Giuseppe Barone

Giuseppe Barone

Rock Contest 2018 :Intervista a Giuseppe Barone, Direttore Artistico di Controradio


29/11/2018 - di Ricardo Martillos
La 30ima edizione dello Storico Rock Contest era una occasione troppo importante per Mescalina, webzine musicale da sempre attenta alle vicende di casa nostra, per fare due chiacchiere con Giuseppe Barone, Direttore Artistico di Controradio che da sempre organizza la nota kermesse fiorentina. A lui abbiamo rivolto 10 domande, parlando del Rock Contest, di radio e molto altro.
Quando è partita la prima edizione del rock Contest (1984), per quelle che sono le tue informazioni in merito, come Controradio eravate fiduciosi che avrebbe avuto una mole d’interesse e di pubblico tale da giustificare un largo seguito di edizioni?

Sai, io non c’ero ancora, se non come spettatore, e qualche anno dopo come musicista. Credo che all’epoca tutto fosse molto spontaneo. C’era un’esigenza reale: moltissimi gruppi suonavano ma i posti per esibirsi scarseggiavano, poi c’era tutta la spinta del “do it yourself” nel quale si inseriva il movimento dei gruppi indipendenti e delle autoproduzioni. Il Rock Contest nasce da lì.
 
L’enorme quantità di artisti e gruppi italiani presenti nel web grazie a piattaforme come Bandcamp, Soundcloud e simili rischia per molti dei partecipanti  d’essere un ostacolo insormontabile per emergere dalla massa. Come Controradio con quale criterio selezionate i tantissimi demo che vi arrivano? Qualità e originalità (?!?) a parte cercate di dividerli più equamente possibile fra i vari generi musicali ?(concetto al giorno d’oggi quasi superato ndr)

Il web è una opportunità ma non basta, per questo noi puntiamo molto la nostra attenzione sui live. In linea di massima in fase di selezione viene premiata la personalità, l`originalità e riconoscibilità della proposta, la capacità di essere sintonizzati sul “suono che gira intorno”, poi, nelle fasi successive, diventa più importante la capacità di presentare la propria proposta sul palco . Ricordiamo che per “rock” ormai intendiamo solo una attitudine, il concorso è aperto a tutti i generi ed in particolare alle proposte più innovative.

A tuo modesto parere chi sono i solisti ed i gruppi qualitativamente più meritevoli e importanti portati alla ribalta da queste 29 edizioni?  

Ne sono passati tanti, anche se non tutti hanno avuto l’attenzione che meritavano. Credo ad esempio che Alberto Mariotti (ora King of the Opera) sia un artista di portata internazionale. Ma poi non possiamo non citare gli Offlaga Disco Pax, gli incredibili (cercateli live) /handlogic, i Mulai, The Whip Hand, appena usciti con un nuovo album. Da noi son stati lanciati poi anche gli Street Clerks, i ROS, Samuel e Boosta dei Subsonica, la Bandabardò, Irene Grandi e moltissimi altri.


Quanta soddisfazione regala sapere che che un gruppo selezionato da Controradio ha raggiunto il successo economico e la fama a livello nazionale?

Non saprei, siamo un po’ “naif”, non teniamo mai conto dell’aspetto economico, ci bastano quei momenti di vera emozione che proviamo durante le serate, in particolare le finali, per ripagarci.

Visto che all’atto pratico in quanto a Concorsi Musicali siete dei Prime-Movers quanta rabbia o frustrazione vi fa osservare da vicino l’inarrestabile ascesa dei mediocri talent show dell’anno zero? 

C’è posto per tutti. I talent sono sicuramente cose molto diverse, cercano “figurine” da esibire più che talenti musicali. Quello che fa riflettere è che negli ultimi tempi quei formati stanno fagocitando (distruggendola) anche la “nostra” scena.

