Jazzmi 2018

Jazzmi 2018

Teatro dell`Arte. Triennale di Milano


03/11/2018 - di Paolo Ronchetti
Venticinque anni passati tra Chicago, dove si è formata, e Londra, dove ora vive: Judi Jackson, con la sua accentuata teatralità, il corpo esile e una voce duttile e tecnicamente preparata, potrebbe stare già raccontata in queste righe. Accompagnata da un trio di giovanissimi ragazzi che arrivano a malapena a 23 anni (Will Cleasby – Drums; Joe Downard – Bass; Jamie Safir - Piano / Keys) sfoggia grande personalità e piccole infantili leziosità. La ragazza dirige la band nelle dinamiche e negli stacchi teatralmente come una veterana. Di contro i ragazzi, lei compresa, tentano di strafare su ogni brano senza mai fortunatamente deragliare. A volte esagerano nelle dinamiche e nelle intenzioni ma, accidenti, sono tecnicamente bravissimi e tengono il palco in maniera pazzesca.

La Jackson soprattutto, oltre ad essere brava tecnicamente anche come occasionale pianista, è capace di tenere in mano, sin dal primo brano, non solo il palco, ma tutto il pubblico del Teatro Dell`arte. E di certo non si vedono i suoi anni tanto è piena di talento. Tra standards, brani tratti da vecchi spettacoli di Broadway e brani autografi, tra cui segnalo la bella Wave con un testo “importante” dedicato alla salute mentale dei musicisti, la Jackson porta il pubblico in visibilio (il recensore leggermente meno) con un talento che sicuramente ha tutti i numeri per volare alto fuori dalla mediocrità.

Chiusura di concerto assolutamente scoppiettante e intenso con una The House Of The Rising Sun cantata su tre ottave.

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