Trapper Shoepp & The Shades

Trapper Shoepp & The Shades

Grosseto / Dog House


08/04/2018 - di Giovanni Sottosanti
La giornata praticamente estiva è un invito esplicito a mettersi in macchina e a partire per scoprire l`ennesimo sogno che fa rima con rock`n`roll. Questa volta la Promised Land si chiama Dog House di Grosseto, Maremma Toscana. Nasce dalla passione, l`amore, la dedizione e la voglia di condivisione messa in campo dai fantastici padroni di casa, Andrea, Silvia  e la sua famiglia tutta. Varchi il cancello e capisci che sei arrivato a casa, il tuo viaggio ha trovato uno degli approdi che da sempre hai sognato, un casale in campagna, camino, semplicità, convivialità e ottimo cibo, il che non guasta mai.

Trapper Shoepp & The Shades arrivano da Milwaukee, Wisconsin, con la carica straripante dell`entusiasmo e della giovane età. Ovviamente ci aggiungono capacità musicali assolutamente non convenzionali e per nulla scontate. A marzo del 2016 ebbi la fortuna di assistere con Andrea e Silvia al concerto di Jesse Malin a Brescia, tenutosi alla Latteria Molloy. In apertura, oltre a Don DiLego, c`era appunto Trapper Shoepp in acustico, capace di catturare da subito la nostra attenzione, riscuotendo commenti molto positivi e lusinghieri. Dopo due anni di inseguimenti e corteggiamenti, eccolo in Italia con la band, grazie alla lungimiranza di PMA productions, ovverosia Cesare Carugi.

I quattro ragazzi salgono sul palco del Dog House ed è subito una botta di adrenalina non indifferente con Freight Train, energia punk e carica da vendere, Joe Strummer nel quadro alle loro spalle li guarda incuriosito, meravigliato e compiaciuto. Talking Girlfriend Blues cambia registro con un giro honky tonk e rock`n`roll, invece il giro sulla loro Bumper Cars prosegue a rotta di collo, mentre Welcome To Bay Beach, opening track dell`ultimo EP,  Bay Beach Amusement Park, incrocia la Brand New Cadillac di Joe, Topper, Mick e Paul. Si tira il fiato con The Scat dai toni notturni e fumosi, Zippin Pippin ancheggia con Elvis, per poi ripartire verso la Highway 61 di Dylan.

Anche Bruce viene chiamato in causa con una Hungry Heart che non è mai scontata ne` banale. La band si dimostra fresca, vitale e coinvolgente, Trapper Shoepp voce e lead guitar, il fratello Tanner basso e voce, a sostenerli Matt Smith seconda chitarra e Michael Stewart alla batteria, passano con estrema disinvoltura da un genere all`altro, tengono il palco come veterani e omaggiano con grande rispetto i numi tutelari che li hanno ispirati. Si aprono adesso verso spazi aperti, i quattro percorrono le grandi pianure del Wisconsin riscoprendo sapori agresti e senso delle radici. Con Ballad Of Olof Johnson, Ogallala, Tornado Alley, Pins And Needles e Dream siamo in qualche luogo magico e meraviglioso tra Dylan, Bruce, The Band, Tom Petty, Jayhawks, Son Volt, Soul Asylum, Wallflowers e il Mellencamp di Lonesome Jubilee.

Una menzione a parte merita a mio avviso Run Engine Run, che intitolava il loro esordio del 2012, ballata di livello superiore, evocativa e sognante, ti abbraccia in un sogno che vorresti non finisse mai. Non sono affatto da meno Mono Pt. II, Settlin` Or Sleepin` Around e Ferris Wheel, altre sventagliate rock in odore di Rolling Stones brutti, sporchi e cattivi. Via a perdifiato verso il finale, balla il pubblico del Dog House perchè su Ramblin` Gamblin` Man di Bob Seger e Hound Dog è  difficile restare seduti. Una Dancing In The Dark in versione acustica a due voci e Bye Bye Love, portata al successo dagli Everly Brothers, chiudono al meglio una grande serata, in cui forse non è stato scritto il futuro del rock`n`roll, però è stato dato un importante contributo a tenerlo vivo. Trapper Shoepp & The Shades, segnatevi questo nome con l`evidenziatore!