Cristina Donà E Ensemble Strumentale

Cristina Donà E Ensemble Strumentale

Badia Fiesolana - Fiesole (fi)


02/06/2005 - di Vito Sartor
Cristina Donà e Ensemble Strumentale
      
"Nuovi Eventi Musicali"

02 giugno 2005
Badia Fiesolana - Fiesole (FI) Un evento irripetibile quello a cui abbiamo assistito presso l'Abbazia Fiesolana (536 d.c.), attuale sede della comunità dei Padri Scolopi Fiorentini: un grande modo per concepire la musica pop, elevarla, renderla più preziosa, nel contempo apportando un valore aggiunto anche alla cultura classica, senza sminuirla nella forma, lasciandola pura, inviolata e più fruibile ad un pubblico estraneo all'ambiente del conservatorio. Merito va dato all'Associazione "Nuovi Eventi Musicali" impegnata nel creare e promuovere eventi che abbiano la particolarità di comunicare attraverso un dialogo tra culture differenti, sempre e comunque promotore di Pace: non a caso la scelta di questo luogo, trasudante spiritualità, ha vestito la serata come nessun auditorium avrebbe saputo fare, soprattutto per l'ottima acustica.
Inizio puntuale, si spengono le luci e ai piedi dell'altare vengono azionati cento metronomi: è il "Poema Sinfonico per 100 Metronomi" (prima esecuzione fiorentina di Gyorgy Lieti), un invasione di cellule ritmiche, tutte diverse come a significare le differenze biologiche presenti in ognuno di noi che lentamente vanno a spegnersi in tempi e posizioni diverse. Fa il suo ingresso Cristina Donà, seguita dalla sua band al completo, accompagnata da Matteo Fossi ospite al pianoforte elettrico. L'esecuzione del "nuovo" ensemble omaggerà, come previsto dal programma, i Radiohead con tre celebri brani: l'apertura viene affidata a "Pyramyd Song", pezzo geneticamente predisposto alle divagazioni sinfoniche cinquecentesche, che viene riprodotto quasi fedelmente. Da subito notiamo le difficoltà incontrate dalla cantante italiana nel realizzare questo progetto: la performance rimane il più possibile fedele e, pur non mostrando particolari sbavature, si nota che tutto gira attorno alla sua voce che si fa più coinvolgente solo nella parte più alta del secondo brano eseguito, "You And Whose Army". Siamo assaliti da una forte emozione, coltivata sin dall'inizio da un susseguirsi di vibrazioni, delicate e uniformi, che hanno ricamato la prima parte del pezzo: la voce di Cristina disegna un'immagine di soffocamento, è come se il canto interpretasse un'azione di caduta in cui l'essere umano tenta di aggrapparsi per raggiungere la salvezza. Un'ottima impostazione diaframmale si sposa meravigliosamente con la pienezza dei suoni in un crescendo sonoro che riempie completamente le navate dell'Abbazia.
Entra in scena la musica classica, senza sfoggiare il suo solito grande virtuosismo, evitando ogni squallida impostazione pseudo-accademica, tanto promossa dai media e dalla borghesia artistica: esordisce semplice, vera e bella, con un grande atto di emotività. Non riusciamo a descrivere oltre "I Preludi e Fughe" (di Dimitri Shostakovich), non riusciamo a farli uscire da queste brevi e futili righe, ma vi assicuriamo che l'intensità e il sentimento nell'esecuzione di queste sonate per pianoforte (Matteo Fossi) sono state davvero significative, in sintonia con il messaggio culturale della serata e soprattutto, sottolineiamo ancora una volta, con il tentativo di fondere le diverse culture musicali al classicismo più tradizionalista. Assaliti dalla profonda sacralità del brano, "Ho sete" e "Padre nelle Tue mani rimetto il mio Spirito" (Sofia Gubaidulina) vengono amplificati dall'andamento passionale e duellante dei due interpeti, Francesco Dillon al violoncello e da Francesco Gesualdi alla fisarmonica.
L'ascolto di "No Surprises" passa via veloce come se venisse riprodotto dal nostro lettore, gli arrangiamenti minimali (piano-voce-xilofono e chitarra acustica) seguono gli stessi schemi utilizzati nella prima parte: una partenza di moderata intensità, a cui segue una versione di "Life in a Glasshouse" supportata, oltre che dal set di archi presente anche nel secondo brano, da tromba (Wladimiro Martini) e trombone (Andrea Rinaldi), più adatti a seguirne le originali trame jazz.
Giunge ancora una volta la rara bellezza prodotta da un'esplosione di suoni tutti diversi, l'insieme degli strumentisti (fisa, violoncello, violino, contrabbasso, elettronica) danno un particolare sostegno a tutto il brano in questione ("Motion Picture Soundtrack"), neutralizzano ogni imperfezione, ogni deformità generata da qualsiasi concetto rock, trasformando nel contempo il pop in musica colta.
A sorpresa l'ensemble intona le note di "Goccia": la versione, ridondante per le alte volte della chiesa, si calibra pian piano regalando un bel momento finale che anticipa i riti dei ringraziamenti finali.
L'impressione che questa sera ci ha invaso la mente è stata quella di trovarci a pregare per mezzo della musica: per una volta si può dire che gli amanti della musica hanno pregato a loro modo in un tempio.

Gyorgy Ligeti
Poema sinfonico per 100 metronomi

Radiohead
Pyramid song
You and whose army?

Dmitri Shostakovich
Dai preludi e fughe op. 87

Sofia Gubaidulina
Dalle ultime parole di Cristo...
"Ho sete"
"Padre nelle Tue mani rimetto il mio Spirito"

Krzysztof Penderecki

Candenza per viola sola

Dmitri Shostakovich
Dai preludi e fughe op. 87

Radiohead
No surprises
Life in a glasshouse
Motion picture soundtrack

Johannes Brahms
Intermezzo in mi bemolle

C. Donà
Goccia