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Intervista Scraps Orchestra - Effetto seppia
Scraps Orchestra

Scraps Orchestra

Effetto seppia


24/02/2008 - di Christian Verzeletti

      
  Effetto seppia
      Intervista SCRAPS ORCHESTRA

Abbiamo raggiunto Stefano Boccafoglia, voce, mente, piano ed organetti della Scraps Orchestra.
Trattandosi di una formazione tanto numerosa quanto aperta, e soprattutto di un disco come l'ultimo "Nero di seppia" tanto ricco, non potevamo lasciarci sfuggire l'occasione di andare a fondo di più argomenti. Giusto per far luce sugli aspetti più importanti contenuti nelle canzoni.


Mescalina: Stefano, partiamo dal titolo, che è la prima cosa che si trova di fronte chi si avvicina al vostro disco: un riferimento ai tempi bui che viviamo?
Stefano Boccafoglia: Ovviamente sì. "Mala tempora", nonostante i tentativi e gli sforzi che chi di dovere sta facendo per farci credere che un po' di luce ancora c'è … in vendita a basso costo!

Mescalina: In questo senso allora vanno interpretati anche il nero della copertina e l'immagine di quella televisione prima spenta e poi rotta?
Stefano Boccafoglia: Beh sì, il nero, l'inchiostro che la seppia produce quando si sente attaccata e in pericolo è un'arma cristallina, puntuale, diabolica ... la televisione in Italia (ma credo in buona parte del mondo) rappresenta il veicolo più diretto e subdolo per alimentare questo buio che ci circonda. Non sto dicendo cose nuove o rivoluzionarie, ovviamente; tra l'altro, un po' di tempo fa, qualcuno come Mario Schifano o Pier Paolo Pasolini, e non furono i soli, capì e interpretò al meglio il disagio che questo "nuovo" elettrodomestico avrebbe potuto produrre nell'immediato e nel tempo. E sto parlando di alcuni decenni fa. L'immagine scura della copertina rimanda anche ad una sorta di scatola nera, un taccuino virtuale sul mondo. Forse non è necessario cambiare il proprio modo di essere e di sentire, ma basta trovare una posizione idonea per sistemarsi davanti ad un video ... magari anche se rotto!

Mescalina: Un modo per dichiarare il bisogno di una comunicazione che sia più chiara, più sincera, senza filtri o interessi?

Stefano Boccafoglia: La risposta dovrebbe essere nuovamente sì; ma sappiamo tutti, scevri da ogni possibile utopia, che questo gioco perverso e malinconico che si è innescato è difficilmente arginabile.

Mescalina: Il tema del disco mi sembra comunque questo estremo disagio di fronte all'oscuramento della verità, della storia, no?
Stefano Boccafoglia: Dici bene. La storia dovrebbe perlomeno restituirci, se non la verità, quantomeno la dignità; e se non la dignità, perlomeno il decoro. Ma questo non avviene e, per chi lo avverte, il disagio è assicurato. Tendiamo, nel concepire un lavoro, a recuperare episodi della nostra storia che in qualche modo possano aprire piccoli pertugi, oggi, sul nostro modo di vivere e di pensare.

Mescalina: Alcuni dei brani più significativi a questo proposito credo siano "Dodicidicembre", "Da casello a casello" e "Bagnasciuga": ognuno di questi affronta un momento di buio nella storia del nostro paese … ce ne parli?