In un era di download selvaggio e di musica gratis per tutti i prezzi esorbitanti dei biglietti ai concerti rappresentano la vendetta dei promoter e delle etichette discografiche per controbilanciare una crisi ormai inarrestabile? 

Alle volte sembra di vivere in una enorme “bolla”, un po’ come quelle finanziarie; certi cachet sono francamente sproporzionati, del resto l’industria discografica deve pur sopravvivere. Il problema più generale è quello della funzione stessa della musica nella vita dei giovani contemporanei, ma la questione è veramente troppo grande e investe elementi al di fuori degli argomenti strettamente musicali.

Un gruppo che ha un nome italiano deve necessariamente cantare nella lingua madre e viceversa chi usa moniker stranieri? 

Hahaha, la vecchia polemica su Facebook. Dunque, se il nome è una parola che è più che altro un suono, il problema non si pone. Ma se il nome è composto, o è una vera e propria frase, beh… se la frase in italiano la band deve cantare in italiano e viceversa. Ma è solo una mia (inamovibile) opinione.

Ho avuto spesso l’impressione che nelle band che arrivano in finale c’è più l’urgenza di proporre sul palco un look ed esibizioni appariscenti, diciamo così, a discapito della qualità delle canzoni. Correggimi se sbaglio.

Guarda, le band in finale hanno un tale carico emotivo che la loro attenzione è a rendere al meglio le loro canzoni. Poi certo, è un “gala” ed è giusto “vestirsi bene” perché nel rock e dintorni anche l’immagine vuole la sua parte. Faresti gli stessi appunti a Siouxie o ai Genesis? In definitiva direi che sbagli, ci possono essere delle eccezioni ma non è la norma.

Se vuoi introdurre ai nostri lettori i sei finalisti e la serata finale di Sabato 1 Dicembre, ospiti compresi.

Per questa edizione sul palco vedremo molte chitarre. A contendersi la finale saranno i foggiani Giunto di Cardano con il loro suono alternativo sporcato da venature hard e proto-progressive (tra Soundgarden e Le Orme), il grossetano Gabriele Bernabò con il suo indie pop sintetico e psichedelico (tra Alberto Fortis e i Tame Impala) l’ex /handlogic Vieri, da Firenze, con le sperimentazioni tra jazz ed elettronica, e ancora, il sound “garage" diretto dei genovesi Banana Joe, l’indie sofisticato e cinematico dei trentini L’Opera di Amanda e lo psych folk “pastorale" degli imolesi The Floating Ensemble. Nella serata finale infine rivive per una notte la storia degli Offlaga Disco Pax; in un evento davvero unico e emotivamente “speciale” Max Collini e Daniele Carretti saranno sul palco con Dario Brunori, Tre Allegri Ragazzi Morti, Colapesce, Bologna Violenta, Alessandro Baronciani e Thomas Koppen di Tante Anna. Gli O.D.P. vinsero il contest nel 2004, Socialismo Tascabile fu il frutto di quella vittoria. Sappimo poi che la loro carriera si è prematuramente interrotta per la morte di Enrico Fontanelli, a lui abbiamo deciso di dedicare l’intera 30a edizione del concorso. 


Nell’anno 2018 e nell’era delle web radio (pare siano circa 30.000 in tutto il mondo) che ruolo e che influenza ricopre una emittente come Controradio in comparazione al delicato periodo storico in cui è nata (1975)? Ricordiamo che venne chiusa dalla polizia per motivi politici. 

Eh sì, altri tempi. Nella mia percezione le web radio e le radio “di territorio” sono media con contenuti e fruizioni totalmente diverse. Una radio come la nostra crea una comunità reale, fisica, e sostiene ed alimenta la scena musicale nel suo territorio di diffusione. In questo abbiamo mantenuto la caratteristica originaria, totalmente diversa da network standardizzati e da freddi contenitori digitali.

 

Ringraziamo Giuseppe Barone per la sua simpatia e disponibilità e lunga vita Al Rock Contest!
Foto di copertina di Antonio Viscido