Ana Popović + Opening Gospel Book Revisited

Ana Popović + Opening Gospel Book Revisited

Ameno (NO) / Piazza Marconi


06/07/2019 - di Gianni Zuretti
Ogni volta che si giunge ad Ameno si ha la sensazione di rituffarsi negli anni ’60, decade  in cui il boom economico aveva spinto molte famiglie milanesi e torinesi a concedersi in affitto un buen retiro sulle sponde dei fascinosi laghi prealpini. Qui tutto gira attorno a quell’accoglienza semplice e diretta, anche in quel contesto un po’ fanè tipico dell’epoca e nella consapevolezza che l’ospite,  seppure di passaggio in quanto si trova lì unicamente per partecipare ad un evento musicale, va fatto sentire come a casa propria. Ecco allora che quelle viuzze, quella piazza, il tendone accogliente, il buon cibo consumato sulla balconata-giardino e l’organizzazione ormai rodata e perfetta, hanno il sapore caldo e antico di quella musica che speri di ascoltare di lì a poco. Di solito finisce così, tant’è che si può sorvolare se, raramente, qualche artista non mantiene le premesse. Ma andiamo per gradi.

 

Gospel Book Revisited

Bene ha deciso la direzione artistica di questa 15^ edizione nell’assegnare l’importante visibilità ai Gospel Book Revisited, perché se serviva una consacrazione per la giovane band torinese, non poteva esserci luogo migliore dell’Ameno Blues Festival,  esibendosi davanti ad una platea di oltre 500 persone, un pubblico la maggior parte del quale era probabilmente accorso al richiamo della star Ana Popovic anche se, un nutrito gruppo di persone, e noi di Mescalina eravamo tra queste, era motivato ad ascoltare alcune anteprime live di brani  che costituiranno l’ossatura del nuovo album dei GBR dal titolo evocativo “Morning Songs & Midnight Lullabies”.  Il lavoro è già in pratica terminato ma verrà pubblicato solo ad ottobre e per ora è ancora supportabile con il  crowdfunding lanciato dalla band al seguente indirizzo. (https://www.musicraiser.com/projects/14817-morning-songs-midnight-lullabies/artists). Sosteniamo la musica indipendente! Il disco annovererà importanti  ospiti, citiamo  Luther Dickinson  per tutti.

Cinque sono state le canzoni tratte dal nuovo disco (su tredici eseguite nello show), e sono apparse tutte di notevole qualità. Il set è stato un colpo di fascino ed energia, una cavalcata di quasi 50 minuti tirati al massimo per riuscire a dimostrare al pubblico tutto il valore della band e nel contempo non togliere spazio all’ospite d’onore.

I GBR non hanno disatteso le aspettative e grazie alla loro sapiente miscela di blues, soul, folk e rock hanno conquistato tutta la platea che convintamente ha tributato loro consensi a scena aperta, tanto da richiedere i bis  nonostante incombesse il desiderio della Popovic di salire sul palco, cosa che poi ha avuto il sopravvento.

Tra le nuove canzoni si segnalano per bellezza e originalità la delicata Mine, con intro del basso, il ritmo in levare ed un gioco di voci tra Camilla e Umberto a suggello di un brano corale con lunga coda cantata che nel disco vedrà proprio Dickinson ospite alla voce. Ma di grande presa abbiamo ascoltato anche There Comes My Time, una ballata molto evocativa che diventerà sicuramente un cavallo di battaglia nei loro live.  Come pure ha convinto Dreamtime Lullaby, splendido l’utilizzo della viola rilevata poi dalla cigar box e affascinante il cantato di Camilla Maina, che ha steso tutti con una Roll Jordan Roll, il traditional spiritual a cappella in cui si è mostrata una volta di più un talento purissimo che pare possedere (ha solo 22 anni) margini di crescita impressionanti. Nell’ambito dell’ottima sezione ritmica sottolineiamo la prova stoica di Samuel Napoli che ha suonato con il “ginocchio della grancassa” ingabbiato in un tutore. La band torinese, sotto la regia del poliedrico “fratello maggiore” Umberto Poli, è senza dubbio una delle espressioni e realtà più intriganti nel panorama della musica roots jam band americana al fuori dai propri confini. Non vediamo l’ora che arrivi ottobre che ci porterà il nuovo album e scommettiamo che saranno soddisfazioni.

