Spain

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Cantù / Allunaetrentacinquecirca


12/10/2018 - di Laura Bianchi
Grandissima attesa nel club Allunaetrentacinquecirca di Cantù, per la performance live degli Spain, la band del bassista Josh Haden, che, dopo alterne vicende, ha voluto riformare il gruppo e ha di nuovo vicino a sé la sorella violinista Petra anche nel settimo disco, Mandala brush (di cui, però, eseguiranno solo tre delle undici tracce). Figli dello stellare jazzista Charlie Haden, musicisti dalle ottime frequentazioni (da Bill Frisell ai Decemberists lei, da Donovan ai Soulsavers lui) e dalle radici profondamente intrise della passione per la ricerca e la contaminazione, i fratelli Haden in questo progetto si presentano accompagnati da Shon Goldenboy Sullivan alle tastiere, da Kenny Lyon alla chitarra e da Jakob Hoyer alla batteria.

Inizialmente freddi e distaccati, i musicisti, nel corso dei due set ("adesso faremo una breve pausa, in modo che possiamo bere qualcosa...e ordinate un drink anche voi, così sosterrete questo bellissimo locale!", suggerisce simpaticamente Josh al termine del primo tempo), stabiliscono una corrente di empatia e energia col numeroso pubblico presente, attento e teso all`ascolto di brani che diventano impegnative suites, in bilico fra l`improvvisazione jazz e il liberatorio uso degli strumenti come fonte di rumori suggestivi.

In tal senso, l`apice si raggiunge nella maestosa Rooster Cogburn, dedicata a Reuben J. “Rooster” Cogburn, detto anche Il Grinta, personaggio, storico e fittizio, di un racconto di Portis e del film omonimo, che valse a John Wayne l`unico Oscar della sua carriera; undici minuti di crescendo desertificante, iniziati con i suoni della prateria, e conclusi con un lamento funebre e furibondo a opera della voce di Hayden, che dialoga con gli implacabili tocchi di batteria di Hoyer. Altro momento topico è Nobody has to know, partita con un sapore Sixties, sussurrata da Josh, continuata con un superbo assolo di Lyon in intreccio col violino di Petra, esplosa in un grido disperato e mistico insieme, e conclusasi, come un`autentica composizione ad anello, con lo stesso mormorio, che passa a Rooster Cogburn senza soluzione di continuità.

Un ascolto impegnativo, quindi, che però avvince, ipnotizza, anche chi non conosce la grammatica della contaminazione; in questo, è essenziale l`uso del violino - in posizione significativamente centrale sul palco - e della voce di Petra come congiunzione fra le frasi della partitura e il senso del brano nel suo complesso; come avviene in Every time I try, o nella struggente Ten nights. Così, nessuno lascia il campo di battaglia, e, alla fine del match fra le abitudini personali di ascolto e l`alchimia fra musica psichedelica, blues, jazz e ruggiti metallici hard-rock, si raccolgono non morti e feriti, ma applausi e richieste di bis.

Che arriva, a sorpresa, e vince ogni residua eventuale resistenza: un autentico gioiello, non a caso fatto suo anche da Johnny Cash, quello Spiritual che, appartenente al primo periodo Spain, è ormai un grande, brillante classico, qui interpretato con un`ispirazione tanto vibrante da imporre assoluto silenzio in sala, e quasi far trattenere il fiato a tutti. Perché, quando ci si trova di fronte alla bellezza, non si può far altro che tacere, e non chiedere altro, ma solo ringraziare.

Foto di : Giuseppe Verrini

SETLIST

Ten nights

Every time I try

Nobody has to know

Rooster Cogburn

Ray of light

Lorelei

World of blue

Maya in the summer

Sugarkane

Untitled number 1

I lied

Our love is gonna live for

ENCORE

Spiritual