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Intervista Amor Fou - Cronaca, Riflessione, Contaminazione.
Amor Fou

Amor Fou

Cronaca, Riflessione, Contaminazione.


31/05/2010 - di Ambrosia J. S. Imbornone
Dopo un esordio fulminante con ´La stagione del cannibale´ (2007) e l’ep ´Filemone e Bauci´ (2009), gli Amor Fou sono tornati con una nuova formazione e un album più maturo (´I moralisti´, pubblicato dalla EMI) a mostrare ancora le strade ´differenti´, tra contaminazione e profondità, che può prendere la musica italiana, oltre la superficialità e la scolasticità. Ne parliamo con il leader Alessandro Raina , coproduttore del lavoro con Leziero Rescigno.
Mescalina: Il vostro è un progetto ambizioso, elegante ed approda ad una major. Potete costituire un esempio per chi magari abbassa volutamente il livello della sua musica, pensando di compiacere il pubblico, ma in realtà danneggiandosi?
*Alessandro: Beh, in questo caso il contatto con questa realtà è avvenuto a disco finito e non era possibile nessun tipo di ingerenza nella produzione. Comunque c’è stata la volontà da parte della discografica di puntare sul progetto così com’era: si è pensato che il progetto così com’era stato concepito, avendo maggiore divulgazione, potesse avere un appeal più forte rispetto ad altri progetti più ´prodotti´ o un po’ più ´compromessi´. Per adesso questa intuizione si sta rivelando giusta.

*Mescalina: Per quanto riguarda l’ideazione di questo secondo disco, che è nuovamente un concept, il progetto ha preceduto la composizione delle canzoni, per cui sono state scritte ad hoc? oppure sono prima nati spontaneamente alcuni brani e solo successivamente sono stati inseriti in un concept?
*Alessandro: In realtà la volontà di fare un disco con questo concept e questo titolo c’era già durante il tour del primo album: c’era infatti già l’intenzione di portare avanti le lancette rispetto al periodo in cui era ambientato il primo disco e fare una riflessione radicale sull’Italia di oggi, partendo dalla nostra generazione. Già nel momento in cui abbiamo portato a galla il progetto Amor Fou, infatti, non eravamo soddisfatti di quanto gli elementi di cronaca e di collegamento con la realtà di tutti i giorni attuale emergessero e avevamo deciso pertanto di andare in questa direzione. Poi la composizione delle canzoni è legata ai cambiamenti che il gruppo ha vissuto, per cui queste canzoni finalmente sono state suonate dal vivo e scritte in sala prove e non solo prodotte in studio. Questo elemento ha dato un’ulteriore spinta verso l’immediatezza dei brani, che sono stati subito sentiti da tutti come più immediati rispetto ai precedenti, confermando ulteriormente che la scelta di dare alle canzoni un taglio molto diretto, molto collegato ad un’urgenza, era giusta ed era quella che rappresentava meglio un progetto così.

*Mescalina: A proposito delle sonorità più dirette di questo disco, come mai avete deciso di utilizzare solo suoni analogici per questo album? Perché fossero più ´dilatati´, quasi dotati di una maggiore ´profondità´?
*Alessandro: Sì, in realtà già dal primo disco ci sarebbe stata la volontà di avere anche una scrittura più ´artigianale´, più legata – anche dal punto di vista strumentale, negli arrangiamenti – alla canzone d’autore, al pop, sia italiano che straniero, che apprezziamo. In quel caso però la presenza di Cesare Malfatti era stata molto vincolante, ma abbiamo sempre visto questo progetto come un momento della nostra carriera in cui potevamo fare cose che ci esprimessero al 100% e questa idea non poteva prescindere dal suono che hanno gli strumenti, dal suono che si può creare in sala prove suonando insieme, piuttosto che lavorando con i sintetizzatori e l’elettronica, che dà mille altre possibilità ma è anche molto condizionante per quanto riguarda il tipo di suono che si ottiene. E questo è stato il momento giusto per provare dei suoni analogici, perché queste canzoni vi si prestano molto meglio rispetto a quelle scritte all’inizio (con minore esperienza da parte mia)e il processo di arrangiamento è stato molto più veloce, dato che avevamo ormai identificato il nostro suono.

