Ben Ottewel

live report

Ben Ottewel Faenza / Museo Zauli / Strade Blu - Folk & dintorni 2019

01/07/2019 di Giovanni Sottosanti

#Ben Ottewel#Americana#Roots Gomez

Lui arriva in silenzio, maestoso, sorridente e con passo leggero. Si porta dietro sapori e colori che raccontano semplicità, immediatezza e una signorilità tipicamente inglesi.

Si scrive Ben Ottewell ma si legge Gomez, una delle band di indie rock più apprezzate e influenti da fine anni '90 in poi. La carriera solista di Ben, iniziata nel 2011, vanta invece tre album all'attivo, l'ultimo dei quali risale a due anni fa. Il cortile del Museo Carlo Zauli a Faenza è una cornice da togliere il fiato, quasi più del caldo afoso che caratterizza la serata. Lo spazio non è tanto grande e si riempie subito di appassionati. I diciotto anni di Strade Blu sono un motivo più che valido per uscire di casa e fare il pieno di emozioni, celebrando così una rassegna che porta avanti con coraggio e passione un percorso musicale e culturale mai scontato e banale, sempre contro le mode e i costumi imperanti, percorrendo le strade secondarie della musica, quelle battute da eroi di secondo piano, artisti di nicchia, tra folk, blues, roots rock e indie folk.

Atmosfera rilassata e sospesa, una birra da sorseggiare in compagnia degli amici, una chitarra, una voce calda e rassicurante che dal palco ti trasporta attraverso sentieri di scarna bellezza, percorsi dell'anima nascosti e preziosi, di quelli che quando li scopri poi non li lasci più.

Il viaggio attraverso le emozioni inizia con Steal Away, soffice ballata da A Man Apart di due anni fa, seguita dalla title track, brano più mosso e vivace. Patience & Rosaries da Rattlebag scava dentro l'anima, Free To Run e 78 Stone Wobble riportano in pista i Gomez in una versione, per forza di cose, più asciutta ed essenziale. Risalta la voce profonda e baritonale di Ben, alternata ad un falsetto che esplora territori più soul, strappa le corde a Eddie Vedder e in qualche tratto a Neil Young. Un chitarrismo figlio di John Martyn e Richard Thompson, intenso e vibrante, quasi una seconda voce. Colori brumosi e suoni rarefatti per All Brand New, dal debutto solista Shapes & Shadow del 2011, il pubblico trattiene il fiato per poi applaudire convinto. Ancora i Gomez di Mama Beach e Get Miles, per tornare nuovamente a Shapes & Shadows con Blackbird e Chicago.

L'anima soul di Ben abbraccia Smokey Robinson in una sentita rendition di The Way You Do The Thing You Do, per poi concedersi un giro a bordo dei Grateful Dead di Reckoning con una China Doll che risplende in tutto il suo fulgore acidamente acustico. Whippin' Piccadilly introduce il finale, perché la strada volge al termine anche se c'è tempo per raccogliere la nostalgica Red Dress da Rattlebag e chiudere da dove tutto è iniziato, i Gomez con Bring It On e Tijuana Lady.

Ben Ottewell si conferma musicista prezioso e unico, performer di classe, persona umile, gentile e disponibile. Non ha bisogno di urlare per farsi ascoltare, lo trovi lì, dove batte il cuore, ben saldo in quegli anfratti dell'anima in cui si ripongono i ricordi più veri. Per chi ha ancora voglia di chiudere gli occhi e sognare.