Edoardo Bennato

Edoardo Bennato

Assisi / Teatro Lyrick


10/12/2018 - di Giovanni Sottosanti
Un viaggio per riannodare le fila di altri viaggi passati. Un`amicizia che non ha bisogno di preamboli, ti ritrovi dopo tanti mesi ed è come fosse ieri. Sacro e profano in un luogo magico come S. Maria degli Angeli ad Assisi, l`accogliente e stimolante profumo della cucina di Casa Norcia e il Teatro Lyrick, moderno e confortevole. Il quartetto d`archi introduce l`ingresso sul palco di Edoardo Bennato con l`Autunno di Vivaldi, poi è subito Dotti, medici e sapienti e a quel punto inizi a risfogliare le pagine della vita, come sfogliavi il libro contenuto all`interno di quel disco che ti capitò tra le mani verso la fine degli anni `70. In copertina un ragazzo con i capelli ricci, seduto dietro la scrivania in uno studio vuoto, lo sguardo interrogativo, dubbioso e sognante. Nei solchi del disco questo ragazzo raccontava a ritmo di rock, blues e poesia la storia del burattino più famoso del mondo, aggiornandola con domande ironiche e pungenti ritratti dell`Italia di allora, tremendamente e tristemente attuali a distanza di oltre quarant`anni.

Ecco allora arrivare da un passato ancora più lontano In fila per tre, poi Fantasia e L`isola che non c`è, anche qui emozioni a tonnellate. Entra La Fata ed è subito ammaliante e seducente protagonista, la seguono Detto tra noi, Cantautore e Abbi dubbi, prima del medley con Sono solo canzonette e Il gatto e la volpe, pezzi storici e immortali nel repertorio di Bennato. Il cantautore e rocker napoletano si dimostra in gran forma, alla faccia dei 72 anni già compiuti. Fisico asciutto e atletico, la voce ha perso inevitabilmente elasticità e capacità di raggiungere le tonalità più alte, ma del resto sarebbe strano il contrario.

Quando entra la band il suono diventa pienamente rock, anche se troppo pesante e ridondante in alcuni passaggi, eccessivamente prolisso in altri. Avrei preferito un taglio più secco e snello, meno da stadio anni `80 e più da bar boogie band. Stop America e Mangiafuoco risentono di quanto appena scritto, Quando sarai grande invece è talmente un gran pezzo che va sempre bene. A questo punto Bennato pesca dal suo repertorio più recente e francamente brani come Mastro Geppetto, Il mio nome è Lucignolo, A Napoli 55 è `a musica e La calunnia è un venticello, non reggono minimamente il confronto con il glorioso passato e diciamo che sinceramente ne avrei fatto volentieri a meno.

Anche la produzione di fine anni `80 e inizio `90 non fu un periodo particolarmente ispirato per il cantautore partenopeo, come testimoniato da pezzi come Vendo Bagnoli, La luna e Tutto sbagliato baby. Ci vogliono Io che non sono l`imperatore e Rinnegato per risollevare le sorti di un concerto che, dopo il brillante inizio, rischiava di scivolare via un po` piattamente. I bis si aprono con la trascurabile Non è bello ciò che è bello, che per fortuna lascia il passo a Un giorno credi, uno dei momenti emozionali più alti della serata e forse uno dei migliori pezzi mai scritti da Edoardo. Chiusura a tempo di rock potente e muscolare, scandito da Capitan Uncino e dalla sua ciurma di pirati, Bennato guida l`assalto e la band non risparmia un briciolo di energia, Gennaro Porcelli e Giuseppe Scarpato alle chitarre, Arduino Lopez al basso, Raffaele Lopez alle tastiere e Roberto Perrone alla batteria, ognuno al suo posto di combattimento.

Tutti sotto al palco per gli ultimi due bis, Meno male che adesso non c`è Nerone e In prigione in prigione, ancora rock`n`roll, energia e un pizzico di nostalgia perché "nei sogni di bambino la chitarra era una spada e chi non ci credeva era un pirata".

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