Fabio Cinti

Fabio Cinti

Oltre la maschera


30/11/2013 - di Annalisa Pruiti Ciarello
S`è parlato di quotidianità, di sociale, di vita vissuta e di quella che deve ancora accadere, con Fabio Cinti. Giunto alla terza fatica, ci presenta Madame Ugo, un personaggio che appartiene ad un passato non troppo lontano, fatto di sguardi e di sfumature. Qualcuno diceva "il mondo è bello perché è vario": anche Fabio la pensa così. S`è parlato di sogni nel cassetto e di progetti per il futuro, e se parecchie radio non danno "visibilità" ai veri talenti, ci pensa il web a crearli e a diffondere il loro messaggio. Spesso accade che non esistono frontiere né distanze (come nel caso della collaborazione con Alex Turner). In queste giornate d`inverno non vi resta che togliervi la maschera, godervi le sfumature ed ascoltare Madame Ugo.
Mescalina: Cosa pensi ti abbia ispirato maggiormente nella stesura del nuovo album? (per leggere la recensione di Madame Ugo andate a questo indirizzo: http://www.mescalina.it/musica/recensioni/fabio-cinti-madame-ugo)


Fabio Cinti: Le ispirazioni sono sempre tante, è difficile dire se c’è stato qualcosa che mi ha influenzato più di altro. Posso dire invece che ho cercato, tra le tante sensazioni che si provano continuamente, di selezionare quelle che avrebbero potuto raccontare meglio quello che avevo in mente per capire poi quali avrebbero avuto un senso universale. La sensazione di cambiamento, comunque, e di scoperta sono stati due tra gli elementi principali.

Mescalina: Chi è Madame Ugo e come nasce l’idea di questa contrapposizione di anime?

Fabio Cinti: Madame Ugo è la rappresentazione di una donna che esiste davvero e che, in passato, all’inizio del mio percorso individuale staccato dalla famiglia, ha influenzato le mie scelte attraverso il suo modo di essere, senza entrare particolarmente nella mia vita. Ci siamo incrociati, due persone di generazioni molto distanti, io l’ho osservata, lei probabilmente ha osservato me. Ho imparato che le sfumature sono la vera differenza tra le persone e che quelle che chiamiamo “diversità” non sono che modi di essere che ci rendono, infine, tutti uguali. Scagliarsi contro la diversità è come volere un mondo monocromatico. Nel suo modo di essere così stravagante - e “diversa” agli occhi superficiali - ho cercato di cogliere solo le sfumature, che raccontavano la vita. E questo mi ha permesso di guardare anche dentro di me con lo stesso spirito di osservazione.

Mescalina: Madame Ugo indossa una maschera: in una visione pirandelliana, è la società ad attribuirgliela. Tu cosa ne pensi?

Fabio Cinti: Esatto. Non è Madame Ugo che indossa una maschera ma è la società che ne indossa una antigas senza sapere che là fuori c’è solo ossigeno…! E quella maschera impedisce però una visuale completa e realistica del mondo perché si è impegnati a soccorrere il proprio ego, salvandolo dalle proprie paure, dalla paura che l’aria sia irrespirabile quando non è così. Questa società ci impedisce, per esempio, di vivere la tristezza, ci insegnano a scacciarla, si decide in modo molto rigido etichettando le sensazioni in modo molto rozzo tra negative e positive, dimenticando e tralasciando, appunto, le sfumature e la forza della diversità.

Mescalina: In cosa è cambiato Fabio Cinti rispetto  al passato e cosa è rimasto delle precedenti esperienze?

Fabio Cinti: In questo momento della mia esistenza ho la sensazione che andare alla ricerca di qualcosa che risiede nel passato sia un nuovo momento di crescita. Forse ho dimenticato qualcosa laggiù ed è ora che io vada a riprendermelo! Diventare adulti vuol dire essenzialmente essere più coscienti di quello che abbiamo e di quello che ci manca. Per il resto, citando Esenin, “Io non sono cambiato, il cuore ed i pensieri son gli stessi, sul tappeto magnifico dei versi voglio dirvi qualcosa che vi tocchi”.

Mescalina: Dimmi tre aggettivi che caratterizzano i tre step del tuo percorso musicale. Uno per il Cinti de L’esempio delle mele, uno per Il minuto secondo e un ultimo su Madame Ugo.

Il primo album veniva dal caos, che ho tentato con immensa fatica di racchiudere in un microcosmo, quindi direi “caotico”. Il secondo ha rappresentato la riflessione profondamente interiore, un momento in cui mi sono trovato al centro di un fuoco incrociato tra ciò che ero e ciò che avrei voluto essere, e allora dico “scoperto” (come un nervo…). Madame Ugo invece nasce da una presa di coscienza pura in cui mi riprendo ciò che mi spetta liberandomi di ogni pregiudizio, anzitutto su me stesso: “lucido”.