Stefano Boccafoglia: "Dodicidicembre", è il nostro dodici dicembre, tutto italiano, del 1969. In quel giorno di quasi Natale, alla Banca Nazionale dell'Agricoltura di Milano esplose una bomba, mentre fuori, per le strade si cominciava a sentire odore di zolfo. Fu un periodo cardine della nostra storia, un triste incipit per una stagione che fu definita in seguito "della tensione". Nei miei ricordi di ragazzino, gli attentati, le stragi, la protesta, anche e soprattutto violenta e sguaiata, hanno un posto ben preciso. Il dopo, l'immediato dopo, fu un atto di articolato depistaggio, una macchina che si mise in moto, fagocitando il male e il bene di quel periodo e trasformandolo in qualcosa di impalpabile, subdolo, obliquo. Uno dei superstiti di quell'attentato fu un ragazzino che, riuscì sì a salvarsi ma sfortunatamente perse una gamba; ho preso spunto da quella mutilazione per raccontarne, se possibile, altre.
"Da casello a casello" nasce da una recente collaborazione con Nando Dalla Chiesa, in seno alla presentazione dei suoi libri che parlano di mafia. Ho cercato di spostare la telecamera, andando a vedere con gli occhi di chi aveva compiuto l'attentato di Capaci, quali fossero i sentimenti di chi, schiacciando il bottone di un telecomando (la tv torna sempre a galla), ci aveva privato della forza silenziosa, caparbia, impermeabile della ricerca della verità. Lo Stato fu una volta ancora e di più, latitante, sfuggente, tangente. Dopo poco, infatti, toccò a Borsellino la medesima sorte.
"Bagnasciuga" è quello che io considero un atto d'amore, forse tra i più sentiti che sia mai riuscito ad imbastire. Un atto dovuto, a mio avviso, nei confronti forse dell'ultimo sguardo limpido, disincantato, alto e sincero sul "modo" di intendere la vita, una vita fatta per capire la vita degli altri. Sto parlando di Pier Paolo Pasolini sul quale non posso ovviamente aggiungere molto altro (bisognerebbe avere le carte in regola per farlo), ma nei confronti del quale mi sento di esprimere una considerazione: la civiltà di un popolo e in quanto tale, di un'entità sociale alla quale attribuiamo, molto generosamente, la valenza di "Stato", credo si misuri anche nella capacità e nell'onestà di considerare il proprio passato e gli attori, positivi e negativi, del proprio passato come una forza pura da cui capire, interpretare e, se possibile, attingere per essere base solida su cui costruire le fondamenta da cui poter procedere. Credo che la considerazione che gode la figura di Pier Paolo Pasolini oggi sia il miglior specchio di questa che il grande De Andrè definiva "la cosiddetta società civile".

Mescalina: Raccontami del tour con lo scrittore Nando Dalla Chiesa, un esperto in "materia oscura": che tipo di esperienza è stata?
Stefano Boccafoglia: Un'esperienza molto appagante. Nando Dalla Chiesa, prima di essere scrittore, professore, uomo politico, è una Persona, con la famosa P maiuscola. Una persona squisita ed estremamente disponibile, che riesce a vedere molto oltre quelle che sono le piccolezze di un mondo scivoloso come il nostro, e nel contempo capace di penentrare a fondo i problemi, di affrontarli con la serietà e la completezza che gli sono propri. Lavorare con lui è stato molto stimolante. Conoscerlo e frequentarlo, un grande privilegio, oltre che un piacere, ovviamente.

Mescalina: So che dal vivo suonate "Lifting", pezzo satira sul Berlusca, seguito da "Viva l'Italia": l'ironia è una delle armi per uscire dal buio?
Stefano Boccafoglia: L'ironia dovrebbe essere o potrebbe essere, l'ultima nostra arma a disposizione; il sorriso che seppellirà! Sì, dal vivo le due canzoni sono consequenziali, due omaggi, l'uno all'anomalia della nostra gestione politica, anche se come spesso capita il soggetto è solo uno spunto ... nella canzone poi non si fanno nomi e cognomi per cui è una tua libera interpretazione dei fatti ... e l'altro ad un cantautore che amo, Francesco De Gregori, che ben prima, e sicuramente meglio, di me, ha saputo fotografare con leggera pesantezza il disfacimento fisico ed intellettuale di una nazione.

