Matt Schofield  + Francesco Piu

Matt Schofield + Francesco Piu

Ameno / Piazza Vittorio Veneto


08/09/2018 - di Gianni Zuretti
Il Blues è uno stato dell’anima, una sua attitudine a raccontarsi a prescindere che tu provenga da Manchester o da Sassari, e sabato ad Ameno (NO) molto blues ha calcato quel palco.

La “fatica” stradale che si compie per raggiungere quel delizioso borgo appeso là per aria, attraversando i boschi e i colli che stanno tra il Lago Maggiore e quello d’Orta, viene rapidamente dimenticata mentre, in attesa del concerto,  si solleticano le papille gustative con un bel piatto di caldo Gumbo, sapientemente preparato secondo ricetta originale della Louisiana,  servito in quella magica corte a balconata che permette vista bucolica a perdita d’occhio.

Ma veniamo alla musica di questa serata, penultimo act dell’edizione 2018 di Ameno Blues.

Doveva essere un concerto con apertura ed invece ci siamo trovati a vivere un doppio splendido live, grazie al blues “tribale” e affascinante di Francesco Piu e Giovanni “nannigroove” Gaias. Francesco è un grande e personalissimo  chitarrista, una gioia per le orecchie e per gli occhi che vengono catalizzati dal suo straordinario picking, mentre il drumming di  Gaias ha insite l’energia e la gioia di fare musica, anche solo osservandone le movenze, fatto sta che il duo sforna un wall of sound che equivale a quello di una band di quattro elementi, che in oltre un’ora di concerto ha asfaltato, strappando alla affollata platea unanimi consensi, qualsiasi riferimento agli ormai opachi The Black Keys ai quali, il duo può essere avvicinato per similitudini. Francesco Piu, che per completezza dobbiamo dire è anche in possesso di una ottima voce, ruvida al punto giusto, ha attinto molto dall’ultimo premiato album Peace & Groove  e ha evidenziato di aver raggiunto una sicurezza ed una maturità che lo pongono indiscutibilmente  tra i migliori live set blues in ambito nazionale e non solo.

E’ poi la volta del main artist della serata, Matt Schofield, che in trio, accompagnato da una sezione ritmica stellare (i loro CV parlano da soli) costituita da Alberto Pavesi alla batteria e da Paolo Gialdi al basso, ha offerto una performance degna della consolidata fama che lo contraddistingue da anni come uno dei migliori fenderisti blues inglesi di ogni tempo (infatti è stato inserito nella Hall of Fame inglese).

La sua partenza è stata molto pacata (del resto dopo il "temporale" Piu non poteva essere diverso), un avvio di mestiere, quasi che il nostro fosse intento in una messa a punto del motore che poi ha iniziato a girare a pieno regime quando il chitarrista e ottimo cantante ha proposto la Hendrixiana Stone Free e da lì in poi si è capito quanto il 41enne di Manchester (UK) ci sappia fare con voce e soprattutto con la chitarra. Blues, rock, qualche parca incursione nel funky blues, sempre e comunque all’insegna di un chitarrismo raffinato e i suoi solo, mai banali o risaputi, hanno rilasciato piacevolezza e dispensato qualche emozione come nell’evocativa Dreaming of You (dedicata a Hendrix) e soprattutto nello straordinario e lungo assolo di Where Do I Have To Stand in cui, per oltre dodici minuti, le delicate e intense spire di accordi “originali” hanno fatto viaggiare la nostra mente. Matt ha ostentato anche gentilezza e generosità lasciando molto spazio ai suoi musicisti affinché  potessero mostrare la loro qualità. Dicevamo che complessivamente Schofield ha convinto e la jam finale con tutti sul palco,  ha visto le due chitarre della serata duettare e salire alte integrandosi alla perfezione, nonostante vigesse l’improvvisazione, specie in una energica Rock Me Baby, che ha avviato il pubblico sulla strada del ritorno con positive sensazioni.

Lunga vita ad Ameno Blues che, dopo  Big Daddy Wilson e Schofield, ha chiuso poi la rassegna 2018 domenica pomeriggio presentando gli ottimi Blue4Green nella bella cornice del parco Neogotico. Incitiamo il direttore artistico Roberto Neri e il suo prezioso staff ad insistere e pensare già alla 15esima edizione, pur essendo noi consapevoli che la strada, in questi tempi cupi e scarsi di sostegni pubblici e privati, sia anche più scoscesa dei colli che circondano quella comunità  che peraltro è divenuta famosa e turisticamente attrattiva certamente anche grazie al suo storico Festival.

Foto per gentile concessione di: Adriano Siberna

Video a seguire a cura e per concessione di: Silvano Montagnoli

 
https://www.facebook.com/silvano.montagnoli.5/videos/1319908928143318/?t=150