Enzo Avitabile

Enzo Avitabile

Sovrano di Napoli nel Regno della musica world


27/11/2014 - di Maurizio Giannetta
Abbiamo incontrato a Marianella, alla periferia nord di Napoli, all’interno dell’Auditorium “Enzo Avitabile” a lui dedicato in vita, il grande artista partenopeo, che alla soglia dei suoi sessant’anni concede una intervista esclusiva per Mescalina Musica, mettendo a nudo il suo percorso umano e professionale, vissuto ai quattro angoli del globo.
MESCALINA: Grazie maestro per averci dato la possibilità di incontrarla. E’ un vero piacere poterla intervistare per Mescalina Musica. 
ENZO AVITABILE:
Benvenuto a casa tua, inizia con darmi del tu. Puoi chiamarmi Enzo, o Fratello, e questa è l’unica prerogativa che chiedo per fare questa intervista.   

MESCALINA: Bene, possiamo iniziare allora. Il tuo percorso artistico parte ascoltando un jukebox in un antico casale della periferia napoletana, dove rapito dal suono dei grandi interpreti afroamericani, inizi un viaggio di scoperta lontano dalla terra madre che ti porterà a materializzare il sogno di poter incontrare tutte le icone musicali uscite da quella scatola armonica a gettoni. Tornato a casa, alla tua cultura di appartenenza, scorrendo i fotogrammi della tua immensa carriera, ci rendiamo conto che oggi sei proprio tu ad essere considerato il messia della nostra World Music. E scopriamo che la grandezza del tuo vissuto è nel non essere mai stato fagocitato dalla mondanità artistica, rimanendo sempre una persona umile, sensibile e vicino agli ultimi. Come ci sei riuscito?   
ENZO AVITABILE:
La mia guida è stata Sant’Alfonso Maria de Liquori, mio concittadino e faro illuminante della mia vita. Artisticamente invece ho voluto fare un percorso che mi ha portato ad essere presente con il mio dialetto, con la mia lingua napoletana, ma non con uno stereotipo di proposte, ma con una verità oggettiva che mi rendeva originale nel mondo. Ma ho voluto raccontare anche il disagio e le sofferenze di tutte le terre che io definisco a svantaggio. Terre che a me non piace definire povere perché credo che nessuna terra vuole essere povera, ma c’è qualcuno che le rende tali, dunque terre a cui non viene data una opportunità, una probabilità. Ho voluto essere inoltre vicino a quelli che sono fuori dal campo visivo, come direbbe James Brown, coloro che qualcuno non vuole vedere e che gli stessi definiscono emarginati.  Queste sono le fondamenta del mio posizionamento ideologico e culturale lontano da quella mondanità che il mio vissuto rifugge da sempre. 

MESCALINA: Parlavi di dialetto poco fa. Attraverso i tuoi studi di ricerca hai lanciato un messaggio forte affermando proprio che il dialetto è una vera e propria lingua, simbolo tradizionale di appartenenza per ogni comunità, da custodire gelosamente per poter poi confluire in nuovi incontri. Sono dunque proprio le diversità culturali che paradossalmente ci uniscono?   
ENZO AVITABILE:
Da anni si abusa della parola contaminazione.  Io credo invece nella contaminazione felice, e mi spiego. I ritmi e i suoni che ho ascoltato da quel Jukebox, hanno contribuito in maniera decisa a ricostruire la mia identità, e oggi io sposo e  vivo tutti gli elementi di quella musica afroamericana in tutti i miei progetti.  Il Napoletanesimo ad esempio, è un involucro comodo, in cui un artista potrebbe rifugiarsi avendo a disposizione degli elementi comodi e sicuri. Io invece sono un napoletano che si muove al di fuori di questa definizione, portando alla nostra cultura di base, esperienze di altri popoli, di altri dialetti e di altre culture. Io credo nella multi dialettalità, nel multi linguaggio. Quando ho cantato il brano di Matteo Salvatore, io non l’ho tradotto, l’ho rivissuto in napoletano. Questo per dire che quando dici una grande verità, a prescindere dal fonema, e dal dialetto, la verità resta tale.  Quindi la contaminazione felice nasce quando c’è una forte consapevolezza della propria identità, ma anche una porta aperta a tutto ciò che arriva da altre realtà culturali.  Dunque lunga vita agli incontri e agli incroci.  

MESCALINA: Continuando lungo questo filone, possiamo dire che sei stato precursore anche del Featuring avendo duettato, prima di altri, con i più grandi della terra. Ma tutte le tue collaborazioni discografiche si sono sempre distinte grazie a dei veri e propri incontri umani, dove ogni artista attraverso il dialogo è stato sempre libero di esprimere la propria creatività. E’ proprio per questo che hai accettato, oltre al comune denominatore della solidarietà, di partecipare al Soleterre Festival il 14 Dicembre prossimo? Dove sul palco dell’Alcatraz incontrerai in un dialogo musicale per la prima volta, i massimi esponenti della tradizione popolare da Nord a Sud, in una contaminazione di suoni, dialetti e culture?   
ENZO AVITABILE:
Sono veramente emozionato al pensiero di partecipare a questo evento, per il significato che diviene significante. E’ un incontro di solidarietà, un incontro che vive. Mi ha affascinato questa formula del suonante e non del suonato in questo grande Festival, dove potrò osare e incrociare i linguaggi per la prima volta con altri grandi artisti del territorio. Ho accettato perché credo nel messaggio unitario di tutti coloro che vi partecipano con il massimo della coscienza verso una vera sacralità. Qualsiasi luogo dello spazio e del tempo infatti a cui noi diamo un valore, diventa significativo, sacro. Questo Festival per noi diviene significativo perché è rivolto alle terre sole, alle terre a svantaggio e a tutti coloro che le abitano fuori dal campo visivo, un Festival che in realtà vuole rivolgere l’attenzione verso tutte le razze del mondo. E il nostro desiderio sarà di cantare un’unica canzone che parla dell’esistenza di un’unica razza: quella umana!    

