Bobo Rondelli

live report

Bobo Rondelli Roma, Monk

12/01/2018 di Arianna Marsico

#Bobo Rondelli#Italiana#Canzone d`autore Stiv Lunardi Roma The producer Andrea Bobo

Bobo Rondelli arriva a Roma con le sue Anime Storte ed un’inesauribile ed irrefrenabile verve narrativa. Al di là della indiscutibile intensità delle interpretazioni (Madame Sitrì cantata con voce sommessa è commovente) il valore aggiunto, che nessuna incisione in studio riesce a catturare appieno, è la vis comica e teatrale di Bobo, il Conte Mascetti ed il Marcello Mastroianni che coesistono in lui. E’ il rapporto con la band (che dà nuova linfa al sound dal vivo del cantautore livorenese), con le prese in giro  a Matteo Pastorelli e l’inossidabile sodalizio con Stiv Lunardi, che rende Gigi Balla un tributo alla loro amicizia.

Il risultato di tutto ciò è una serata che non si limita a promuovere il nuovo disco, presente in scaletta con discrezione, ma che soprattutto fa apprezzare il Bobo performer, un po’ maudit, un po’ guascone, un po’ rocker. Sollievo animale infatti esalta il gusto per riff pregni di chitarra e la fisicità. Cartolina di giornata porta tutti sulla Terrazza Mascagni mentre La marmellata all’infanzia e l’adolescenza al Pontino, quartiere popolare di Livorno. Ammalarsi è un bagno sensuale prima della dolcezza di Nara F, preceduta dai racconti delle bischerate di Bobo da ragazzo. Dopo la mesta rabbia per la sorte de Lo Storto e l’essere stati cullati da Il dolce imbroglio è Dal Balcone che fa tornare il sorriso e che fa tanto pensare al cameo del cantautore ne La pazza gioia di Paolo Virzì. Quando non ci sei mantiene nell’atmosfera questo indefinito sapore di fumo e balera. Gigi Balla, come già  in parte anticipato, è preceduta da una sorta di suite in cui Bobo e Stiv quasi si danno al jazz, e durante la quale viene raccontato anche l’episodio assai spiacevole del furto del violino subito da Lunardi. Dopo Corri treno il numero di giri scende di nuovo, con la già citata Madame Sitrì che crea un ambiente ancora più raccolto.

L’Andrea rampante, dagli echi calviniani, viene accompagnato da una ulteriore dedica, oltre a quella originaria all’amico speciale,  a the producer, così Bobo si diverte a chiamare Andrea Appino, presente in sala e produttore del suo ultimo lavoro. Arriva poi una Licantropi in stato di grazia ed una Su questo fiume ricca di pathos chiude la prima parte del concerto.

In realtà Bobo vorrebbe solo fumarsi in pace una sigaretta, non fare il solito siparietto del bis chiamato a gran voce dal pubblico. Sorridendo e con una sigaretta in mano fa di nuovo capolino sul palco ed attacca Soli, Io ricordo di quando l’amavo, Gimme Money.

In teoria dovrebbe finire tutto qui. Ma ecco il tripudio punk di  Non voglio crescere mai ( versione Italiana di I don’t want to grow up di Tom Waits, ripresa anche dai Ramones). No fun degli Stooges galvanizza l’atmosfera, surriscaldata con la finale Misirlou, apertura di Pulp fiction, che termina con il lancio della camicia sugli spettatori. E così il nostro Iggy con San Francesco tatuato sul petto stavolta può salutarci davvero…