Ameno Blues 2018

Ameno Blues 2018

Ameno


06/07/2018 - di Helga Franzetti
Amenoblues 14a edizione

The night of Guitars and Drums - 6 luglio 2018

Partenza col botto per la quattordicesima edizione di uno dei festival più attesi dal popolo del Blues: le chitarre di Morbioli, Strauss e Fletcher, sostenute da una band eccellente, hanno infiammato la serata piemontese davanti a un pubblico numeroso ed entusiasta.  La rassegna, costruita questo anno intorno a due weekend d’inizio e fine estate (la seconda parte è in calendario il 7/8 di Settembre), è ormai in grado di radunare non solo gli amanti del blues ma tutti coloro che hanno voglia di ascoltare della buona musica. Amenoblues cammina sulle sue gambe e rimane fortemente ancorato al desiderio che ne ha dato i natali, vale a dire offrire, attraverso un’attenta direzione artistica, un’elevato standard di qualità, perché ancora esistono quelle iniziative costruite solamente sulla passione e dedizione di chi ci lavora, sulla convinzione di non essere tagliati per proporre polpettoni commerciali e poi arieggiarsi facendo i conti con i numeri.

Il piccolo borgo, incasellato fra le colline novaresi e l’incantevole specchio del lago d’Orta, ci offre ogni anno incontri con musicisti di fama internazionale, non tralasciando di dedicare un grosso spazio agli artisti italiani. Dal 2015 The Night of the Guitars è parte integrante del programma di Amenoblues e dalle notti di piazza Vittorio Veneto passano Paolo Bonfanti, Dany Franchi, Heggy Vezzano, Gennaro Porcelli, Maurizio Gnola, Vladimir Demyanov, per citarne solo alcuni. 

Questa volta tocca al nostro Roberto Morbioli tenere compagnia a due colossi come Kai Strauss, from Germany, reduce dal prestigioso riconoscimento da parte dei Blues Awards tedeschi come miglior chitarrista, e Kirk Fletcher, from USA, che nel suo autorevole curriculum annovera collaborazioni, tra le altre, con Charlie Musselwhite, Joe Bonamassa e The Fabulous Thunderbirds.

Morbioli è indubbiamente dotato di un grande carisma e assume il ruolo di “capitano” nel pilotare la superband per tutta la serata, trasportando con entusiasmo l’equipaggio di Ameno.

Novità assoluta, voluta fortemente dal patron Roberto Neri, un set con due batterie tutte da godere, dietro alle quali sono seduti musicisti con una carriera artistica di tutto rispetto: Cesare Nolli, strumentista eclettico e polivalente e Nick Taccori che con la genuinità del suo sorriso, ci fa chiaramente capire quanto ami stare sul palco.

La scelta si è rivelata un esperimento più che riuscito: la forza motrice della sezione ritmica, con il supporto di un Legramandi-killer al basso, ha sostenuto il sound e ergico e appassionato delle sei corde mentre il maestro Pippo Guarnera ha avuto modo di sbizzarrirsi sulla tastiera del suo Hammond in numerose occasioni (“bisognerebbe ripetere queste esperienze più volte, erano anni che non mi divertivo così tanto in un set”)

L’apertura viene affidata al chitarrista di casa e la sua Gibson sceglie ritmi funky per scaldare la platea: due pezzi originali, poi una lunghissima Woman Across The River di Freddy King che mette in risalto la magica intesa creatasi fra la band, tra stacchi precisi, ritmi in crescendo e discese che danno respiro. Il basso potente e l’hammond che arricchisce il set sottolineano quel gusto blues alle note di inizio serata, mentre gli assoli brucianti e la grinta di Morbioli si fanno largo tra le fila del pubblico che plaude al chitarrista veneto.

Il basso di Legramandi è un treno che viaggia a tutto regime sulle note di Whipping Post con le due batterie al seguito che degnamente rendono  omaggio a quel sound alla Allman che ha indelebilmente disegnato la storia della musica.

Il passaggio di consegne tra Morbioli e Strauss avviene su un pezzo che il veronese propone in acustico e slide trasportandoci sulle strade del Mississippi e lasciando la scena al collega solo dopo aver acceso il dialogo tra le due chitarre e chiesto manforte al pubblico.

Strauss, invece, ci conduce subito nella Wind City: il mood è quello del blues elettrico di Chicago e la sua raffinatezza nell’accarezzare le corde della Fender, lascia subito intuire di che pasta sia fatto.

Alternando pezzi originali e classici delle 12 battute, ci offre un altro omaggio ad Albert King e una versione da brividi della bellissima “Hard Life” di Guitar Shorty, che incarna tutta la passione e lo spirito del blues. Quando finalmente le zanzare vanno a dormire, parte uno swing dall’andatura ondeggiante, e i tasti sotto le dita di Guarnera lasciano spazio ad acrobazie esaltanti e adrenaliniche che sottolineano la particolare euforia del set.

La cosa più bella, oltre all’ottima musica suonata, è stata la dimensione attorno alla quale ruotavano tutti i musicisti, riuscendo a divertirsi come adolescenti in festa e a trasmettere quel clima decisamente unico che si era venuto a creare.

Quando il testimone passa a Fletcher, è di nuovo swing e Guarnera non può fare a meno di scatenarsi, d’altronde è il suo gioco preferito. Si rimane sulle strade di Chicago, percorrendo qualche sentiero rock ‘n’roll: il chitarrista americano è veloce, pulito e versatile, in grado di estrarre dalla sua Fender dei suoni favolosi con estrema disinvoltura. E’ una persona squisita, di un’umiltà spiazzante. Stava lì ad aspettare il suo turno con la chitarra in spalla, non lontano dal palco ascoltando con attenzione i suoi colleghi. Il rispetto per la situazione, i musicisti, la classe di cui è dotato e che ha brillato sullo stage di Ameno, hanno dato dimostrazione di quello che un vero artista dovrebbe essere.

Nel momento in cui sale sul palco la squadra al completo, i tre chitarristi formano un tridente d’attacco perfetto, tengono alto il ritmo di gioco e si passano la palla di prima, si intersecano abilmente senza attorcigliarsi sulle corde e fanno da contrappunto al ritmo sintonico delle due batterie. Ma è sulla lunghissima e appassionata versione di Ain’t Nobody Business che le emozioni si trasformano in quello che è il blues allo stato puro, quel blues che prende il cuore e l’anima.

La voce di Morbioli si fa calda e graffiante, Fletcher inchioda un assolo che ferma il battito (e pare lo faccia con una facilità incredibile)e Strauss abbellisce con gusto e raffinatezza ogni passaggio. Le batterie e il basso crescono in perfetta sintonia, mentre i tappeti di Hammond danno quel tocco degno di ogni slow che si rispetti. E non finisce qui, perché gli spiriti dei fratelli Allman sembrano ancora in attesa di qualcosa… così Morbioli imbraccia nuovamente la sua acustica mentre Nolli intona Midnight Rider con l’aiuto delle voci di Legramandi e Taccori, regalandoci un finale suggestivo e quasi commovente a conclusione di una serata rimasta nella memoria di Amenoblues come una delle migliori in 14 anni di festival.
Note di merito all’organizzazione, allo staff, al service, agli amplificatori Breach Amps (che nel caso specifico sono stati utilizzati da Fletcher ma la serata successiva hanno retto alla grande le fucilate di Barigazzi), al Gumbo e all’ottima birra.

Foto di: Adriano Siberna

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