MESCALINA: Lo scorso anno nel backstage del Foro Italico a Roma ho incontrato uno dei mostri sacri della musica mondiale: Carlos Santana. E in quei pochi minuti che mi furono concessi, gli dissi che venivo dal Sud, da Napoli per farmi capire. Lui mi guardò e mi disse: “My Brother Enzo!”. Rimasi senza parole, ed ebbi la conferma, se mai ce ne fosse stato bisogno, della tua grande considerazione nel mondo della musica universale.   
ENZO AVITABILE:
Carlos appartiene ad uno dei momenti più intensi della mia vita. Lo conobbi grazie ad un cammino spirituale che facevo con sua moglie durante il mio soggiorno in America. Da allora inevitabilmente, dopo diverse collaborazioni, le nostre strade non si sono mai separate nonostante siamo distanti e non ci vediamo da tempo.   

MESCALINA: Ecco citavi il tuo cammino religioso. Sei nato da una famiglia cattolica, confluisci nel buddismo prima e nell’induismo dopo, per ritrovarti oggi legato alla vocazione del rosario che porti sempre con te. Ci racconti questa tua straordinaria esperienza spirituale?   ENZO AVITABILE: La Fede per è un mezzo, il fine è la luce.  Tutte le religioni partono dallo stesso punto per confluire poi in maniera diversa sempre in una similitudine spirituale. Vivo i primi anni della mia vita con l’esperienza del cattolicesimo inculcato dalla mia famiglia. Il primo impatto con una nuova forma di preghiera l’ho vissuto grazie all’incontro con Tina Turner che mi avvicinò al buddismo, dove ho coltivato la costruzione del rapporto con il desiderio attraverso una sorta di pratica e preghiera costante. Nel mio terzo viaggio in America invece ho conosciuto il produttore di Whitney Houston, e insieme anche al mio caro e compianto amico Clarence Clemons, leggendario sassofonista di Bruce Springsteen, ci siamo avvicinati ad una sorta di Induismo seguendo una ricerca inculcata dal nostro Guru Sri Chinmoy. Una esperienza incredibile dove si andava oltre la definizione della fede, dove il silenzio diventava una forma di costrizione dello stato di coscienza. Dopo la morte prematura di mia moglie Maria, mi sono invece allontanato da questa dimensione, non credevo più a nulla. E incarnando il dolore cominciai a praticare il rosario, quasi come mantra prima, e come preghiera di azione dopo. Oggi mi sento un cristiano in cammino, in movimento.   

MESCALINA: In occasione dell’uscita dell’album Easy, dove si esaltava un incontro/duetto con Randy Crawford, una importante casa discografica ti ha definito “artista ingestibile” perché in quella occasione, ti sei rifiutato di partecipare al Festival di Sanremo. A distanza di vent’anni, oggi parteciperesti al Festival della Canzone Italiana?   
ENZO AVITABILE:
Si certo, come avrei voluto partecipare anche in quella occasione. Ti ringrazio per questa occasione che mi dai, essendo il primo che mi fa questa domanda, e approfitto per chiarire questo equivoco. Io non ho mai detto che non volevo partecipare a Sanremo come principio assoluto. Io ho detto invece che non avrei partecipato a Sanremo con una musica che non era mia, e che non mi rappresentava. Dunque se qualcuno mi chiede di fare un pezzo per andare a Sanremo, io non ci andrò mai, perché non so farlo. Non è il teatro che fa la commedia. Rifiutai in quella occasione di fare Sanremo perché la casa discografica mi chiese di scrivere un pezzo secondo le regolette. Pertanto se un giorno potessi andare con la mia musica, non ci sarebbe nessun problema, anzi per me sarebbe una ulteriore apertura del mio messaggio.

MESCALINA: Ti vedremo allora il prossimo 14 Febbraio in prima serata a Rai Uno sul palco dell’Ariston? 
ENZO AVITABILE: [ndr: Abbozzando un sorriso mi da del para gluteo in napoletano stretto]

MESCALINA: Ultima domanda. Trenta tre anni di carriera, gli stessi del messia di Nazareth, diciotto dischi prodotti, due Targhe Tenco, Premio Amnesty e Ambasciatore Unicef, migliaia di concerti solcando i palchi dei più importanti Festival del mondo, una lista infinita di premi e nomination, una cattedra universitaria come docente di World Music, un docu-Film sulla tua vita girato dal Premio Oscar Jonathan Demme, presentato alla Mostra del Cinema di Venezia e uscito nelle sale americane. Alla soglia dei sessant’anni cosa manca ancora ad Enzo Avitabile? E cosa noi dobbiamo ancora aspettarci?  
ENZO AVITABILE:
Io ho un unico desiderio: fare le cose per come le sento, fino alla fine dei miei giorni. Per i miei sessant’anni, per ringraziarti di questa bella intervista, ti regalo una anteprima: uscirà un nuovo disco, con un nuovo messaggio e un nuovo percorso.  Ma grazie al mio grande Produttore Andrea Aragosa, che tu conosci molto bene da diversi anni, uscirà probabilmente anche una raccolta celebrativa di tutti i miei dischi dal 1982 ad oggi. Grazie assai!!!

Link:
http://www.enzoavitabile.it/ 
https://www.facebook.com/pages/Enzo-Avitabile-Official/215660015156619?fref=ts

 

Si ringraziano Enzo Avitabile, il produttore Andrea Aragosa e Mario Aragosa per l’ufficio stampa 

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