Cristallo

interviste

Cristallo Una casa di vetro e una bellezza tagliente

22/07/2020 di Ambrosia J. S. Imbornone

#Cristallo#Italiana#Alternative

Abbiamo parlato con Francesca Pizzo, ex Melampus, delle sue nuove canzoni in italiano come Cristallo, moniker che esprime alla perfezione la bellezza apparentemente limpida, ma in realtà anche ambivalente e tagliente. Ci siamo concentrati anche e soprattutto sul suo ultimo singolo, Casa di vetro, luogo in cui si immagina ciò che non si vede, spazio in cui rifugiarsi, ma in cui non bisogna rinchiudersi, come a volte in quest'epoca può succedere tra paure e vite sempre più virtuali.
Francesca Pizzo, che abbiamo apprezzato fino al 2016 nel duo Melampus, è tornata con alcuni singoli in italiano per Blackcandy a nome Cristallo, che anticipano l’uscita di un disco in autunno e mostrano sonorità accattivanti, all’insegna dei synth e di una bellezza apparentemente limpida, ma in realtà ambivalente, a cui è facile ricollegare anche lo pseudonimo della cantautrice, connesso anche alla sua passione in per le pietre dure. Vetro e cristallo sono infatti trasparenti, ma anche taglienti, così come le sonorità di Francesca appaiono fresche, ma sono anche sinuose, fascinose, più pensose e sfumate di come potrebbe sembrare qualche ritornello in prima battuta. “Resto qui da sola a riflettere come vetro trasparente”, canta Cristallo d’altronde nei primi versi di Cosa c’è: il cristallo è anche quindi superficie riflettente, che non si lascia solo attraversare dalla luce; il vetro non è allora così terso e cristallino, ma è appannato da pensieri, ambiguità, desideri. Sta a noi svelarli immergendoci nella musica della cantautrice. Il suo ultimo singolo di Cristallo in ordine di tempo è Casa di vetro, così presentato:

Il nuovo brano di Cristallo – benché scritto prima di questo delicato e singolare momento storico – sembra la metafora perfetta delle sensazioni esperite negli ultimi tempi da ognuno di noi: ci siamo sentiti distanti, isolati, circondati da pareti trasparenti attraverso cui guardare il mondo, cercare una connessione con esso e su cui a volte, come fossero specchi, vedere chiaramente la nostra immagine riflessa. Una casa di vetro può essere fonte di rassicurazione, di una pace quasi onirica, ma può generare anche solitudine e malessere, paura e sconforto.

Abbiamo fatto una chiacchierata con Francesca sulle sue nuove canzoni, sul rapporto con le pareti domestiche al centro del video di Casa di vetro, che possono essere rifugio, ma anche prigione di cristallo in cui ci si può auto-rinchiudere perdendo i contatti con l’esterno e su tanto altro.

Mescalina: Ciao Francesca! Parto da una domanda multipla, per così dire, ma fondamentale, per inquadrare il tuo presente musicale. Com’è nata l’esigenza di un progetto nuovo, con testi in italiano? Hai sentito la necessità di esplorare altre strade musicali? Le tue nuove canzoni, almeno stando ai tre singoli pubblicati dalla seconda metà del 2019 ad oggi, suonano fresche, eteree e accattivanti, giocando carte diverse dalle sonorità sognanti e quasi sacrali dei Melampus, ma anche dall’EP Cristallo del 2017, dai suoni più cupi e ipnotici. Nel 2018 avevi aperto tre date dei Baustelle (a Firenze, dove vi ho visti anche io, Milano e Roma) sempre con Angelo Gelo Casarrubia, con cui appunto sei stata nel duo Melampus dal 2011 al 2016: ora Cristallo è proprio un progetto solista?

Cristallo: Ciao Ambrosia, che bello trovarci qui! Il passaggio dall'inglese all'italiano è stato un piccolo indispensabile trauma, per me. L'inglese non mi permetteva di esprimere i concetti in modo del tutto spontaneo. Credo che il linguaggio dica molte cose di noi. In più ho intuito che lavorare nella mia lingua avrebbe spostato gli equilibri di tutto il suono, portandomi a qualcosa di molto diverso rispetto al passato. Ho deciso di non oppormi e ho dovuto prendere delle scelte, decidere di aderire completamente al nuovo percorso. Questo ha portato al passaggio dalla dimensione di duo a quella solista. 

Mescalina: Il tuo ultimo singolo, Casa di vetro, è stata scritta prima del lockdown, ma in qualche modo oggi sembra incarnare la necessità e la volontà di distanze, di rintanarsi in un luogo più mentale che fisico da cui osservare gli altri senza esserne toccati, senza “sporcarsi” e compromettersi con la realtà. Nei versi della canzone ciò che è fuori viene seguito con lo sguardo e immaginato dalla propria comfort zone, senza rischi: non si percorrono le strade, ma si immagina dove possano portare. Nel video ideato e diretto da Giuseppe Lanno, la protezione che questo spazio immaginario diventa quella di più strati di vestiti, di tante scarpe, persino di una miriade di verdure che, tagliate, diventano foglie che coprono gli occhi. Siamo in un momento storico in cui si tende troppo spesso a interagire con il mondo senza mettersi in gioco, cercando amori e amicizie, cibo e oggetti comodamente sul divano davanti a uno schermo, da cui si scrive e giudica il mondo? Forse non avevamo neanche bisogno della “sindrome della capanna” post-lockdown…