Mescalina: A ulteriore conferma poi della vostra sensibilità c'è anche il fatto che il ricavato delle vendite del cd andrà ad una comunità per disabili, cioè ad altri "oscurati" dalla nostra società …
Stefano Boccafoglia: Assolutamente sì, anche se mi piacerebbe che questa che tu definisci "sensibilità" fosse un sentore e sentire comune, dettato da una prassi consolidata. Prendersi cura, avere cura, è, o dovrebbe essere, il perno per alzare il tasso di civiltà di un popolo. Avere pari considerazione dell'altro, non di "un altro" in quanto diverso, dovrebbe essere il motore degli sforzi di chi si occupa, a vari livelli, del sociale. Molto spesso, troppo spesso, così non è.

Mescalina: A proposito di oscurantismo, come molte cose nel nostro paese si potrebbe definire tale anche il sistema musicale che porta alla luce solo ciò che corrisponde ai suoi interessi (economici) …
Stefano Boccafoglia: Beh, posso solo fare supposizioni ... ma potrei riproporre un "io so ma non ho le prove" Pasoliniano. Forse parlare di oscurantismo è un po' esagerato; è vero però che un certo tipo di musica fatica ad essere proposta e di conseguenza, ad essere conosciuta e ascoltata. Ma gran parte di questo processo è anche dovuto ad una mancanza di curiosità da parte dell'ascoltatore medio che, in quanto tale, non vuole essere solleticato o disturbato più del dovuto ... non stimolato da alcuna curiosità, non va alla ricerca di proposte alternative. L'ascoltatore medio ...

Mescalina: Logico che voi usciate per Il Manifesto? Ma vi sentite un po' "oscurati"?
Stefano Boccafoglia: Non so quanto logico, i nostri lavori non sono di per sè progetti politici, quindi per forza succubi di un'etichetta o dettati da un credo ideologico. Credo lo diventino nel momento in cui trattiamo temi sociali, parlando delle esigenze della gente, del loro vivere quotidiano. Penso che questa sia, ultimamente, un'esigenza molto ... sentita! Da questo punto di vista il Manifesto rappresenta un approdo ideale da cui partire. Non ci sentiamo oscurati, siamo un fenomeno infinitesimale, di fronte ai grandi eventi di massa. A volte possiamo avvertire una specie di "disagio" da parte degli ascoltatori, che può manifestarsi anche come una specie di avversione ad un certo tipo di musica ... ma è più una questione di allenamento!

Mescalina: Già dal nome "Scraps" mi sembrati predisposti a vivere ai margini e dei margini … "Orchestra" immagino poi sia pronunciato con l'accento iniziale diversamente dalle troppe e troppo facili orchestre e orchestrine italiane …
Stefano Boccafoglia: "Scraps" vuol dire rottami, ritagli ... quelli che secondo noi potevano essere riciclati, ricondizionati e diventare musica. Il suono del mondo che ascoltavamo, era musica, ma non ci siamo mai sentiti veramente parte di una periferia nè psicologica nè fisica; siamo sempre, però, andati ad esplorarla, in quanto luogo affascinante dell'anima e non solo! E per quanto riguarda l'Orchestra, che, come dici giustamente, si pronuncia con l'accento sulla "O", è perchè l'unione di più stili e strumenti, a fiato, a corda e percussivi ci ha ricordato subito e da sempre l'essenza di un ensamble riconducibile ad un assieme orchestrale. Un discorso un po' autoironico senza nessun tipo di pregiudizio o di giudizio nei confronti delle svariate orchestre (quelle vere) che popolano il panorama italiano della musica, che per altro io guardo con profondo interesse e per certi versi ammirazione.

Mescalina: A questo proposito voi musicalmente prendete dal cantautorato, dal jazz, dal blues, dal folk, dal teatro e dalla commedia dell'arte … si sente dagli arrangiamenti ma anche dal tuo modo di cantare, spesso parlato, se non recitato: hai una formazione teatrale?











