Paolo Bonfanti & Francesco Piu

Paolo Bonfanti & Francesco Piu

Besozzo / Teatro Duse


04/05/2018 - di Helga Franzetti
Il buono e il cattivo: non che uno dei due abbia animo malvagio, ma le loro chitarre si intrecciano tra i suoni puliti e limpidi del “buon vecchio” genovese e i contraccolpi secchi e sudati del più giovane isolano. La parte difficile era far andare d’accordo il buono e il cattivo: Paolo Bonfanti e Francesco Piu ci sono riusciti.

I due si alternano con equilibrio, tra composizioni personali e qualche rivisitazione che omaggia i traditional e la musica del diavolo. Si ritagliano anche uno spazio in solitario, dimostrando quanto un professionista sia in grado di “tenere il palco” solo in compagnia della sua ombra.

Si comincia a cappella, una piccola introduzione solo voci su Hold On, poi Paolo parte subito con la sua acustica lasciando la scia di un assolo sul quale si interseca il ritmo sincopato di Piu con il suo slide che sporca l’angelico inizio.

Si passa dal folk al gospel, dal blues di BB King (You Upset My Baby), dove il mancino imbraccia l’elettrica facendo da specchio all’acustica di un Piu che anche con la voce sa il fatto suo, a una Trouble so Hard con il tocco melodico di un Bonfanti sopra le righe. Non so se Francesco si aspettasse una cosa del genere (il pezzo originale è più aggressivo) fatto sta che l’armonia trasuda passione e romanticismo allo stesso tempo, cresce sul finale con la grinta che le spetta di diritto, ma rallenta di nuovo e termina in dolcezza…. qui il buono e il cattivo si sono inventati qualcosa di incantevole.

Ma è la seconda parte del set che rende la serata ancora più interessante:  Black Woman rasenta la psichedelia, Piu ci fa respirare un ipnotico Mississippi e Bonfanti pompa con i bassi della sua Eastwood.

Il sardo è un intrattenitore che sfodera tutta la simpatia della sua terra e cerca di scaldare il pubblico. Finalmente la risposta si ha su In The Cage, un rock n’roll tutto da ballare. Il finale è carica pura e, quando viene chiamato il bis, i due hanno ancora energia da buttare fuori, groove e ritmo da vendere.

Un plauso a chi, col cuore, ha ancora la forza e la voglia di ritagliare eventi come quello di ieri senza il timore (o il sentirsi in dovere) di attrarre grandi numeri a discapito della qualità: Alessandro Zoccarato, Musical Box e una giunta che si distingue ancora tra le piccole realtà illuminate della zona.