Francesco Diodati Yellow Squeeds

Francesco Diodati Yellow Squeeds

Triennale Design Museum - Triennale di Milano - JazzMi 2018


09/11/2018 - di Paolo Ronchetti
Una bella sorpresa questo Yellow Squeeds, un quintetto guidato dal chitarrista Francesco Diodati nome sempre più riconosciuto nel jazz italiano e non solo. Ci si incomincia a sorprendere alla lettura della formazione. A fianco del leader, del trombettista Francesco Lento, del piano e delle tastiere di Enrico Zanisi, della batteria di Enrico Morello, non c’è nessun bassista o contrabbassista ma uno splendido Glauco Benedetti alla Tuba. Logico quindi che le sorprese proseguano quando il quintetto incomincia a suonare. La pasta sonora della band, pur non essendo “nuova” è una pasta sonora normalmente poco sfruttata e qui giocata in maniera intrigante, fresca e piacevolmente inusuale.

Sin dal primo brano - Here And There tratto, come quasi tutti i brani presentati, dall’album in uscita a Gennaio 2019 per la AUAND – si notano tutte le caratteristiche che formano un suono quasi orchestrale, ricco di una scrittura che funge anche da supporto prezioso all’improvvisazione.

Bisogna poi da parlare del Diodati chitarrista che sorprende per essere uno dei pochi chitarristi con un suono personale e non derivato sentito in questi ultimi anni. Vagamente spunta qualche piccolo sentore di Jim Hall in alcuni passaggi ma Diodati ha, finalmente, il suono e il fraseggio di un musicista che, pur avendo studiato le giuste lezioni, le declina con grande personalità con un suono elettrico preciso anche nella scelta della effettistica.

Da rimarcare come la band avesse poi una delle particolarità che più amo nella musica: la possibilità di avere sempre una bella pressione ritmica. Durante il live questo è accaduto in qualsiasi momento: nei brani veloci come in quelli lenti, nei momenti di maggior pressione sonora come nei pianissimo, nei tempi dispari (spesso usati dalla band) come nei tempi più canonici. Verrebbe poi da dire di come l’alchimia tra composizioni e attitudine della band e dei singoli, valorizzato dal lavoro degli arrangiamenti, spesso mi abbia fatto pensare ad una ritmica sempre presente, soprattutto e anche, in maniera implicita.

Ora bisognerà aspettare un mesetto abbondate per poter ascoltare il disco ma, di questo live, molto mi è piaciuto: temi, intenzioni, dinamiche, dialoghi tra i musicisti, presenza ritmica, attitudini e richiami. Insomma, quello di Francesco Diodati e dei suoi Yellow Squeeds, mi sembra un nome da tenere assolutamente a mente per il presente e per il futuro.