Southside Johnny & The Asbury Jukes

Southside Johnny & The Asbury Jukes

Paradiso


14/07/2018 - di Giovanni Sottosanti
Ho sognato di essere in Paradiso. 

Mi sono svegliato ed ero veramente in Paradiso...nel Paradiso di Amsterdam! 

Una chiesa sconsacrata adibita a sala concerto, un colpo d`occhio che toglie il fiato al primo impatto visivo, un`acustica perfetta e una programmazione che da decenni fa invidia ai migliori locali europei. Southside Johnny esce dritto da una manciata di splendidi dischi che, dalla metà degli annI `70 fino ai nostri giorni, hanno disegnato e definito la geografia del miglior soul, blues e r&b made in Asbury Park. Una miscela irresistibile, contrifugata con i suoni ed i colori della East side e una carriera che, fatta eccezione per alcuni titoli di metà anni 80, si è sempre mantenuta su un livello medio alto. Un`energia e una carica straripanti al servizio di un repertorio cucitogli addosso dalle abili mani di Bruce Springsteen e Little Steven, arricchito poi da incursioni nei territori dei migliori soul singer, da Sam Cooke a Marvin Gaye e Otis Redding fino a toccare autori come Tom Waits. Al Paradiso di Amsterdam gioca in casa, il locale è pieno, il pubblico caldissimo e allora parte in quarta con All I Want Is Everything, anche se la voce ha ancora bisogno di scaldarsi a dovere. Per non sbagliarsi lui se la prende invece con il tecnico audio e, tanto per mettere subito in chiaro le cose, arriva il primo dito medio all`indirizzo del malcapitato. Con Forever, tratta da Men Without Women di Little Steven, già migliora la resa, la voce del vecchio leone torna a graffiare e allora la macchina dei Jukes prende il largo con una tripletta da sogno, perchè This Time It`s For Real, This Time Baby`s Gone For Good e Love On The Wrong Side Of Town stenderebbero chiunque. Southside è il solito grande animale da palco, salta, corre, gesticola, si contorce e si divincola, attore e giocoliere dentro un`anima soul, occhiali scuri e un paio di Converse rosse. 

I Jukes sono fondamentalmente la grande bravura tecnica e le capacità istrioniche del tastierista Jeff Kazee, all`occorenza anche cantante. Alle chitarre troviamo Glenn Alexander, abbastanza tamarro, spesso sopra le righe e non indimenticabile come chitarrista. Al basso c`è John Conte, stantuffo puntuale e preciso, Tom Seguso si occupa delle percussioni, mentre ai fiati si disimpegnano egregiamente Chris Anderson alla tromba, Neal Pawley al trombone e John Isley al sassofono. All I Can Do fa parte della produzione più recente, essendo contenuta nel disco Soultime del 2015. Jeff Kazee colora con il suo Hammond un brano impregnato di soul blues, dedicandosi anche alla parte vocale. Ride The Night Away ci porta in orbita attraverso il Jersey Sound più travolgente e coinvolgente di sempre, il motore gira a mille insieme con il battito del cuore. Ancora da Soultime viene estratta Don`t Waste My Time, prima che Talk To Me faccia ballare tutto il Paradiso seguita a ruota da Better Days. John Lyon quando fai così io ti amo davvero! 

Si toccano livelli di emozione non indifferenti quando annuncia una cover di Mink DeVille e parte una toccante versione dell`immensa Mixed Up, Shook Up Girl. Finalmente qualcuno che omaggia il grande gitano! Chapeau! I`ve Been Working Too Hard è un altro ubriacante giro sulla giostra del Jersey Shore grazie alla penna di Steve Van Zandt, una penna che ha scritto davvero belle storie. Un pezzo di cuore se ne va con Walk Away Renee, perchè non si può restare indifferenti di fronte ad un brano così. Stesso dicasi per le successive Without Love, All The Way Home e It`s Been A Long Time, un treno in corsa che ti travolge rimettendoti al mondo. The Fever meriterebbe un trattato a parte per quanto lascia ogni volta senza fiato, se poi e` introdotta da Breakdown di Tom Petty, allora stiamo davvero a posto. Sweeter Than Honey torna dove tutto è iniziato, Southside appoggiato al bancone di un bar, una fila di bicchieri, una bottiglia e quel I Don`t Want Go Home che nel 1976 segnò l`inizio della splendida avventura. Di nuovo protagonista Jeff Kazee con una Burning Love completamente di sua competenza e in cui si disbriga brillantemente, seguita poi da un altro attacco frontale e definitivo con I Don`t Want To Go Home, che all`improvviso si ferma, entra in campo Trapped Again e poi riprende Reach Up and Touch the Sky. Applausi. Southside si presenta da solo sul palco per l`unico bis in programma ed è la volta di Hearts Of Stone, inizia acustica per finire full band, non tutto gira alla perfezione, il chitarrista non rientra al momento giusto, ma va bene cosi, l`avevo agognata e sperata.

I can`t talk now, I`m not alone

So put your ear close to the phone

This is the last dance, the last chance

For hearts of stone

John Lyon io ti amo davvero!