Eric Gales

Eric Gales

Ameno / Piazza


07/07/2018 - di Roberto Bianchi
Ameno Blues Festival 2018

7 luglio 2018

In un piccolo borgo collinare, a pochi chilometri dal lago d’Orta, da quattordici anni prende vita una magica rassegna musicale, che ha radici profonde, alimentate da una grande passione per il Blues e da un’infinita volontà da parte degli organizzatori. Il direttore artistico Roberto Neri, circondato da uno staff d’indubbia qualità,anche quest’anno ha rinnovato il miracolo offrendo un programma di elevato livello.

Ameno però non è solo musica, il borgo e i dintorni sono incantevoli, meritevoli di grande attenzione e doverosi approfondimenti. Sarebbe imperdonabile non scoprire le bellezze turistiche del territorio e le iniziative culturali offerte. A tal proposito segnalo che, in occasione del Blues Festival, è stata allestita nella sala consigliare del Borgo una bella mostra fotografica di Adriano Siberna, abbinata all’esposizione delle locandine storiche dell’evento.

La sera del 7 luglio, nella Piazza Cavalieri di Vittorio Veneto, ho il piacere di ascoltare i Poor Boys, un interessante duo italiano, e il talentuoso chitarrista statunitense Eric Gales, accompagnato dalla sua band.

I Poor Boys salgono sul palco alle ore 21, con puntualità quasi elvetica. In realtà Ste Barigazzi (chitarra e voce) e Enry Zanni(batteria) arrivano da Reggio Emilia e, malgrado la giovane età,dimostrano grande maturità artistica. I due ragazzi nutrono infinita stima e grande amore per il blues delle radici, quello di Robert Johnson, Muddy Waters, Junior Kimbrough o Charlie Patton per intenderci. Il duo non si ferma però ai ruvidi suoni del Mississippi,bensì propone accattivanti rivisitazioni elettriche di ballate d’autore, come Someday Babe di Bob Dylan e Out On The Weekend di Neil Young. Nella scaletta trova spazio anche Burn,un accattivante rock blues tratto dal loro recente album Room 21, che contiene dieci brani originali. Non lasciamoci trarre in inganno dalla formazione minimale: la qualità dei suoni, l’incalzante ritmica e la bella voce di Ste offrono un groove altamente coinvolgente. I “Poveri Ragazzi” hanno arricchito la serata con quaranta minuti abbondati di energia pura, e il pubblico li ha gratificati con calorosi e sinceri applausi.

Il tempo di riorganizzare le strumentazioni ed ecco che il palco riprende vita. La band di Eric Gales occupa gli spazi preposti: Byron Carter al basso e tastiere, Ladonna Gales alle percussioni e voce, Nick Hayes alla batteria; i primi caldi suoni emergono dalle tenui luci anticipando l’ingresso di Eric, accolto con entusiasmo dai cinquecento spettatori presenti.

Eric Gales, classe 1974 è un talentuoso chitarrista originario di Memphis che unisce al blues sonorità rock, soul, fusion e funky. Il suo quattordicesimo disco, Middle Of The Road è stato pubblicato lo scorso, ed è impreziosito da presenze di spessore come Gary Clark Junior e Lauren Hill. Le qualità dell’artista sono apprezzate da illustri colleghi come Joe Bonamassa, che lo considera uno dei migliori chitarristi al mondo, se non il migliore e Carlos Santana, che lo definisce assolutamente incredibile. Altri, come Dave Navarro si stupiscono per il fatto che sia raramente citato dagli addetti al lavoro.

Si parte dal blues con i suoni taglienti emessi dalla sua chitarra destrorsa con le corde rovesciate; dicono che sia un falso mancino ma poco importa, i risultati sono reali. La band è di elevato livello, il sostegno ritmico è preciso ed efficace. La voce calda, convincente di Eric è ben sostenuta dai background della consorte Ladonna. Il chitarrista passeggia con disinvoltura nei territori del rock, accarezza i suoni funky, le intimità gospel ed il soul. L’amplificazione è potente, i decibel sono tanti, forse troppi, ma ci portano indietro nel tempo, nei magici anni ’70. Eric ha un approccio molto empatico, comunica con il pubblico e racconta qualche aneddoto della propria vita, del suo credo. Parla di ricorrenze, felicità, amore per la propria donna; racconta di essere “pulito” da due anni, e trasmette la gioia per questa risultanza: “Bisogna aiutare sè stessi per essere in grado di aiutare gli altri”.

Gales è un “animale” da palcoscenico: carismatico, trascinante, carico di energia! I suoni richiamano parte del pubblico, che balla sotto il palco, ipnotizzata dai coinvolgenti ritmi. L’atmosfera è caldissima.

Forse i puristi del blues non apprezzeranno divagazioni jam & fusion, metteranno in discussione gli assoli un po’ fuori moda, saranno disturbati dalle contaminazioni pop e l’eccesso di rock, ma per una volta lasciamoci trasportare verso una dimensione totale, di puro divertimento, ma sicuramente non banale.

Lo show è stato coinvolgente, le due ore del concerto sono trascorse in un attimo grazie ad un elettrizzante miscela di musica e luci. Confesso che I miei apparati uditivi sono stati messi a dura prova, ma posso dire di essere rientrato a casa sicuramente appagato.

Un affettuoso grazie a Manuela Reggiori, per la squisita disponibilità offerta, e ad Anna Minoli, per la preziosa collaborazione.

 Foto di: Roberto Bianchi