Mary Gauthier

Mary Gauthier

Casnigo (bg)


02/05/2008 - di Christian Verzeletti
MARY GAUTHIER

02 maggio 2008 - Casnigo (BG) Un teatrino sperduto nella Val Seriana, piena provincia bergamasca, nascosto in un vicolo di paese: è qui che si esibisce Mary Gauthier e, per quanto in scala ridotta, il luogo si rivela una sorpresa, quanto mai adatta all'evento. Il Teatro del Circolo della Fratellanza di Casnigo è un piccolo gioiello restaurato, contornato di affreschi e di decori in stile commedia popolare; ha una capienza limitata, stasera riempita da un pubblico attento, che apprezza e che crea una cornice perfetta per il folk delle due protagoniste.
Il programma propone Mary Gauthier in coppia con Diana Jones, altra valida songwriter americana: le due stanno portando in giro per l'Europa il loro "Songs of sorrow and salvation from the American South Tour", uno spettacolo che le vede alternarsi sul palco prima singolarmente e poi insieme.
Comincia Diana Jones, sconosciuta ai più, che coraggiosamente attacca il suo set con un pezzo per sola voce: la sua "Cold grey ground" ha l'eco di un traditional, insegue arie antiche, a tratti irish, ed è un'ottima introduzione ad un set breve ma intenso, in cui vengono eseguite alcune canzoni tratte da "My Remembrance of You", (Signature Sounds, 2006). Dotata di una voce ben impostata ed ampia, questa signora del Tennessee segue la miglior tradizione del folk americano: in "Willow Tree" ripercorre le orme di Johnny Cash, mentre in "Henry Russell" fa memoria di una lettera d'amore scritta da un immigrato scozzese morto in miniera. Chiude con "Pony", una ballata sull'identità perduta dei Nativi Americani, giusto per ribadire quanto i suoi pezzi siano fatti di storia popolare, quella vissuta con sofferenza dai singoli e dalle minoranze. Della stessa pasta, solo un po' più amara e consistente, sono fatte le canzoni di Mary Gauthier: sin da "Falling out of love", primo brano in scaletta, si sente che il folk è impregnato di un elemento blues. Entrambe le musiciste provengono dal Sud, ma con Mary ci si sposta più verso la Louisiana e le interpretazioni si fanno più spiritate. Chitarra e voce, la Gauthier offre un set magnetico, in cui mette in risalto ogni ruga dei suoi brani: se in "I drink" emergono i fantasmi dell'alcolismo e di un passato familiare non certo agiato, in "Karla Fave" spicca una coscienza impegnata, che narra la storia di una delle tante condanne a morte ordinate da George Bush nel periodo in cui questi era governatore del Texas.
Da vera folksinger Mary presenta anche una nuova canzone, costruita attorno ad un filo di melodia solitaria, come nel suo stile ormai riconoscibile, fatto di dualismi tra luce e buio, tra vita e dolore. Con "Mercy now", durante la quale torna sul palco Diana Jones, si conclude la parte più sofferta dello spettacolo: da qui in avanti le due propongono una manciata di canzoni a due voci, fatte più di speranza e di salvezza.
Tra una ninna-nanna folk ("Twilight") ed una dedica a New Orleans, rabbiosa, affatto rassegnata, Diana e Mary raccolgono applausi sentiti, che riempiono il teatro e quasi le commuovono: la Gauthier si dichiara toccata, abituata com'è a suonare in "rock clubs and dirty bars", e poi offre tre bis, con parti vocali volentieri a cappella che rimangono sospese nell'ambiente. Le due salutano con una canzone d'amore, "Before you leave", eseguita senza microfoni a ridosso della platea, con le loro voci che si completano a vicenda in modo esemplare.
Quella di Mary Gauthier e Diana Jones è un'accoppiata riuscita. E quella di farle suonare al Teatro Circolo della Fratellanza una scelta azzeccata.
  Diana Jones:
Cold grey ground
Cracked and broken
Willow tree
Pretty girl
Henry Russell
Pony


Mary Gauthier:
Falling out of love
I drink
Karla Fave
I don't trust my eyes
Mercy now
If I had a gun
Twilight
Our lady of the shooting stars
Wheel inside the wheel
Hat song
Better times
Before you leave

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