Bobo Rondelli

Bobo Rondelli

Roma, Monk


15/09/2019 - di Arianna Marsico
 Pochi sarebbero in grado di trasformare un concerto chitarra, violino e piano di un disco intimista come Per Amor del Cielo in una fusione di musica, cabaret e lettura.  E tra queste persone figura sicuramente Bobo Rondelli con la sua verve e la sua carica di umanità. In occasione dei dieci anni dall’uscita del già citato Per Amor del Cielo porta con sé il piano di  Claudio Laucci  e il fidatissimo Stive Lunardi  al violino e dei brani riarrangiati in modo essenziale. Porta inoltre il proprio libro Cos`hai da guardare, del quale leggerà trecapitoli. Il primo è quello dedicato appunto a Stive, che lo ascolta quasi commosso. Il secondo è quello per la madre, che precede l’esecuzione di una dolcissima Nara F. L’ultimo estratto racconta di un travestito che fu scambiato per una bellissima ragazza da Rondelli e i suoi amici (“mai una gioia” concluderà).

Dopo i ringraziamenti ai presenti, durante i quali Bobo sembra quasi schermirsi, Viaggio D`autunno dà il via a questa serata in bilico tra l’esilarante e il dolceamaro.  Per Amor del Cielo e Soffio d’angelo sono struggenti. La marmellata viene cantata da tutti, portando Bobo ad affermare contento: “Lavorare meno, lavorare tutti”. Ritira fuori ridendo la storia per cui Bobo Rondelli è l’anagramma di “Bordelli tornerò” e ci regala una Madame Sitrì da brividi.

All’indimenticato Alessandro con cui ha suonato negli Ottavo Padiglione e diviso una vita (tant’è che il cantautore livornese ha dato il suo nome al figlio) va Mia dolce anima, e un velo di tristezza cala sul viso da marinaio e guascone del nostro.

Le parole di Gianni Rodari prendono vita sul palco con Il cielo è di tutti. Spassosissima è l’introduzione a Bella Chiappona, in cui racconta di una mail a Andrea Bocelli  in cui gli si chiedeva di collaborare insieme per un brano. Il duetto non si è concretizzato, ma l’imitazione di Bobo durante la canzone, gustosissima, per certi versi porta in scena l’interprete di Con te partirò.

Tra musica pensieri e risate si arriva al finale con Gigolò a Rotterdam e il duetto con Aurora Lunardi.

Come a teatro Bobo, Stive, Claudio e Aurora si prendono per mano e si inchinano davanti al pubblico. Ma il vero suggello finale della serata è l’abbraccio tra i primi due, sincero, fraterno e simbiotico.



 

Foto di Daniele Di Mauro

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