Ilaria Viola

Ilaria Viola

Se nascevo femmina...invece nata donna sono pienamente me stessa


27/06/2019 - di Arianna Marsico
Ilaria Viola con "Se nascevo femmina" ha realizzato un disco duro, variegato musicalmente e fortemente femminista. Abbiamo fatto una chiacchierata con la diretta interessata, per scoprire da dove sia scaturita una forza espressiva così impattante.
Mescalina: La prima cosa che colpisce è lo strappo sonoro rispetto al precedente Giochi di parole. Cosa ti ha portata a distaccarti così tanto dalla tua formazione jazzistica?

Ilaria: Uno non si distacca mai dalla propria formazione. Al massimo la metabolizza, la fa sua, entra a far parte del suo vocabolario. In effetti non ho mai pensato di diventare una Jazzista nel senso più tradizionale del termine, almeno per il momento, ho cercato di imparare l’arte e metterla da parte.

Mescalina: Come è nata la collaborazione con Lucio Leoni, sia alla produzione artistica che in Bamboombeto? E cosa pensi ti abbia lasciato?

Ilaria: Ho conosciuto Lucio circa 15 anni fa. Era il fonico di un progetto di musica e teatro del quale facevo parte come cantante. In seguito siamo diventati amici. Nel mio percorso di cantautrice lui è stato fondamentale. E non tanto per lo zampino pratico che ha messo in questo disco, bensì più nella strada fatta per arrivare a scriverlo. Un’agonia. Io ero quella che ha studiato tantissimo, chiusa nella gabbia di cristallo di manierismi accademici e ormai mi sentivo stretta ma non sapevo come fare. Ecco. Poi arriva un amico tuo, Lucio appunto, che te guarda e te fa: “ma che stai a ffa là ddentro deficiente” (sono sicura che potete percepirne la prosodia) e mi riempie di cose da ascoltare, mi convince anche a sentire anche dischi brutti brutti, a mio avviso, per capire che cosa stava succedendo nel mondo musicale contemporaneo, e poi mi consiglia di dire la verità con la musica. Il risultato è stato che mi sono fatta esplodere e ho scritto Se nascevo femmina.

Mescalina: Ascoltando Se nascevo femmina il definirti “Un utero secco” è un’immagine fortissima contro lo stereotipo della donna incubatrice. Puoi raccontarci come l’hai scelta e come è nato tutto il brano? Sembra essere stato scritto in contemporanea con La Via Di mezzo

Ilaria: Pranzo di pasqua con tutte le mie cugine che avevano figliato. Dopo interi discorsi che cercavo di evitare come in un’interrogazione al liceo quando ti fanno la domanda a cui non sai rispondere e cerchi di deviare l’argomento, esce la frase che ti fa venire l’istinto omicida: non sarai mai una donna completa finché non sarai mamma. Ecco sono pacifica e l’omicidio non l’ho messo in conto, anche perché alle mie cugine voglio bene. Però il vomito e l’arrabbiatura che ho provato in quel momento dovevano pur trovare una valvola di sfogo.

Mescalina: Brani come Per mezz’ora e Mulini a Vento sembrano avere un sapore autobiografico o è solo un’impressione?

Ilaria: I brani dell’album sono tutti autobiografici

Mescalina: Cosa vorresti che questo tuo disco regalasse a ogni donna che lo ascolta?

Ilaria:  A ogni persona che lo ascolta io vorrei regalare un po’ di coraggio e consapevolezza. Uno sguardo a un futuro di ribellione a tutti gli stereotipi che la società coercitiva cerca di imporci in modo ormai troppo sfacciato e sottovalutante.

Mescalina: Grazie da parte di tutta la redazione di Mescalina e dei nostri lettori.

Ilaria: Grazie a voi per aver avuto la curiosità di voler capire cosa c’è sotto.

 

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