David Crosby & Friends

David Crosby & Friends

Roma / Parco della Musica


13/09/2018 - di Giovanni Sottosanti
Se la ride sotto i baffi il vecchio Croz e mai come questa volta l’espressione appare pertinente e azzeccata. Ti guarda dritto negli occhi e sembra dire "Eccomi qua! Che vi piaccia o no, ci sono ancora, 77 anni e una lista di acciacchi chilometrica, un cuore e un fegato che si reggono con le stampelle, ma ci sono, cazzuto e tosto come sempre!". E anche noi ci siamo, gli occhi sgranati sotto quel palco, durante il travolgente finale in cui ci passa davanti una bella porzione di storia della musica.

L’inizio è invece abbastanza soft, quasi da jazz club, sul palco con lui una band impeccabile, quasi perfetta, praticamente una versione allargata dei CPR con in aggiunta Steve Di Stanislao alla batteria, Mai Agan al basso e Michelle Willis tastiera e voce. In My Dreams pesca dal secondo disco di CSN, mentre Morrison apriva il primo, omonimo CPR. Naked In The Rain è un brano storico tratto da Bittersweet, a nome del duo Crosby & Nash. Dopo Thousand Roads, dal disco solista del 1993, altra incursione in territorio CPR con At The Edge, prima che Guinnevere consegni al pubblico uno dei momenti più intensi ed emozionanti della serata "Guinnevere had green eyes like yours, my lady, like yours".

La voce di Crosby si alza leggera e sublime, a tratti quasi sussurrata, è incredibile constatare come il tempo e le traversie fisiche l’abbiano preservata intatta nel suo splendore, rendendola, se vogliamo, anche migliore. Da qui in avanti i motori iniziano a scaldarsi, What Are Their Names ci ricorda che meraviglia assoluta fosse If I Could Only Remember My Name, poi David imbraccia l’elettrica perchè è arrivato il momento "It’s been a long time comin’/It’s goin’ to be a long time gone", via con Long Time Gone, canzone manifesto di un` epoca, eterna e immortale, come il ritornello cantato da tutta la sala "And it appears to be a long". Neanche il tempo di rifiatare e parte una Deja Vu semplicemente devastante, lunghissima interminabile, rarefatta, sognante, psichedelica.

Dopo una pausa di cui avrei fatto volentieri a meno, il vecchio tricheco torna a sfogliare l`album dei ricordi, ne escono fuori Crosby, Stills, Nash & Young con una splendida The Lee Shore e Crosby & Nash con Homeward Through The Haze. A questo punto arriva l’unica concessione all’ultimo disco con la title track, Sky Trails. Pezzo lento e soave, impreziosito dalla voce di Michelle Willis. Daylight Again non è mai stato un disco all’altezza dei suoi illustri predecessori, anche se Delta è un altro viaggio sussurrato ed etereo nelle emozioni del passato, le tastiere di James Raymond accompagnano il cantato sofferto del padre David "And it seems as if time stops here on the delta".

 Dopo l’intermezzo di Janet cantata da Michelle Willis, si schiudono i cancelli di Woodstock e con una cavalcata mozzafiato, si entra dritti nella leggenda. Scorrono uno dopo l’altro pezzi come Eight Miles High, Wooden Ships, una stratosferica Almost Cut My Hair, fino al finale con Ohio, tesa, rabbiosa, politica "This summer I hear the drumming/Four dead in Ohio". Una canzone scritta nel 1970 da Neil Young dopo i sanguinosi eventi della Kent State University, urlo di rabbia contro il governo Nixon e la guerra in Vietnam.

Oggi sappiamo bene contro chi la canta il vecchio David, che tra un pezzo e l’altro chiede addirittura scusa per l’attuale Presidente USA. Tutti sotto al palco, Jeff Pevar incendia le corde della chitarra in un duello all’ultimo sangue con il vecchio Croz, nessun vincitore, ha vinto ancora una volta la musica, quella che non muore mai. Sorridi Croz, ci sei ancora

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