 
I Just Want to Make Love to You
I Don’t Know Her Name
Keep Me Wild
Dreamtime Lullaby
When The Levee Breaks / John The Revelator
The World Is Liquid
Roll Jordan Roll
There Comes My Time
Mine
Clean Up Woman
If I’m Luck
Shine and Burn
Mary And The Fool

 


Ana Popović

Quando ci si trova al cospetto di un personaggio come la Popović, che da oltre 20 anni riceve riconoscimenti, unica donna, nell’ Esperience Hendrix Tour, calca i palchi di mezzo mondo con crescente successo  (al ritmo di 100 date all’anno!) ci si interroga sull’effettivo valore intrinseco dell’artista e nello specifico quanto l’esser donna in primis e, in aggiunta, particolarmente avvenente, abbia dato un impulso determinante al suo successo. La risposta non è semplice in quanto è palese che Ana sia dotata tecnicamente con la chitarra, infatti, la sua tecnica, mai  appariscente e fine a se stessa, risulta molto efficace e ha pochi eguali tra le chitarriste rock, la sua voce però mostra qualche limite, certamente  sulle tonalità medio basse e quando va a cercare le note più alte perde in piacevolezza.

Come autrice la sua scrittura, anche nell’ultimo album dove si è pur accompagnata nel comporre i brani con Keb Mo’, risulta un po’ piatta e nel complesso pasticciata, forse orientata furbescamente ai vari pubblici, così mixata tra blues (poco) rock (molto) e funk (troppo),  se poi aggiungiamo che il suo modo di proporsi sul palco appare un po’ algido, si può affermare che il suo set alla lunga risulta complessivamente un po’ freddo,  poco coinvolgente, insomma, ti lascia con un che di incompiuto del tipo: bello? Ma non saprei.

Ma si sa, il pubblico ha sempre ragione e i critici molto spesso non ci beccano, per cui ciò che conta è sempre la risposta della platea che ha mostrato di gradire, anche questa volta, come peraltro già accadde nel 2007 in una delle prime edizioni di AmenoBlues, perciò, una volta di più, bene ha fatto l’organizzazione a farla tornare per la gioia di molte orecchie ed ancor di più, ça va sans dire, per la totalità degli occhi.

Il suo set è stato vigoroso, accompagnata da una band rodata composta da italiani e americani,  con due fiati (Claudio Giovagnoli al sax) hammond e tastiere (Michele Papadia ottimo  turnista che ha suonato con tutti e attraversato i generi) oltre ad una rutilante sezione ritmica guidata dall’ottimo bassista (Buthel Bass), Ana ha pescato solo tre brani dal nuovo Like It On Top andando invece a saccheggiare il triplo Trilogy, che tanta soddisfazione di critica e pubblico le ha dato. Un paio le cover tra cui si è distinta una particolare versione di New Coat Of Paint (Tom Waits) con solo di sax. I suoi solo sono apparsi sicuri, con una padronanza assoluta dello strumento, forse perfettini ma privi di fantasia, quella che dovrebbe trovarsi in un chitarrista che vanta ascolti e ispirazione da nomi altisonanti a cui ha sempre detto di essersi riferita.

 
Intro (solo band)
Ana’s shuffle
Can You Stand The heat
Object of ossesion
Love You Tonight
Train
Long Road Down
New Coat Of Paint (Tom Waits)
Johnnie Ray
If Tomorrow Was Today
Summer Rain
Brand New Man
Like It On Top
Lasting Kind Of Love
Fencewalk (Mandrill)
Tribe

Fotografie di: Giovanni Daniotti