*Mescalina: A proposito dell’uscita di Cesare Malfatti dal gruppo e del cambio di formazione che c’è stato negli Amor Fou, è stato effettivamente importante per le sonorità attuali del progetto? Penso ad es. a quanto possa aver influito su una certa grazia folk, su suoni più essenziali, non solo il tuo gusto, come autore e coproduttore artistico con Rescigno, ma anche l’entrata da tempo nella band di Giuliano Dottori.
*Alessandro: Sicuramente lavorare con Cesare implica da un lato una grande consapevolezza del taglio da dare alle canzoni, dall’altro determina una certa uniformità: alcune sonorità sarebbero state impossibili con lui, che è una persona molto chiara nel dare delle coordinate che escludono implicitamente certe cose. E’ stato importante che Giuliano provenisse da un percorso folk-rock, più tradizionale e classico, rispetto a me e Leziero, che, oltre a un discorso cantautorale, abbiamo sempre voluto inserire elementi più trasversali, che citassero anche il post-punk, il rock contemporaneo, la new-wave. Avere suonato molto dal vivo con un musicista come lui, con un’esperienza diversa da noi, ma aperto a tante soluzioni e soprattutto abituato a stare sul palco, un musicista a cui piace suonare, provare, senza stare troppo a pensare a come sarà prodotto il suono, ci ha permesso di andare anche più concretamente al sodo. Il nostro sound è sempre molto vincolato all’immaginario che abbiamo io e Leziero, ma penso che se anche in un domani ci avvicinassimo ancora all’elettronica, verrebbe fatto in un modo più eterogeneo, vario, meno uniformante.

*Mescalina: Anche in questo disco, per quanto ci siano appunto sonorità analogiche, resta il carattere bifronte della vostra musica, da una parte legata alla tradizione (il beat, dalle origini alle rielaborazioni baustelliane, in qualche modo simili alle vostre, il cantautorato), dall’altra all’indie-rock, al post-punk, con il carico di distorsioni che comporta…Quanto conta per voi questo tipo di sperimentazione, a fronte di un panorama musicale in cui cantautorato sembra talvolta troppo ´seduto´ sulle solite soluzioni, mentre l’indie a volte si rifugia nel ´bizzarro´, perché sembra aver paura la classicità, la forma della grande canzone?
*Alessandro: Banalmente spesso ora si assiste anche in ambito indie ad una grande facilità di associazione di certi progetti a De Gregori o ad una certa scuola cantautorale italiana, molto affermata, ma che ha avuto poca discendenza e forse questo accade perché si vuole provare ad identificare una continuità nella musica…Io penso che sia molto importante che noi siamo musicisti non voglio dire ´maturi´, ma con una maggiore consapevolezza in media rispetto a progetti indie che bruciano le tappe più in fretta, senza avere avuto – in quanto più giovani – il tempo e il modo di approfondire l’ascolto della canzone d’autore, della scuola italiana anche melodica, non solo classica…Nel nostro caso ha contato il fatto di poter tirare le somme e decidere di misurarci con la canzone d’autore, avendo anche la maturità per poter affrontare certi temi, ma anche allo stesso tempo immaginare come sarebbe potuta suonare una certa idea, andando a pescare suoni non solo dalla canzone d’autore italiana, ma anche dal brit-pop d’autore (penso ad es. ai Pulp, ad artisti con attitudine cantautorale molto forte, rivestita con arrangiamenti più trasversali). Credo che sia necessaria la capacità di usare un po’ la contaminazione: sia nel campo dell’indie che nel mainstream in Italia ho notato spesso una certa scolasticità, che non solo porta in alcuni casi a produrre tante cose derivative, ma anche in generale non permette sempre ad una certa tradizione di essere un po’ rielaborata. Invece noi pensiamo che si possa tranquillamente rileggere Battisti con sonorità diverse, perché la nostra identità italiana viene comunque fuori.

*Mescalina: Sì, a volte (non sempre, esistono appunto anche progetti diversi) i mondi dell’indie e del cantautorato sembrano contrapposti, mentre invece è possibile coniugarli attraverso la sperimentazione, senza appiattirsi in una sola dimensione…
*Alessandro: Certo, anche perché in progetti esteri c’è maggiore conoscenza del patrimonio italiano, come Morricone o del pop degli anni ’60, di quanta ce ne sia negli artisti italiani…

*Mescalina: Lo dimostra anche il progetto di Mike Patton…
*Alessandro: Esatto e trovo paradossale che determinati brani, determinati autori debbano essere riportati in auge e proposti anche al pubblico giovane indie da un americano!E’ bellissimo dal punto di vista dell’ingegno e della grande cultura che esprime questo artista, però noi ci dimostriamo esterofili anche in casa nostra!

