jazz club, dopo una piacevole veloce cena nella Vortex Downstairs, è già quasi una festa. Ci aspetta una serata di improvvisazione free con un maestro quale Evan Parker. Con il sassofonista inglese, che ogni mese ha a disposizione una data nel locale per sperimentare con vari progetti, un trio composto da alcuni tra i più quotati improvvisatori inglesi: il bassista John Edwards, il batterista Mark Sanders e il trombettista Percy Pursglove.

Le leggi base dell’improvvisazione - si perché anche le improvvisazioni hanno le loro leggi e i loro codici – aprono il primo set: piccoli suoni e poi alternanza tra i suoni lunghi del sax di Parker e le veloci note insistite di Pursglove. Il tutto mentre la sezione ritmica vola libera, potente e leggera allo stesso tempo. Si intuisce come il trio ospite sia un gruppo rodato nelle dinamiche come negli ascolti e come, in mezzo a questa reale “macchina da guerra”, Parker possa seminare e raccogliere con libertà in profondo interplay con il trio (che vuol dire saper dosare con arte: parsimonia e foga; contrappunto linguistico e assonanza). I due lunghi brani eseguiti, uno per set, danno al quartetto la possibilità di giocare su tutti i registri possibili con freschezza e senza inutili ripetizioni facendo veramente volare il tempo. Dei due set, di circa quarantacinque minuti, rimangono indelebili nelle mie orecchie il lungo solo di Pursglove in cui una sequenza di veloci note, suonate lungamente e senza interruzione con la tecnica della respirazione circolare, viene lentamente modificata quasi fossimo di fronte a una composizione minimalista mentre la rimica e Parker sostengono il suono e contrappuntano con grande potenza. Ma anche l’uso del contrabbasso da parte di Edwards rimane impresso per la profonda fisicità che trasmette utilizzando lo strumento in tutta la sua possibilità e grandezza, spesso percussivo ma capace di dare preziose indicazioni e sostegni armonici quando necessario. Il drumming di Sanders naturalmente è sempre nel clima dei suoi colleghi di palco, capace di furiose sfuriate come di inattese sospensioni è sempre attento a seguire e a suggerire dinamiche e cambi di clima musicale.

Di Evan Parker (qualcosa in più di settanta primavere per lui, complimenti!) rimane appiccicato alle orecchie il suo fraseggio sempre pertinente così come la bellezza della sua emissione in ogni momento. Un suono che sembra aggiungere spesso il giusto corpo al suono e alle direzioni musicali intraprese dal trio: un maestro nel saper dosare tutti gli ingredienti! Insomma dall’inizio alla fine una serata piena di idee, ascolto reciproco, tecnica, libertà e sensibilità!

Da segnalare che, come al solito a Londra, il concerto sia iniziato alle 20,45 e finito alle 23,30! Orari compatibili con la vita (e le possibilità di spostamento) di TUTTI e non solo con quella di poche persone che non hanno nulla da fare la mattina! (E non sarà anche per questo che i locali sono anche più pieni regolarmente durante la settimana?)