Foto di
Paolo Bernini e Paolo Soriani
Stefano Boccafoglia: Non ho una vera formazione teatrale, anche se ho frequentato l'ambiente assiduamente in gioventù, accovacciato dietro le quinte. Un'esperienza molto formativa che ha sicuramente messo qualche seme, per certi versi, germogliato appieno. Confesso che su un palcoscenico, qualunque esso sia, mi sento a casa, senza che questo dia vita obbligatoriamente al fatto di saperci stare adeguatamente ...

Mescalina: In ogni caso hai un rapporto molto vivace e dialettico con le parole: "c'è un modo per dire le cose senza farsi capire" canti in "Camera con svista" …

Stefano Boccafoglia: Diciamo che ho un buon rapporto con la lingua italiana: mi piace giocarci, quando possibile. La nostra lingua è un bellissimo idioma che ci permette di sintetizzare ed esprimere concetti come nessun'altro al mondo, credo. Denuncio purtroppo una disabitudine a confrontarsi con determinati termini, per cui, il più delle volte, raccolgo una produzione indirizzata, in massima parte, verso un ascolto cosiddetto "easy", in cui la riproducibilità radiofonica la fa da padrone e dove, quando si raccolgono più di due, tre concetti si urla al capolavoro. Sarei curioso di sentire le parole di De Andrè a proposito ...

Mescalina: Non sei l'unico a provare questa nostalgia … Comunque una delle vostre caratteristiche è quella di far emergere un nuovo senso dalla crosta della realtà e dallo strato di cui sono costituite le canzoni …
Stefano Boccafoglia: Diciamo che ci stiamo provando ... non siamo gli unici, fortunatamente!

Mescalina: Musicalmente parlando avete una costituzione popolare da cui emergono arrangiamenti ricercati quasi cameristici: da una parte chitarre acustiche, mandolino, fisarmonica e dall'altra clarinetto, violino, violoncello e sax. In questo disco poi utilizzate anche un banjo turco, un organo lituano, un mandolino lombardo, un marranzanu …
Stefano Boccafoglia: Questi strumenti, dai nomi a volte altisonanti ed esotici, sono oggetti che ritroviamo girando per mercatini delle pulci, quindi testimonianze che qualcuno ha deputato essere giunte ad un qualche capolinea. Ci piace ridare loro una voce, ci sembra che questa possa essere più "vera". Personalmente sono molto affezionato ai miei organetti, strumenti poveri, lontani dalla tecnologia anonima e perfetta che pervade le sale d'incisione oggi. Qualche nota è stonata, si sente gemere il legno di qualche tasto, ma ci si accorge anche del loro respiro e questo è quello che conta.

Mescalina: Tra gli ospiti avete Fausto Mesolella e Paolo Fresu, due musicisti che sanno essere tanto popolari quanto ricercati … si può dire che hanno portato una nuova luce al disco?
Stefano Boccafoglia: Beh, devo dire che non eravamo obbligatoriamente alla ricerca di una nuova luce, anche se sono sicuro che il loro apporto qualche squarcio l'abbia prodotto. A noi piace "collaborare", mettere in comune le esperienze. Con lo scorso lavoro l'avevamo fatto con Lella Costa, Dario Fo, Alda Merini, in questo abbiamo avuto la fortuna di incontrare due persone, e ripeto persone, prima che musicisti, straordinarie. Siamo veramente rimasti folgorati e catturati dall'altezza del loro essere uomini, attenti, puntuali, sensibili, pronti. Tutto questo non può non decantare nelle cose che hanno prodotto nel disco ... provare per credere. Difficilmente riusciremo a ringraziarli dovutamente per cui spero mi permetterai di farlo ora, pubblicamente.

Mescalina: Certo, anche perchè per concludere, bisogna dire che "Nero di seppia" non è affatto un disco buio, anzi, è molto colorato, no?
Stefano Boccafoglia: Credo sia il meno buio della nostra decennale produzione: ci sono tragedia, commedia e tragicommedia. Ora però bisognerebbe cercare di avere una visione abbastanza univoca su cosa si intende per "buio" ... ma questa è tutta un'altra questione.
Mescalina: Che lasciamo ai lettori di Mescalina e al vostro disco!