*Mescalina: (sorridendo) E’ vero…!Passiamo invece un po’ ai temi di questo album. Il disco viene presentato in qualche modo come un progetto ´neorealista´ e l’intento di una maggiore obiettività è perseguito nell’album allorché si seguono le vite di personaggi diversi, laddove nel cd precedente il punto di vista, il filtro anche della storia italiana, era quello di una coppia. Ma alla fine non c’è il rischio di immedesimarsi in queste storie, anche se sono molteplici e narrate in modo più oggettivo?
*Alessandro: Beh, ho cercato di ricordare che stavo scrivendo delle canzoni, che tanto più oggi avrebbero dovuto avere la capacità di esistere in modo a sé stante, indipendentemente dal fatto che poi una persona le scoprisse all’interno del disco o addirittura approfondisse contenuti che vi sono dietro. Allo stesso tempo, però, ho anche cercato di mettere a punto un modo di scrivere che evitasse l’introspezione e gli elementi biografici: volevo riprendere questi personaggi per come sono, per come appaiono e per come una persona che li incontra li può vedere, senza bisogno di scandagliare da un punto di vista psicologico eventuali zone oscure, che a volte osserviamo ignorando la semplicità di certi comportamenti. Siamo abituati a cercare spesso la causa nascosta, ad individuare il disagio collettivo, anche a causa di tante trasmissioni televisive che analizzano la cronaca con lo psicologo, ecc.; invece ad esempio il neorealismo ha sempre rappresentato la realtà per come si pone davanti agli occhi, cosa che ormai non accade più: la televisione, che è il massimo mezzo di divulgazione dell’immaginario collettivo, propone infatti altri modelli, che dovrebbero essere realistici (come la real-tv, ecc.) e sono invece il massimo della finzione e del programmato.

*Mescalina: Costruiscono un’altra realtà, piuttosto che mostrare quella autentica…
*Alessandro: Esatto…quindi io ho cercato nello scrivere da un lato di tenere presente un’attitudine da cronista, dall’altro di tutelare la dimensione umana di questi personaggi per quella che è. Anche quando ci sono personaggi negativi, non sono connotati negativamente, ma c’è il tentativo di porli sullo stesso piano, quello dell’umanità. Poi tutti siamo in grado di giudicare e biasimare un personaggio con una morale negativa, compatire una madre che si accorge troppo tardi dei suoi errori o ancora immedesimarci in determinate situazioni. Ovviamente ci si deve fermare ad un certo punto e non confondere i registri, perché una cosa è il cinema, una cosa è un saggio, un’altra è una canzone.

*Mescalina: A proposito del tema fondamentale del disco, ovvero la morale e il moralismo, quanto sono i moralisti e la morale a determinare con divieti e pregiudizi la condanna alla solitudine e all’emarginazione (penso a brani come ´Anita´ o ´Un ragazzo come tanti´) e quanto invece siamo noi stessi con il nostro mondo interiore a precluderci determinate possibilità (penso a ´Dolmen´)?
*Alessandro: Penso che in tutti questi personaggi ci sia qualcosa in cui possiamo rispecchiarci…

*Mescalina: Hanno una loro esemplarità…
*Alessandro: Sì, ma che non vuole essere un modello: sono un esempio di quanto una normalità sia assolutamente possibile. Il fatto che questi personaggi siano assimilati ed inseriti in un progetto comune è legato proprio alla loro condizione di normalità, che risulta però quasi paradossale. Ho cercato di mettere sullo stesso piano sia l’impasse che può avere la nostra, la mia generazione, sia la forma di motivazione che permetteva a persone nate vent’anni di riconoscere l’esistenza di qualcosa di più a cui rifarsi nel momento delle decisioni e delle scelte di vita. In questo senso nel disco c’è una riflessione sulla moralità a distanza di anni: quello che era normalità venti-trenti anni fa ha dato vita poi ad una dimensione molto più irrisolta, ma c’è ed è così. Emerge comunque una visione più complessivamente pessimistica nel disco, ma mi è sembrato giusto inserire in brani come ´Un ragazzo come tanti´, ecc. storie in cui una scelta è fatta in modo spontaneo, anche se determina un subbuglio interiore, piuttosto che essere compiuta in modo schizofrenico o essere rimandata all’estremo. In questo senso la nostra generazione è quella meno moralista, ma forse ha una sua morale estrinseca a volte nel cercare di comunicare questa cosa. Non a caso il testo di ´Dolmen´ è cantato in modo quasi urlato, rispetto a come sono cantati gli altri brani.

*Mescalina: Com’è nata l’idea di ´A.T.T.E.N.U.R.B.´? Quello che si ascolta è il discorso sugli artisti? Volevate ´rovesciarlo´ con questa canzone?
*Alessandro: L’idea del campione al contrario è venuta da un’improvvisazione, legata più che altro al suono, che però poi ha tirato fuori questo mood quasi da discorso sovietico, per cui sembra che stia parlando il politico di un comizio staliniano, il che è ancora più suggestivo se si pensa all’origine del campione. Al di là di questo, quel brano è stato inserito nel cd, perché volevamo fosse impresso in un disco che ha una data un momento della storia in cui l’Italia ha fatto in modo o comunque accettato che si potesse realizzare una situazione del genere. Abbiamo quindi non solo voluto mettere in evidenza la paradossalità del contenuto di questo intervento, ma anche proporre una fotografia di questo paese: Brunetta è usato come maschera italiana; è visto come un italiano, non come un cattivo che lancia i suoi strali contro i poveri italiani.

