Hollis Brown

Hollis Brown

Roma / Wishlist Club


14/09/2019 - di Giovanni Sottosanti
Non chiedergli che giorno è, perché tanto non lo sa. Il rock non conosce le stagioni e i calendari, figuriamoci le settimane, i mercoledì o i sabati e le domeniche. L`estate è ancora lì che chiama e settembre risponde con una di quelle serate romane da farci un quadro e ammirarlo per tutto l`inverno che verrà. Nell`aria si respira voglia di mare e tavolini all`aperto, ma cinque ragazzi di New York non hanno tempo per aspettare, parlano il linguaggio del rock e anche loro non conoscono le stagioni.

Da Ozone Park e i locali del Queens si apre una porta con affaccio diretto sul palco del Wishlist a San Lorenzo e gli Hollis Brown hanno solo voglia di attaccare i jack agli ampli per partire lungo l`ennesimo viaggio di sola andata attraverso le emozioni. Si inizia con le atmosfere younghiane di Wait For Me Virginia da 3 Shots del 2015, a cui fa seguito una sequenza tratta dall`ultimo Ozone Park, nell`ordine Stubborn Man, She Don`t Love Me Now di Jesse Malin, The Way She Does It e Someday Soon.

Non è stato accolto molto bene dalla critica l`ultimo nato in casa Hollis Brown, una svolta pop poco convincente e una direzione non chiara da seguire. La cosa sicura è che Mike Montali voce e chitarra, Jonathan Bonilla chitarra, Andrew Zenhal batteria, Adam Book tastiere e Chris Urriola basso, non risparmiano un briciolo di energia e suonano come non ci fosse un domani. Rain Dance è il loro omaggio al classico blues di Bo Diddley, mentre Your Time Is Gonna Come chiama sul palco nientemeno che i Led Zeppelin, per una cover però non particolarmente incisiva.

Walk On Water vede Mike Montali da solo sul palco, chitarra acustica al collo e una storia triste e personale da raccontare, il cantato è intimo e sofferto, da vero storyteller. Ma il tempo per la malinconia è già scaduto, i cinque sono di nuovo tutti insieme e allora pronti, via, tutti a bordo, si parte "Left New York playing clubs in the U.S.A." e "Ride on the train and baby don`t look back", un riff assassino che cattura al primo colpo e un ritmo che trascina.

Con Ride On The Train, Gypsy Black Cat e Faith & Love tornano in pista gli Hollis Brown che amiamo, quelli dei primi dischi, nei cui solchi trovavano respiro le influenze primigenie della band, da Neil Young a The Band, passando per Jayhawks, Creedence, Stones e Velvet. Non inventano nulla, ma quando si addentrano per quelle strade, è davvero un bel sentire e un bel vedere. Run Right To You era il lato A di un singolo del 2016, un pezzo in cui i ragazzi induriscono il suono, diventano scuri, tirati e psichedelici, allungano gli assoli e ci sparano dentro Have A Cigar dei Pink Floyd.  Go For It ripassa da Ozone Park e chiude il main set.

Per i bis immergono ancora una volta voce e strumenti nei torridi e fantastici anni `60, in cui il mancino di Seattle e la sua Fender Stratocaster sparavano in aria micidiali bordate di blues e straripante psichedelia con Castles Made Of Sand. Siamo veramente alla fine, dopo la robusta Bad Mistakes, il proscenio è tutto per John Wayne e la sua splendida, sognante e maestosa cavalcata younghiana. Un incedere lento e sofferto, un uomo a cavallo lungo una prateria infinita, alle spalle il tramonto. Un perfetto scenario da film western. Poi un`improvvisa sferzata e il ritmo diventa un galoppo, travolgente e definitivo, ululano le chitarre elettriche "John Wayne you`re forever gone/Good old Duke/I`ve been waiting for all my life/To see you again". Siamo arrivati a casa. Titoli di coda.

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