Cristiano De Andrè

Cristiano De Andrè

Firenze / Obihall


12/12/2017 - di Giovanni Sottosanti
Se l`Obihall a Firenze è sito in via Fabrizio De Andrè, vuol dire che forse sei al posto giusto nel momento giusto. La sala è piena, il caldo tangibile e Cristiano De Andrè visibilmente emozionato.

Canzone del maggio mette subito in chiaro che anche questa sera si procederà “in direzione ostinata e contraria”. Dopo Sinàn Capudàn Pascià e  çímma che illustrano Crêuza de mä e Le nuvole, con le loro storie di marinai e ricette genovesi, Cristiano illustra il suo manifesto di vita e il significato di questo tour. Un viaggio nella memoria e nell`immensa arte dell`illustre genitore, per un tributo doveroso ma adulto culminato nel terzo capitolo della saga De Andrè canta De Andrè. La consapevolezza ormai consolidata che con tanta grandezza non si può competere, bisogna mettercisi a fianco, come se lui fosse ancora lì a guidarlo e Cristiano confessa infatti a volte quasi di sentirlo. Un`arte da cui cogliere sempre nuovi stimoli e spunti di lettura, una bellezza attraverso cui elevarsi dalla mediocrità quotidiana, quasi una messa laica per celebrare la forza salvifica della musica. E allora i capolavori di Fabrizio sono tutti lì, pronti per essere presi, riletti e ri-arrangiati da chi meglio non potrebbe farlo, non solo per diritto di primogenitura, ma soprattutto per attitudine e dovere quasi naturale di continuità.

Verrebbe da tralasciare i brividi che scorrono lungo la schiena nel sentirlo cantare e nello scrutarne la fisionomia nell`ombra, tanto incredibile la somiglianza con Faber. Quello che invece va rimarcato è la crescita esponenziale che Cristiano ha manifestato negli anni, sia come musicista polistrumentista che come interprete vocale. La sempre più radicata consapevolezza di un`identità musicale autonoma, lo porta di conseguenza a rendere propri i pezzi che esegue, dotandoli di identità e vita nuove, senza produrre una semplice copia carbone. In questo lo aiuta brillantemente la band, in cui spicca Osvaldo Di Dio, con le sue doti di fine chitarrista e arrangiatore. Cristiano si alterna tra chitarra acustica, bouzouki e violino, la batteria e le percussioni sono affidate a Davide De Vito, il basso a Massimo Ciaccio e le tastiere a Max Marcolini.

Don Raffaè  è uno spaccato vero e sempre attuale del nostro paese, Kharakhanè racconta la guerra dell`ex Jugoslavia attraverso gli occhi di una tribù rom del Kosovo e Montenegro. Dolcenera invece dipinge la solitudine dell`innamorato, come solo è morto e spesso ha vissuto Pier Paolo Pasolini, vittima di pregiudizi e discriminazioni, a cui è dedicata Una storia sbagliata.

Se ti tagliassero a pezzetti e Coda di lupo proseguono il viaggio con echi western del Little Big Horn, mentre con Hotel Supramonte si tocca uno dei punti più alti della serata per emotività e lirismo "passerà anche questa stazione senza far male/passera`questa pioggia sottile come passa il dolore". Trattiene il fiato tutta la sala, chiudi gli occhi e sai che Fabrizio è lì, seduto a quel piano. Il testamento di Tito, altra geniale e indimenticabile pennellata, Canzone per l`estate, scritta con De Gregori in una mitica estate gallurese in cui nacquero Volume 8 e Rimmel.

Il Bombarolo e Dormono sulla collina, tratto dall`Antologia di Spoon River come del resto tutto Non all`amore, non al denaro né al cielo. Sale l`asticella delle emozioni con Crêuza de mä e il suo canto di mare, scogli e mulattiere. Da qui in avanti è un crescendo inarrestabile, iniziando con Amore che viene, amore che vai, solo al piano e brividi a tonnellate, La guerra di Piero  lascia senza fiato, lenta, rarefatta, sognante, quasi sussurata, una versione epocale, quasi meglio dell`originale. Quello che non ho e Fiume Sand Creek rappresentano una sferzata di rock epico, vibrante e sudista con cui si chiude il set principale.

Nei bis apre con Ä dumenega, per volare ancora verso un finale da sogno, violino in resta ed ecco a voi Volta la carta e Il pescatore, con qualche impiccio nelle strofe e tanto entusiasmo. Il sigillo finale non può che essere La canzone dell`amore perduto, ancora piano, voce e una poesia sconfinata, immensa. “Ricordi sbocciavan le viole Con le nostre parole

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