Cristallo: Il video di Casa di vetro è stato totalmente ideato e realizzato da Giuseppe dopo avere ascoltato il brano. Le riprese sono state fatte nei primissimi giorni della famosa fase due in casa mia e raccontano di quel rapporto complesso che si è sviluppato nelle settimane di isolamento tra noi e i nostri appartamenti. Facciamo parte, credo di potere parlare al plurale qui, di quella categoria privilegiata che si è potuta permettere di restare in casa, mentre molti altri hanno continuato a recarsi sul posto di lavoro perché costretti a farlo. Il brano e il videoclip suggeriscono che questa dimensione di distacco alla quale siamo ormai addestrati può comportare dei rischi. Si può arrivare a sentirsi ospiti in casa propria. La casa può diventare assoluta protagonista e privarci di quella presunta libertà a cui teniamo tanto. Io stessa mi definisco un animale domestico, ma mi rendo conto che perdere il contatto con gli altri, in questo momento storico, è facile e dannoso.

Mescalina: Com’è nata l’idea di quest’immagine della casa di vetro? 

Cristallo: È un luogo immaginario. Se mi chiedi come vorrei che fosse la mia casa, potendola progettare la vorrei quasi tutta di vetro, immersa nella natura. Credo rappresenti per me il simbolo di un rifugio luminoso, un luogo che possa proteggere mantenendomi in contatto con l'esterno. Oltre a questo, quando mi trovo a scrivere canzoni cerco di creare questa stessa dimensione, in equilibrio tra distanza e relazione.

Mescalina: In questo titolo c’è il vetro, nel tuo moniker il cristallo…Come hai scelto questo pseudonimo? Mi sembra comunque adeguato alla bellezza tagliente, limpida, ma anche ambivalente, dei suoni delle tue canzoni, con sinth trasparenti, ma anche dai riflessi talora più scuri. Non mancano infatti piccole ombre malinconiche a sfumare di inquietudine la luce di questi brani…

Cristallo: Come ti accennavo prima, il linguaggio dice molto di noi. Quello che trovi nei testi è ...un riflesso. Di ciò che ho pensato, vissuto nei mesi scorsi. Il nome Cristallo ha a che fare con la mia passione per le pietre dure e gioca sull'ambiguità con la materia vetrosa. L'ambivalenza, come dici tu, è una forte caratteristica emersa durante tutto il lavoro di scrittura, arrangiamento e registrazione dei brani. Sono felice che tu l'abbia notata.

Mescalina: “Io la notte torno ad essere una falena”, canti in Falena: come hai pensato di identificarti con una farfalla notturna? Sembrerebbe appunto un modo un manifesto di un’identità sfaccettata che comprende appunto anche un buio setoso e fascinoso…
 
Cristallo: Ho scritto il testo di Falena mentre accennavo gli accordi alla chitarra, era notte. A essere onesti, non ho pensato a niente mentre appuntavo le parole. La mattina dopo ho ascoltato la registrazione sul mio cellulare e ho pensato che quando ci si innamora si cerca di uscire da un'ombra per raggiungere la luce. Come una falena.

Mescalina: Si parla spesso di sessismo nella musica: come artista hai mai avuto l’impressione di essere sottovalutata solo perché donna? Te lo chiedo, perché vediamo ancora spesso festival e playlist in cui predominano artisti uomini e forse non se ne parla mai abbastanza, per cercare di abbattere le barriere delle discriminazioni di genere…

Cristallo: Ho subito molte volte atteggiamenti sessisti da parte di addetti ai lavori e non solo. Posso dire che il mestiere del musicista indipendente è durissimo. Per anni ho caricato e scaricato il furgone, guidato per ore, aspettato nei locali orari improbabili per esibirmi, a volte davanti a pochissime persone, sono rimasta fino a tardi a chiacchierare con loro, ho dormito tre ore e ho ripreso a guidare per raggiungere il locale successivo. Una donna che fa tutto questo, lo fa per passione e merita più rispetto di un uomo.

Mescalina: Quali sono gli ascolti che senti più vicini a te in questo periodo? Che influenze citeresti per le tue nuove canzoni? Che album stai ascoltando più spesso di recente?

Cristallo: In questo momento mi sono appassionata a Thao and The get down stay down. Durante la stesura dei brani nuovi ho ascoltato allo sfinimento Billie Eilish e Self Esteem. Mi interessa indagare il cantautorato femminile contemporaneo. E smettiamola di dire che tra donne e uomini non c'è differenza. Ce n'è molta, e va rispettata.

Mescalina: Quando uscirà il primo disco di Cristallo? 

Cristallo: Uscirà in autunno e io sto contando i giorni.

Biografia

Cristallo, nome d’arte di Francesca Pizzo, è una cantautrice che vive a Bologna. Dal 2011 al 2016 suona nel duo Melampus con cui pubblica tre dischi che porta dal vivo coi relativi tour in tutta Italia. Nel 2017 viene scelta dai Baustelle per l’immagine di copertina di L’amore e la violenza. Nel 2018 compare nella copertina di L’amore e la violenza II. Con il suo nuovo progetto musicale, Cristallo apre tre date del tour estivo dei Baustelle. Nella seconda metà del 2019, Cristallo pubblica i brani Cosa c’è e Falena, entrambi firmati Blackcandy Produzioni. L’ultimo inedito dal titolo Casa di Vetro è uscito sulle piattaforme digitali lo scorso 22 maggio ed è in rotazione radiofonica dal 5 giugno.

 
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