Little Steven And The Disciples Of Soul

Little Steven And The Disciples Of Soul

Milano / Alcatraz


05/12/2017 - di Giovanni Sottosanti
Sei sotto quel palco e benedici il momento in cui hai deciso comunque di comperare il biglietto e partire, senza con questo rinnegare minimamente il disappunto precedentemente espresso per l`annullamento delle successive date italiche. Il pirata e la sua ciurma di quindici (15!!!) elementi vanno all`arrembaggio di un Alcatraz progressivamente riempitosi, dopo l`iniziale colpo d`occhio che intorno alle 20.30 lo vedeva desolatamente vuoto. In circa due ore e mezza di show torrido e vibrante, Stevie e la banda non fanno prigionieri e riversano sul pubblico un caleidoscopio di emozioni, suoni, colori, vibrazioni e immagini che riempiono il cuore e i polmoni.

Avevo assistito al concerto di quest`estate a Pistoia, bello da un punto di vista scenografico e come disegno musicale, purtroppo penalizzato gravemente da un audio pessimo. Questa sera sembra quasi un`altra band, tanto il suono esce compatto, preciso, corale, ogni strumento al suo posto, due chitarre, basso, batteria, tastiere, piano, percussioni, cinque fiati e tre coriste (!!!), un insieme impeccabile sotto l`attenta regia del direttore d`orchestra. Anche l`intensità della performance si avvantaggia notevolmente dello spazio chiuso e più ristretto rispetto alla piazza, decisamente scenografica ma anche più dispersiva.

Il buon Miami Steve appare molto rilassato, contento, ironico e scherzoso, parla molto tra un brano e l`altro, regalando aneddoti e flashback della sua infanzia. Ci sarebbe da dire della sua voce, sicuramente l`anello debole della catena, ma va bene così, i Disciples of Soul sono lì per questo, per supportare e accompagnare il proprio capo, un corpo e un`anima soli. Una vera big band con i fiocchi, un fantastico veliero a bordo del quale salpare verso mirabolanti avventure musicali. Un viaggio in cui Steve Van Zandt & The Disciples of Soul abbracciano con estrema disinvoltura tutti i generi musicali, dal rock epico e fiero dell`iniziale Even The Losers, commosso e doveroso tributo a Tom Petty, passando attraverso il blues di Etta James con The Blues Is My Business e degli Electric Flag di Groovin`It Easy, toccando il doo wop nella splendida The City Weeps Tonight, il soul trascinante e funkeggiante di James Brown e della sua Down And Out In New York City, il r&b di Some Things Just Don`t Change, regalata a suo tempo al fratellino Southside Johnny, l`omaggio a Morricone con Standing In The Line Of Fire, elargita invece a Gary U. S. Bonds, sbarcando poi in Jamaica per un tuffo negli anni `80 e nelle calde sonorità reggae con le trascinanti Solidarity, Leonard Peltier e I Am A Patriot, quindi l`oasi acustica con Princess Of Little Italy, un altro tuffo negli anni `80 di Videomusic e Bitter Fruit, fino al punk, che colora il finale con una Merry Christmas (I Don`t Want To Fight Tonight) in cui Little Steven chiama a raccolta i Ramones.

In mezzo a tutto questo, girano tonnellate, ettolitri di Jersey Sound della miglior caratura, grondante cuore, calore, sudore e passione, cantato e suonato come Cristo comanda, quel suono pieno, corale, collettivo, che ti rende turgide le giugulari, ti gonfia il cuore nel petto e ti fa cantare a squarciagola verso il cielo I`m Coming Back, Love On The Wrong Side Of Town, Until The Good Is Gone e Angel Eyes, ma soprattutto ti spara dritto in Paradiso con Ride The Night Away e I Don`t Want To Go Home. In bella mostra anche brani della sua carriera solista passata e recente, come I Saw The Light e Saint Valentine`s Day, tratta dall`ultimo disco Soulfire, Salvation, proveniente da Born Again Savage, Forever, dal primo, glorioso, Men Without Women e soprattutto Out Of The Darkness, dal secondo disco Voice Of America, una canzone e un augurio per chiudere il viaggio, si atterra, si torna a riva, questi pirati non sono poi così cattivi... Nella fredda sera milanese, in lontananza, mi pare di sentire un canto, che fa più o meno così...we`re gonna ride the night away.

Foto di: Giovanni Daniotti