Mescalina: Cosa ti aspetti da questo nuovo album e dal tuo pubblico?

Fabio Cinti: Dal pubblico si impara, nel tempo, a non aspettarsi niente forse per una forma di difesa che ti salva dai giudizi. Ma è inevitabile che ci si aspetti una qualche comprensione. So bene che quello che faccio richiede un’attenzione maggiore rispetto alle cose che vanno per la maggiore, e perciò mi auguro sempre di poter avere un pubblico intelligente. E da questo punto di vista ho un profondo rispetto per le persone che ascoltano e i miei dischi contengono un pezzo di me, contengono anche argomenti che, in forma di canzone, direi solo a un amico.

Mescalina: Devo, il singolo che anticipa l’album, ti è stato cucito addosso dal maestro Franco Battiato: quale emozione ti porti dietro da questa grandiosa esperienza?

Fabio Cinti: E’ un regalo che per me ha un valore enorme. Rappresenta la sua fiducia e un riconoscimento che va ben oltre quelle che erano le mie aspettative. E’ come aver sognato di fare l’astronauta e poi ritrovarsi sulla Luna dentro una tuta spaziale. E’ innegabile e evidente la sua influenza su di me: questo suo gesto, però, ha innescato una rinascita, una specie di “diploma”, come se mi avesse detto “ok, promosso, ora però ti aspetta una nuova avventura…”. E adesso mi sento già un po’ cambiato.

Mescalina: Il sodalizio artistico con Alex Turner – il giovane talento statunitense – è  la prova che i confini non esistono. Ti va raccontare al pubblico di Mescalina com’ è andata? Cosa ti ha colpito di lui?

Fabio Cinti: Il web viene spesso usato in modo ripetitivo, perché siamo abitudinari in tutto, e non ci si rende conto che abbiamo uno strumento incredibile, anche pericoloso. E’ affascinante il mondo sconfinato che rappresenta internet, però. Mi capita così di passare nottate intere a seguire flussi di ricerca “a sensazione”, seguendo immagini, video, articoli, passando da un continente all’altro senza sosta. Così mi sono imbattuto in un video di Alex, lui da solo, nella sua camera, con un ukulele. In modo semplice, diretto e sorridente cantava questa sua canzone che ho subito trovato interessante. Dopo qualche giorno, quando avevo ancora il ritornello in testa, mi sono deciso a contattarlo, abbiamo parlato un po’, si fa presto con le chat, abbiamo fatto amicizia, ci siamo stati simpatici, lui era un po’ incredulo e eccitato da questa mia proposta di inserire il brano nel disco. Senza offendere nessuno, non è la prima volta che mi capta di osservare come all’estero ci sia una leggerezza maggiore che qui da noi, e anche di Alex mi ha colpito questa cosa: la sua leggerezza e gentilezza, la voglia di fare senza particolare divismo o mitomania. Caratteristiche invece molto diffuse da queste parti. Abbiamo in mente, con Alex, di fare altre cose…

Mescalina: Se domani un artista straniero dovesse contattarti per chiederti di scrivere un pezzo per lui, un po’ come hai fatto con Turner, con chi ti piacerebbe collaborare?

Fabio Cinti: Se devo spararla grossa, sognare insomma, mi piacerebbe essere chiamato dai Sigur Rós, o da Bon Iver! Ma se anche uno sconosciuto (come ero io per Alex) mi chiamasse, se fa cose interessanti, se è interessante per me, mi butto volentieri senza pensarci due volte, come faccio sempre.

Mescalina: Cosa mi dici delle altre collaborazioni di Madame Ugo, da Benvegnù in E lei sparò a Lele Battista per la produzione artistica?

Fabio Cinti: Paolo Benvegnù è un uomo vibrante di una sensibilità che cogli fin dal primo momento in cui lo incontri. Ci siamo trovati con molta naturalezza e abbiamo fin da subito dimostrato l’uno all’altro un profondo rispetto. Conoscevo di lui questa sensualità tragica, un po’ animalesca eppure molto alta. Così è stata inevitabile la sua partecipazione in E lei sparò, dove arriva in posti che a me sono preclusi…
Lele Battista e Giovanni Mancini hanno prodotto l’album con un affiatamento notevole, sembravano i due fratelli maggiori che hanno a cuore il progetto del più piccolo. Sono molto diversi e mi ha molto colpito il fatto che Lele fosse spesso molto divertito e ben disposto a passare il tempo del lavoro con noi, con Giovanni. Lele è uno di quelli che ogni tanto dice qualcosa che ti spiazza, tira fuori dal cappello riflessioni molto taglienti che contengono una precedente sofferenza nei confronti del mondo.

