10° Blues Made In Italy 2019

10° Blues Made In Italy 2019

Cerea (VR)


12/10/2019 - di Helga Franzetti
Descrivere quella che rappresenta se non la più importante, una tra le più interessanti ed entusiaste manifestazioni del panorama blues italiano, non è cosa semplice... perché è solo trovandosi nel mezzo del vortice che si inizia a ruotare, travolti dall’energia di una popolazione fatta di curiosi, appassionati e musicisti in fermento sin dalla mattina. E chi ha avuto almeno un’occasione di vivere l’appuntamento fisso ormai da 10 anni, sa bene quanto, col passare delle ore,  il moto diventi perpetuo, arrivando a sera in compagnia di un pubblico che si trasforma. Un fiume in movimento, un andirivieni di gente che ondeggia spiando fra i banchi degli espositori, assaggiando i panini giganti degli stand gastronomici e facendo a staffetta per ascoltare buona musica tra il padiglione del palco acustico e quello principale. Poi, ogni tanto, capita che si soffermi negli spazi all’aperto porgendo orecchio alle improvvisazioni busker di quei musicanti che, mai sazi di divertimento, si portano gli strumenti nel cortile. Ma Cerea è anche ispirazione,  perché quando succede che liutai e negozianti lascino strumenti e ampli a disposizione, anche una weissenborn e un basso possono improvvisare una deliziosa versione di You Gotta Move, nell’autentico spirito blues della manifestazione.

Purtroppo presente solo dal primo pomeriggio (dispiaciuta di non aver assistito all’esibizione di Geno and His Dude, che ricordo in un’entusiasmante performance all’1E35), riesco comunque a godere di gradite sorprese, a cominciare dallo sporco southern della Chris Horses Band e da una godibile Old Pepper Jass che riempie il padiglione con il sound di New Orleans.

Le puntuali conferme arrivano invece dai “soliti noti”: una Betta Blues Society meritevole di lode per l`impegno nonostante la voce vittima di malanni stagionali, dei mai scontati Mandolin` Brothers, con la loro eccezionale verve ben conservata in così tanti anni di attività, e l’irresistibile coppia Max De Bernardi - Veronica Sbergiada sempre generatori di vitalità a fianco dell’indiscutibile maestria. Il palco principale subisce uno scossone con il ritorno di una Arianna Antinori che non smentisce la sua incredibile attitudine rock, mentre sul finire di serata il brillante set di Eugenio Finardi sorprende ogni aspettativa. Il cantautore milanese esibisce il lato migliore della sua “anima blues”, avventurandosi gioiosamente alla riscoperta del primo amore e mettendo da parte quello che chiama, ironicamente, il suo lavoro. Splendide le versioni di The House Of The Rising Sun e Spoonful accompagnate da curiosi aneddoti, elettrizzante la potenza della sua Holyland unita alla viscerale sensualità di Estrellita. A sorreggere la sua voce intensa, “blues” fino nel profondo, giocano sul set gli irriducibili Limido Brothers e un "Giuvazza" in splendida forma.

Fotografie di: Adriano Siberna

Ma Cerea ha ancora molto da dire e il gran finale viene riservato a numerosi artisti che hanno sfilato sugli stage di Blues Made In Italy in questi dieci anni. Il palco si trasforma in un parterre di nomi storici che vede sfilare, tra gli altri, Giancarlo Crea, Andrea Scagliarini, Dario Lombardo, Mike Sponza e un risorto Nick Becattini. Intanto si fa tardi, tardissimo, ma senza mai smettere di divertirsi.

Menzione di merito a tutti gli organizzatori, perché un colosso del genere che cammina sulle proprie gambe non può che essere sorretto da una gran passione oltre che da un gran lavoro.

Ciò che simboleggia #BMI è però qualcosa che va al di là di una grande festa: è un’occasione e un’opportunità, una rassegna in grado di riunire un pubblico tra i più vari e ben assortiti, fatto di ragazzi e non più giovani, musicisti e curiosi, addetti ai lavori e appassionati e che offre gratuitamente ottima musica sempre contornata da un ambiente amichevole. Non è un qualsiasi sabato di ottobre, ma una giornata all`insegna della condivisione e della speranza che il blues possa continuare su una buona strada. Come questa… e per molti anni ancora.