Jazzmi 2018

Jazzmi 2018

Teatro dell`Arte. Triennale di Milano


04/11/2018 - di Paolo Ronchetti
Colin Stetson non è un semplice sassofonista. Stetson è un rivoluzionario del suo strumento al pari di Hendrix, di Coltrane, di Stratos. Un musicista che non è un musicista Jazz ma uno sperimentatore a tutto tondo che utilizza i suoi sax come fossero un’orchestra, senza sovraincisioni o basi. Un musicista che mescola Glass, Reich, elettronica, dance, il tuvan throat singing, il canto armonico tibetano, la trance music, la musica degli aborigeni australiani e molto molto altro ancora simultaneamente e nello stesso brano! Un musicista che, nella sua quadrilogia, ha avuto, ospiti, cantanti come Laurie Anderson, My Brightest Diamond, Bon Iver (con cui ha fatto più di un tour anche in duo). Un musicista che ha preso la tecnica della respirazione circolare e l’ha applicata in maniera totale alla sua musica.

Anche questa sera la cosa che ha sorpreso chiunque lo vedesse per la prima volta è stato scoprire che era proprio tutto vero: la decina di suoni che uscivano dalle casse (quelli che come dicevo prima ne ispirano sonorità e composizioni, più tutto quello che lui mette di suo) erano veramente prodotte da Stetson dal vivo, simultaneamente, senza basi, senza loop registrati, senza elettronica, senza nessun “trucco” se non quello di usare almeno una decina tra sensori e microfoni interni ed esterni al suo strumento e, forse, differenti delay per ogni microfono!

Il concerto inizia con un respiro profondo e ripetuto mentre il Sax Tenore si avvicina alla bocca lentamente. Le note, mi pare di The Righteous Wrath Of An Honorable Man, escono fluide e rapide. I suoni si sovrappongono senza mai spegnersi grazie alla respirazione circolare. Mi guardo intorno e non c’è quasi nessun viso che non esprima meraviglia; non c’è quasi nessuno non che scruti il palco alla ricerca del “trucco”. Il brano finisce tra gli applausi e Stetson, con calma, prende in mano il gigantesco Sax Basso da Banda Militare. Due respiri profondi e parte Judges. Il risultato ora è un suono che sembra alzare la polvere dal pavimento; che scuote la terra dalle fondamenta; che diventa aria e vento tumultuoso; Fuoco che arde e scalda; acqua che scroscia e poi ghiaccio e temporale; respiro e urlo! Il brano si modifica rispetto alla versione su disco: la parte centrale è completamente riscritta probabilmente concerto dopo concerto, fraseggio dopo fraseggio, respiro dopo respiro.

Da qui in avanti, per circa un’ora, sembra che il tempo si sospenda. Anche quando Stetson prende tra le labbra uno strano strumento (dopo lunghe chiacchere con musicisti amici l’ipotesi è che possa essere una specie di Clarinetto Contrabbasso in Metallo non in Sib) il risultato non cambia: il Tour De Force della sua musica, fatta di arpeggi, percussioni, respiri e voci, è capace di avvolgere uno ad uno tutti gli spettatori e portarli verso l’infinito.

Grandissimo successo e ancor più grande meraviglia!

Nel 2011, sul pauroso talento di Colin Stetson, scrissi una recensione “quasi definitiva” proprio qui su Mescalina.it per il suo New History Warfare Vol. 2: Judges: recuperatela se volete.

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