*Mescalina: Ci sono anche altre canzoni che potrebbero suscitare polemiche: ad es. in ´Cocaina di domenica´ si parla del perbenismo di una certa politica o comunque di una certa società dalle apparenze molto rispettabili…Finora c’è stata qualche critica negativa per i temi trattati o alla fine si può parlare di tutto ed è come sbattere contro un muro di gomma?
*Alessandro: Mah, critiche non ce ne sono state e io dico ´purtroppo´: non c’è particolare considerazione dei contenuti del disco, oltre agli elogi o a riconoscerne lo spessore. Sono arrivati grazie al cielo riconoscimenti che ci hanno gratificato, ma noto che non c’è più la percezione dei contenuti come spunto di discussione: non c’è una reazione, come se fosse implicito che non ci possa essere; magari c’è qualche critica su qualche forum, ma non c’è un dibattito, come non c’è più per scrittori e registi. Gli artisti spesso e volentieri ormai vivono in modo molto autoreferenziale; però allo stesso tempo l’Italia è un paese che si accapiglia per tematiche futili come il gossip, per la politica in senso deteriore, per campanilismo, e quando ha determinati spunti che provengono da un punto di vista meno condizionato da pressioni e contingenze (come può accadere in politica), si limita solo a prenderne atto. A cosa servono alla fine questi contenuti, se non se ne parla? La mancanza della capacità di prendere posizioni, il non voler esporsi, mettersi in gioco, ecc. (un elemento su cui si basa anche il disco) si vede anche nella ricezione di un album come questo.

*Mescalina: A proposito della funzione sociale della musica, che è venuta meno e giustifica l’assenza di dibattito in generale per l’arte, voi invece avete voluto dare un valore importante al vostro disco, con contenuti che possono sembrare quasi ´pedagogici´ al giorno d’oggi. Per voi è importante che la musica riacquisisca un peso maggiore, un ruolo sociale?
*Alessandro: Beh, noi siamo in una situazione un po’ anomala: ci troviamo in un momento in cui abbiamo molto autonomia, ma da un certo punto di vista abbiamo le idee molto chiare, mentre dall’altro siamo anche noi curiosi di capire che direzione prendere. Siamo molto abituati a riflettere e a fare delle analisi (si nota anche nei contenuti dei dischi), ma poi, quando si concretizzano le situazioni, ci sono anche elementi imponderabili. L’unica cosa che si vuole evitare è l’isolamento: da certe cose può emergere quello che sei, ma può anche succedere che ti facciano ´scollegare´ dal contesto. Speriamo quindi che escano anche altre cose su questa scia.

*Mescalina: In ogni caso è importante in questo momento, rispetto allo scarso peso che sembra avere l’arte nella società, puntare sulla qualità?
*Alessandro: Sì, assolutamente; chiaramente questo implica anche una certa pazienza nell’aspettare che questa qualità arrivi (anche se ovviamente c’è anche chi ha la capacità di mettere a fuoco le cose velocemente). Nel nostro caso pensiamo che questo disco sia un buon punto di arrivo nel percorso di musicisti che non sono dei neofiti, ma sia anche un punto di partenza. Lavoriamo in un mondo discografico diverso ora da quello da cui siamo partiti e stiamo cercando di capire che tipo di sfaccettature possa avere la qualità: abbinare un certo tipo di qualità compositiva e produttiva alla qualità del lavoro che si può fare per divulgare la tua musica ti apre scenari nuovi, che non puoi avere da indipendente, perché non lavori in strutture così grandi. La qualità è un cantiere. Trovandoci in una dimensione come questa, con tutto lo scetticismo che possiamo avere di fronte a certe derive della discografia, ci siamo anche dovuti ricredere. La produzione della qualità infatti non si ferma solo al discorso artistico, che è ovviamente fondamentale, ma richiede anche talento nel far funzionare le cose; è vero che manca la qualità a volte nella discografia e ci sono tanti talenti nascosti, ma magari tanti progetti non funzionano in ambito major perché non riescono a trovare un punto di incontro o a concepire quali possono essere le prospettive o i canali giusti: così si spreca un’occasione. La costruzione della qualità del nostro progetto non finisce pubblicandolo, ma ora che lavoriamo in una struttura vera, si completa utilizzando tutti i canali a nostra disposizione e l’esperienza delle persone che lavorano con noi.