Mé Pék E Barba

Mé Pék E Barba

Roccabianca (PR) / Teatro Arena del Sole


14/04/2018 - di Claudio Giuliani
Trasferta emiliana per un evento speciale che vede, in concomitanza con la data della pubblicazione, i Mé Pék & Barba presentare il loro nuovo disco Vincanti con un concerto/evento al Teatro Arena Del Sole a Roccabianca, un grazioso comune della provincia parmense dove la band ha casa e la propria tana del lupo; qui si respira un mondo agreste, schietto, amichevole e accogliente e i Mé Pék & Barba più che una band sono (e rappresentano) una comunità. Una comunità e un territorio che ha forti legami con la propria terra e le proprie origini contadine e che mantiene una relazione collettiva con un patrimonio di saggezze popolari.

E’ sabato, non abbiamo paletti lavorativi e così abbiamo modo di arrivare sul posto nel primo pomeriggio; dopo una breve esplorazione della piazza e dell’adiacente castello accediamo all’interno del teatro che è, al suo interno, fiancheggiato da statue che rappresentano opere di Verdi che da queste parti ha avuto i suoi natali; un teatro dai semplici sentori rustici con 450 posti che la sera andranno tutti esauriti da un pubblico eterogeneo che comprenderà sia i cinquanta/sessantenni sia una fascia intermedia ed includere una nutrita rappresentanza di estroversi ragazzi giovanissimi. Abbiamo modo di assistere al soundcheck, i ragazzi provano le voci, gli strumenti, i volumi delle canzoni, indaffarati a gestire una coreografia architettata al tema della serata e che vede sul palco anche un piccolo bar con l’esposizione di numerose bottiglie e calici per la mescita del vino dove il gruppo e i vari ospiti si avvicenderanno nel corso dello spettacolo bevendo il vino della casa serviti da un oste.

Il nuovo disco, Vincanti, ha per tema il vino, il suo potere e la sua magia, il vino quale catalizzatore di umanità e complice di avventure della gente, il vino che inebria, che da lavoro e che disegna e riporta storie di luoghi e territori. Sul palco ci sono undici musicisti più gli ospiti che andremo poi a menzionare, nel corso della serata i Mé PéK e Barba eseguiranno esclusivamente tutti i 14 brani di Vincanti riservando solo un paio di brani del passato nei bis. Si parte con gli umori popolari di Enoteca, dal vivo la potenza di suono, l’eccitazione e la carica appassionante con cui il gruppo si destreggia sul palco riesce a contagiare e coinvolgere per tutta la durata del concerto la platea. Sandro Pezzarossa e Michela Ollari duettano con maestria, si alterneranno alle voci e alle narrazioni degli aneddoti che introducono le varie songs. Viene così annunciato il primo ospite, tal Omar Pedrini, ex Timoria, che ha collaborato al cd con il brano Sarà Festa (una storia nel bicchiere), una track ondosa e piacevole che riscuote il giusto plauso.

La band si ritira al bar e Pedrini esegue Sole Spento un suo vecchio pezzo con i Timoria e la cover di Impressioni Di Settembre (PFM) dichiarando che gli è stata ispirata nel pomeriggio percorrendo le strade fiancheggiata dal mare verde delle campagne che circondano queste terre parmigiane. Il gruppo riprende in mano gli strumenti e da fuoco alle polveri con la mossa Codice Cichero, il suono ha sempre un dna folk ma si apre verso spazi più aperti, pennellate di pop, uno sniffo di funk, colori a cera e un atteggiamento un po’ Waterboys, increspature Wilco e dinamica vitalità. Si prosegue con la scoppiettante ironia di Mi Manca Il Bar, le suggestioni visionarie de L’Alchimista e la briosa esaltante vivacità popolar-folk di Vitalia. Nicola Bolsi (batteria), Elisa Minari (basso) e Lorenzo Ferri (percussioni), la sezione ritmica, marcano il tempo come un treno; la fisarmonica di Federico Romano stende tappeti e arazzi damascati,  il violino zingaro di Lucio Stefani disegna onde e girandole di voli filanti, Davide Tonna al banjo e bouzouki e le chitarre di Sandro Chierici danno impulso all’insieme, i flauti di Federico Buffagni fanno ricami flessibili con lo sfondo zanzaresco della ghironda di Dido Di Donna.

Arriva poi l’ora del secondo ospite, il cantautore friulano Franco Giordani che, accompagnato dal violino di Lucio e dal mandolino di Rocco Rosignoli (presente sul palco in molti brani), esegue Bionda O Bruna tratta dal suo cd Truòsparis che raccoglie canzoni nella lingua friulana. Giordani è poi raggiunto dalla band e dal nostro vecchio amico Dario Canossi dei LUF, la compagine ci presenta la ruspante Filastrocca, una bella song che abbraccia vari dialetti; poi Canossi rimane solo e con voce tonante ci regala la sua Ave Maria dei migranti presa dal cd dei Luf Delaltér. Arriva poi quello che è stato uno dei momenti magici e più coreografici della serata con Peronospora che ha visto nel finale la presenza sul palco di Ana Azadkia recitare e cantare in persiano una poesia della poetessa iraniana Simin Behbahani. Ci sarebbero tante altre cose da riferire, ma mi limito a segnalare le suggestioni di Ramezolfo e gli infiammati bis del folk d’arrembaggio de La Rosa E L’Urtiga e la botta irish-balcano di Transeuropa Express. Se vi capitano a tiro non perdeteli: ne vale la pena!!!

Foto di copertina di. Andrea Villani quelle interne di Claudio Giuliani

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