Don Dilego

Don Dilego

Roma / Le Mura


06/04/2018 - di Giovanni Sottosanti
Esci di casa convinto che il locale sia quello, parcheggi anche facilmente, poi, nel momento in cui inizi a scorgere una gran quantità di persone che si dirigono nella tua stessa direzione, ti si insinua il dubbio, anche perché l`età media dei tuoi eventuali compagni di concerto è decisamente molto bassa. Cavolo! Hai sbagliato locale! Non era mai capitato! Bisogna preoccuparsi? Forse no, perché il locale giusto e quello sbagliato sono nello stesso quartiere ed entrambi hanno ospitato e ospitano concerti di matrice roots, rock, country, blues, etc. Lo spostamento da un locale all`altro implica però notevoli difficoltà nel reperire quello spazio vitale definito comunemente "parcheggio per la macchina". Non contento di essere uscito tardi da casa, accumulo ulteriore ritardo sull`orario di inizio del concerto grazie a queste ulteriori vicissitudini. Per farla breve arrivo a Le Mura che la Ma Steven Band ha già suonato e la cosa non è per niente bella! Ma neanche un po`! Aspettavo da tempo di rivedere Max Di Stefano e i ragazzi dopo la bella impressione suscitata nel concerto con i Gang di settembre scorso. Peccato, non me ne voglia Max, alla prossima!

Don DiLego è invece forse al terzo pezzo, con lui sul palco Derek Cruz alla seconda chitarra, pronto ad accompagnarlo lungo un viaggio che dal Massachussetts percorre le vie di un country-roots-pop-heartland-rock, bagnato dal mare e illuminato dal sole della California. Una carriera ormai più che quindicinale per questo ragazzo alto e magro, semplice, simpatico e disponibile, molto apprezzato da colleghi come Jesse Malin e Willie Nile e da una buona fetta di appassionati.

Un cantato diretto e immediato, melodie accattivanti, ritornelli che vanno a segno, prevalgono atmosfere luminose e spazi aperti. Gli ultimi tre dischi, Photographs of 1971, Magnificent Ram A e Magnificent Ram B Sides ne hanno sancito la definitiva maturazione. Brani come Falling Into Space, Different Man e I`m Not Like Everybody Else danno la spinta giusta a tutto il concerto. Una cover elettrica, potente e rabbiosa di State Trooper ricorda a tutti quale sia la stella polare che guida il nostro cammino. Tornano atmosfere pop e melodie corali con Take The Wheel e Different Man, si viaggia a tetto scoperto e sole in faccia con Shipwreck e Strangers, mentre A Wishful Poem tocca corde più intime e nascoste, un pezzo che parte come una ballad soffusa per poi aprirsi ad un ritmo da road song.

Your Great Escape e Television Sun ci mostrano invece il lato più cantautorale e dylaniato di Don Dilego. Il finale diventa festa collettiva, la Ma Steven Band sul palco e sotto palco, per la precisione al bancone del bar, per versioni all together, caciarone ed etiliche di The Weight e To Love Somebody. Un concerto importante e sincero, vibrante e riflessivo, senza clamore ma con i suoni e le parole giuste al posto giusto. Infatti...al posto giusto...la prossima volta vietato sbagliare location!

Foto di: Antonio Ruotolo