Mescalina: Dicono di noi è un brano scaturito dalla rabbia per un’infelice uscita dell’ex pontefice: in che modo hai affrontato il tema dell’omofobia?

Fabio Cinti: L’unico modo per parlare di omofobia è dimostrare l’evidenza dell’errore. Come ho scritto sopra, essere omofobi vuol dire escludere dal mondo la varietà che rappresentano allo stesso tempo l’unicità e la diversità, cioè la bellezza delle cose. Ho trovato necessario quindi dimostrare quanta bellezza c’è dove si pensa ci sia, appunto, un errore. Puoi anche negare che una rosa non sia una rosa, parafrasando Gertrude Stein, ma questo non toglie che una rosa è una rosa è una rosa… Se ne fai un’arte (come ha fatto Magritte - ceci n’est pax une pipe), per scoprire mondi dell’inconscio è un conto, se invece neghi la realtà dei fatti per la tua supremazia, il tuo potere, le tue debolezze e la tua ignoranza diventando violento e ottuso, è un altro.

Mescalina: Bruno Martino cantava Estate, tu Finisce l’Estate: cosa significa per te questa stagione?

Fabio Cinti: Bruno Martino odiava l’estate. Io no, anzi! Ma ho voluto dire - all’interno del discorso dell’album - che la bellezza dell’estate è stabilita proprio dai suoi limiti, dai suoi confini e dalla sua differenza con la stagione precedente e quella successiva. Quando l’estate finisce mi sembra di godermela di più, le prime piogge, quella sensazione di movimento e cambiamento. E’ la contrapposizione tra le cose che genera la loro forza estetica. La potenza di ogni stagione si basa sul fatto di essere una delle quattro e il passaggio dall’una all’altra è sempre un momento straordinario.

Mescalina: Domanda di rito: c’è qualche brano contenuto in Madame Ugo al quale sei particolarmente legato?

Fabio Cinti: Sono molto legato al primo brano, Che ci posso fare, perché è arrivato in un momento di trasformazione. Contiene la descrizione di alcuni momenti belli della mia vita, ma il punto non è solo quello, piuttosto il fatto che segni per me un capitolo dove dentro ci sono molte caratteristiche che mi fanno essere quello che sono adesso.

Mescalina: Il panorama “sommerso” italiano è vario e ricco di nomi, ma le radio passano i soliti noti. Qual è secondo te la causa di tutto ciò e la panacea?

Fabio Cinti: Ci sarebbe da dire molto su questo argomento. Ma mi limito a dire che viviamo un periodo di forte “censura accettata”. E’ inaudito, stupido, violento, superficiale, imbarazzante il fatto che ci siano centinaia di Radio che ogni giorno passano gli stessi brani degli stessi artisti (perlopiù molto noti al grande pubblico) decine di volte nell’arco di qualche ora, escludendo a priori tutto il resto. I cosiddetti direttori artistici ascoltano venti secondi di una canzone solo per fare un favore agli uffici stampa, ma è un no fin dal principio. Mi è stato detto che se ti passano un brano è un’eccezione, non la regola (parlo dei network). Vi sembra normale? I motivi sono sempre gli stessi, noiosi e quasi nauseanti a ripeterli. E’ inutile, quindi, anche provarci. Mi innervosisce molto questo argomento perché le Radio sono spesso lo specchio di questo Paese e del suo malfunzionamento. Si salvano, va detto, alcune Radio indipendenti dove ci sono persone non annoiate dalla propria esistenza e dal proprio mestiere, persone che non devono necessariamente dimostrare il proprio ego nella conduzione di uno strumento che dovrebbe essere divulgativo e non solo di imposizione di tendenze. Ma non c’è spazio qui per approfondire. La panacea? Non credo ci sia, se non in un risveglio delle persone, del pubblico soprattutto.

Mescalina: Se il tuo percorso non l’avessi interamente dedicato alla musica, che direzione avrebbe preso?

Fabio Cinti: Sarei stato uno sbandato…!

Mescalina: Non ti chiedo promesse da veggente, ma cosa succederà nel prossimo 2014? Programmi per il futuro?

Fabio Cinti: Sto già lavorando al nuovo album in modo serio e determinato, partendo, stavolta, completamente da zero. E ho coinvolto una persona per cui nutro un enorme rispetto in ogni senso, Carlo Carcano. Siamo appena agli albori e quindi è un azzardo anche parlarne, ma siamo molto elettrizzati all’idea di iniziare e capire cosa succederà. Abbiamo mille progetti in mente…

Mescalina: Grazie mille e in bocca al lupo

Fabio Cinti: Crepi! e grazie a te!

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 Si ringraziano Fabio Cinti e Maryon Pessina MA9 Promotion


 

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