Peter Wolf

Peter Wolf

New York / City Winery


06/04/2018 - di Andrea Lenti
Uno dei sensi della vita è saper o poter mantenere l`asticella alta anche negli anni del declino o della vecchiaia. Peter Wolf, classe `46, nella vita non poteva fare altro che la rock star. Con quel fisico lì, quei capelli lì, quella voce e quei movimenti lì, è uno di quei pochi predestinati ai quali la vita ha dato tutto per salire su un palco e guidare una rock and roll band. Lo ha fatto per molto tempo, con la J. Geils Band, con la quale ha venduto milioni di dischi, e continua a farlo ancora oggi, con dignità e gusto, aiutato da una band della madonna, due chitarre sopraffine, batteria, basso e tastiere portando in giro per gli Stati Uniti il suo sound intriso di soul, rock e di quel tipico suono americano che è poi simile a quello di Southside Johnny o Little Steven.

Due  concerti sold out alla City Winery, io ho potuto vedere il secondo, seduto su un trespolo con visuale su tre quinti della band. Pubblico appassionato e competente, panterone newyorkesi di 50-60 anni scatenate e un po` sgangherate sotto il palco, ammiccanti alla ricerca di un contatto con Peter, acustica impeccabile e divertimento alle stelle. Quasi due ore di classe, stile, sex appeal e gran voce, un fisico da trentenne e movimenti Jaggeriani appena accennati. Il repertorio solista la fa da padrone, poche le concessioni al repertorio J. Geils, su tutte una Love Stinks da brivido. Aneddoti a non finire, simpatia contagiosa, come quando racconta delle sue origini del Bronx mettendosi ad imitare la camminata tipica del quartiere quando aveva dieci anni, oppure un omaggio commosso a Tom Petty (Don`t Do Me Like That) introdotta da un aneddoto secondo il quale Wolf sostiene che Petty l`aveva scritta per lui e poi, per strane ragioni, non ha mai potuto pubblicarla.

Accenna ad una perfetta imitazione di Jagger durante Nothing But the Wheel (poi si mette a ridere e smette subito) ed aneddoti gustosi su Keith Richards, Gram Parsons e sulle piccole "vendette " contro quelli che a inizio carriera non lo cagavano e pochi anni dopo, dopo i primi successi della J Geils Band, lo chiamavano per cantare insieme a lui. I momenti più alti sono stati quelli più soul, a volte Wolf sembra essere un predicatore di Harlem, si inginocchia , si butta per terra tarantolato mandandoci tutti in visibilio. Insomma, l`America è piena di grandi artisti e personaggi incredibili, ma il Sig. Wolf dal Bronx e poi Boston, è  uno dei veri fuoriclasse. Cuore, anima, talento e guasconeria.

E’ stata una bella serata, l`asticella di cui parlavo all`inizio è rimasta piuttosto in alto; cosa c`è di meglio che cantare rock and roll a 72 anni ed avere ancora tanta dignità, bellezza, credibilità ed anima dalla tua parte ? Las Vegas può attendere, Keep on rockin`, Mr Wolf!